Non è solo l’Arno che fa paura

Redazione Nove da Firenze

All’approssimarsi del sessantesimo anniversario della drammatica alluvione del 4 novembre 1966, torniamo a interrogarci sulla fragilità del proprio suolo. Quella tragedia segnò uno spartiacque storico, dando impulso alla nascita della moderna Protezione Civile e all'ingegnerizzazione dei grandi corsi d'acqua. Tuttavia, i devastanti eventi meteorologici del tardo 2023 in Toscana e nell'area metropolitana fiorentina hanno spazzato via ogni certezza residua, rivelando un paradosso inquietante: se da un lato i grandi fiumi sono oggi più controllati, dall'altro la crisi climatica e l'impatto antropico hanno radicalmente mutato la natura del rischio idrogeologico.

Decenni di interventi infrastrutturali sul bacino principale dell'Arno consentono oggi di guardare con relativo ottimismo alla tenuta del fiume in occasione di piene straordinarie. L'abbassamento delle platee di Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita, la realizzazione e il potenziamento delle casse di espansione nel Valdarno e sulla Sieve, il sopralzo della diga di Levane, l'adozione di panconi mobili sulle spallette fiorentine e la gestione strategica dell'invaso di Bilancino costituiscono una rete difensiva imponente. Se a questo si aggiungono la precisione dei moderni sistemi di monitoraggio e previsione e una superiore consapevolezza pubblica, il rischio di un evento disastroso analogo a quello del 1966 sul corso principale risulta significativamente ridotto.

Mentre le attenzioni storiche si sono concentrate sull'asta principale del fiume, la crisi climatica ha però spostato la minaccia altrove. Il riscaldamento globale manifesta i suoi effetti attraverso precipitazioni estreme, brevi e violentemente concentrate su porzioni di territorio ristrette. Questa trasformazione ha trasferito l'epicentro della fragilità verso i bacini minori e secondari. Concentrare risorse ed energie esclusivamente sui grandi argini fluviali crea una pericolosa illusione di sicurezza: i reticoli secondari, i torrenti e i fossi minori soffrono infatti di una cronica carenza di sistemi di monitoraggio continuo e di manutenzione ordinaria, trasformandosi in vere e proprie bombe a orologeria durante i nubifragi improvvisi.

A chiarire questa complessa dinamica è Luca Solari, consigliere dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze ed esperto di ingegneria idraulica: "Un evento come l'alluvione sappiamo che potrebbe ripetersi, ma dobbiamo fare i conti anche con eventi piovosi che hanno caratteristiche diverse dal passato: fenomeni più concentrati e intensi, che mettono in criticità i cosiddetti bacini minori e secondari."

La sicurezza idraulica non si esaurisce nelle formule dei modelli idrologici né nella stesa del cemento sugli argini: essa affonda le sue radici nella tenuta democratica e nel rispetto della legalità. Nel dibattito sulla prevenzione emerge con forza la denuncia di Mimma Dardano, presidente dell'associazione per la legalità il Gomitolo, la quale evidenzia come la gestione dei soccorsi, la ricostruzione e persino le fasi preliminari di messa in sicurezza rischino sistematicamente di essere corrose da infiltrazioni criminali volte a drenare le risorse pubbliche destinate alla tutela della collettività.

Nelle parole di Mimma Dardano, il contrasto ai reati ambientali e urbanistici diventa la pietra angolare della prevenzione: "Per questo la cultura della legalità è una forma di Protezione Civile fondamentale, che serve a far crescere nel Paese la consapevolezza nei confronti dei fenomeni distorti di infiltrazione che finiscono per corrodere dall'interno la macchina dei soccorsi, delle ricostruzioni, e prima ancora della prevenzione attraverso le necessarie opere di salvaguardia."

Nessuna opera ingegneristica calata dall'alto può garantire la tenuta di un territorio se le comunità locali sono disconnesse dai propri corsi d'acqua. Superando la logica verticistica del passato, i Contratti di fiume ideati e promossi dai Consorzi di bonifica riuniti in ANBI Toscana rappresentano un modello avanzato di governance partecipativa e responsabilità condivisa. Nel comprensorio del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno sono stati coordinati quattro percorsi emblematici:

Attorno a questi tavoli si raduna una rete eterogenea composta da Regione Toscana, Comuni, Autorità di bacino, Anci Toscana, ordini professionali, associazioni ambientali, scuole di ogni ordine e grado e liberi cittadini. Come rimarcato da Ilaria Nieri, consulente per i Contratti di fiume del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, l'obiettivo è affrontare le emergenze climatiche con una visione d'insieme che includa la mitigazione del rischio, la riqualificazione ecologica e l'implementazione di sistemi di recupero dell'acqua per l'irrigazione, risorsa fondamentale per il comparto agricolo in tempi di forte instabilità meteo.

Sull'importanza di questo coinvolgimento dal basso si esprime Maurizio Ventavoli, presidente del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno e delegato ANBI Toscana per i Contratti di fiume: "Coinvolgere le persone che vivono il territorio, dalle associazioni alle scuole fino ai singoli cittadini, significa poter individuare le criticità e i possibili miglioramenti in materia di sicurezza idraulica, ma anche raccogliere idee e proposte da sviluppare sui nostri corsi d’acqua."

A seguito degli eventi meteorologici estremi di ottobre e novembre 2023, la risposta istituzionale ha segnato un importante cambio di marcia strategico. Il Dipartimento nazionale della Protezione Civile ha destinato 19,25 milioni di euro alla sola provincia di Firenze, nell'ambito di un piano complessivo di 121 milioni di euro distribuito sull'intero territorio regionale toscano.

Come sottolineato dal sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika, la nuova linea d'azione supera la logica dei finanziamenti generici o frammentati per concentrare le risorse mediante interventi chirurgici ad alta precisione, intervenendo con determinazione "dove il territorio ha dimostrato di essere più fragile".

L'allocazione delle risorse finanziarie prevede l'apertura immediata di cantieri strategici articolati in specifiche opere arginali, adeguamenti infrastrutturali e aree di laminazione:

Fare memoria del 4 novembre 1966 non può ridursi a un rituale commemorativo né a una sterile concessione alla nostalgia. La lezione del passato trova la sua vera attuazione solo quando la memoria si trasforma in azione quotidiana, pianificazione rigorosa e sorveglianza costante delle aste fluviali minori.

Un’analisi ribadita con nettezza da Claudia Nati, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, secondo cui l'unica strada percorribile risiede nel "trasformare quell’esperienza in una strategia continuativa per costruire un territorio più sicuro e resiliente". Proteggere il bacino idrogeologico significa difendere il tessuto economico, l'incolumità delle famiglie, l'efficienza dei servizi essenziali e un patrimonio storico-culturale unico al mondo.

Di fronte a un clima in rapido mutamento e ad eventi atmosferici sempre più violenti, la domanda d'ora in avanti non è più se l'emergenza si ripresenterà, ma quanto le nostre istituzioni e le nostre comunità siano realmente pronte a fare la propria parte nella cura preventiva del territorio.