Messa in Duomo per Commisso, le parole della moglie e del figlio
Catherine Commisso ricordai Rocco B. Commisso nel duomo di Firenze
Grazie a tutti voi che siete oggi qui a salutare Rocco.
Dal profondo del mio cuore vi ringrazio per l’affetto e l’infinito amore che io e i miei figli stiamo ricevendo da tantissime persone.
Queste sono ore di profonda tristezza, di tanti pensieri e ricordi e di grande commozione.
Rocco non era soltanto una persona eccezionale, una persona molto rara, Rocco è stato un grande esempio nel volere bene agli altri, non solo alla sua famiglia ma a tante persone che ha incontrato nella sua vita.
Prima di pensare a sé stesso Rocco pensava agli altri e la sua generosità la vedevano tutti quelli chi gli stavano attorno.
E tutto questo amore per gli altri lo ha portato a fare nella vita tante tante cose, in tanti avranno dei ricordi personali e particolari di Rocco, perché lui parlava e stava con tutti,
E’ partito dall’Italia poco più che bambino, ci è tornato dopo una vita molto difficile e faticosa dove ha conquistato e raggiunto passo dopo passo, tutti gli obiettivi lavorativi che desiderava raggiungere e aveva nella sua testa.
Io e Rocco ci siamo incontrati molto presto, molto giovani e abbiamo fatto questo cammino per oltre cinquant’anni insieme, con la benedizione di vedere crescere i nostri figli e di vedere anche le imprese che avevamo costruito e di conoscere tante persone. Percorsi di vita e di lavoro basati sempre sulle persone.
Rocco credeva nella famiglia, nei valori e nel lavoro. Sapeva essere diretto e anche deciso e al tempo stesso gentile e disponibile con tutti.
Ha lasciato un segno che rimarrà per sempre da una parte e dall’altra dell’Oceano, in America e in Italia, un segno profondo nel cuore di tante persone.
Rocco era anche molto divertente e mi ha fatto sorridere e stare felice davvero tante volte e in certi momenti con la sua passione per la musica, perché a lui piaceva moltissimo suonare la fisarmonica e anche il piano, abbiamo passato momenti speciali così come sono stati speciali tanti momenti della sua e della nostra vita da quando è entrato nel mondo del calcio, con la sua Fiorentina.
Rocco voleva restituire alla sua terra e al gioco del calcio, tutto quello che gli avevano saputo dare.
Così arrivati a Firenze, ha anche pensato a dare una casa per la Fiorentina, una casa che porta e porterà il suo nome: il Rocco B. Commisso Viola Park.
Una casa che in quasi cento anni di storia del club nessuno aveva mai saputo realizzare, dove unire tutte le squadre, i ragazzi e le ragazze, gli staff e i dipendenti.
Rocco era una persona molto semplice e molto affettuosa, dal suo arrivo ha chiamato ‘figli’ tutti i suoi amati calciatori, ha abbracciato chi lavorava nel club, ha dato fiducia a chi lo meritava.
Rocco non si è mai fermato davanti alle difficoltà e ha sempre combattuto per riuscire a fare qualcosa di importante con tanta forza e volontà, Rocco è riuscito a trasformare i suoi sogni e quelli di tanti altri in realtà.
Nella sua vita ha fatto così tante cose che riuscire a portare avanti senza di lui tutte le sue attività sarà uno sforzo molto grande ma io e la mia famiglia e le persone che sono a noi vicine, continueremo a portare avanti quello che lui ha iniziato a fare con la stessa determinazione e con lo stesso amore.
Ho tanti ricordi qui a Firenze, tutti con Rocco e li voglio tenere stretti, ben impressi nella mia memoria e nel mio cuore. Ma sono contenta che tutti voi lo abbiate conosciuto esattamente com’era e per come si faceva chiamare…semplicemente: Rocco.
Grazie a tutti per essere qui con noi.
Giuseppe B. Commisso ricorda il padre Rocco B. Commisso
Buonasera, Firenze. Grazie.
Eminenza, autorità ecclesiastiche, dignitari, amici, membri della famiglia della Fiorentina e cittadini di Firenze — grazie per averci accolto in questa cattedrale sacra, nel cuore di Firenze, mentre ricordiamo Rocco B. Commisso, mio padre — un uomo che faceva sentire le persone importanti e che ha reso orgogliosa questa città.
Gli abbiamo dato l’ultimo saluto negli Stati Uniti, ma questa sera appartiene a Firenze, perché il suo cuore era davvero qui, a casa.
Poiché siamo riuniti per la Santa Messa, portiamo il nostro dolore all’altare e lo affidiamo alla misericordia di Gesù Cristo. Chiediamo alla Beata Vergine Maria e a tutti i santi di pregare per lui, confidando che il Signore, che vede ogni gesto d’amore, lo accolga nella pace. Che Dio gli conceda il riposo eterno e doni conforto a ogni cuore che sente la sua mancanza.
Non dimenticherò mai il suo primo giorno al Franchi, in piedi sul campo, mentre guardava verso il popolo di Firenze. Ne fu profondamente colpito e disse, semplicemente: «Vi voglio bene».
In questi ultimi giorni avete mostrato alla nostra famiglia qualcosa che non dimenticheremo mai. Ho visto fiori, sciarpe e biglietti scritti a mano ai cancelli del Rocco B. Commisso Viola Park. Ho letto “Grazie Rocco”. E ho sentito quell’amore — profondamente.
E desidero condividere qualcosa di importante per la mia famiglia: in suo onore — e perché era ciò che lui voleva — la Fiorentina utilizzerà sempre il nome completo, Rocco B. Commisso Viola Park, in ogni comunicazione. Ci sentirete dirlo in questo modo, ed è semplicemente perché siamo arrivati a credere in una cosa: pronunciare il suo nome è un modo per tenerlo vicino. Ogni volta che il suo nome viene pronunciato, il suo dono a Firenze viene ricordato.
La storia di mio padre inizia in Calabria, guidata dagli insegnamenti di Giuseppe e Maria Rosa, che gli hanno trasmesso fede, sacrificio e il valore della famiglia. E la famiglia è rimasta il centro della sua vita — Catherine, sua moglie da oltre cinquant’anni; Marisa e me; il suo amato fratello Nicola, che non è più con noi; le sue sorelle Raffaelina e Italia; e i tanti nipoti e pronipoti che adorava.
Mio padre era un uomo straordinario — diretto e determinato, certo — ma anche ricco di cuore e profondamente leale verso le persone a cui voleva bene. E Firenze ha imparato a conoscere questo lato di lui. Ha costruito Mediacom partendo da zero — non solo come un’azienda, ma come una missione fondata sul lavoro, sulla dignità e sul rispetto delle persone. E non ha mai dato troppo peso ai titoli — diceva a chiunque: «Chiamami Rocco», non CEO, non Presidente.
Poi, nel 2019, è arrivato a Firenze e ha acquistato la Fiorentina — e per lui era una scelta personale. Ha scelto la Fiorentina per restituire al calcio italiano ciò che gli aveva dato — e ha regalato al club una casa su cui costruire le fondamenta del suo futuro. Voleva una Firenze di nuovo orgogliosa: orgogliosa della maglia, dello spirito, di ciò che la Fiorentina rappresenta.
In pochi anni, la Fiorentina è tornata sui palcoscenici più importanti — una finale di Coppa Italia e due finali europee. Quelle notti ci hanno ricordato una cosa: Firenze può tornare a sognare. Lui ha vissuto quelle serate come uno di voi — con il cuore in mano. Mio padre diceva spesso sorridendo: «Gestire Mediacom è difficile… ma la Fiorentina lo è ancora di più». E poi aggiungeva: «E la amo ancora di più».
Basti pensare che il Rocco B. Commisso Viola Park è il centro sportivo più grande d’Italia. È una vera casa per tutta la famiglia viola — squadra maschile, femminile e settore giovanile — dotata di strutture mediche e di recupero di livello mondiale, e coronata dalla cappella dedicata a Santa Caterina. Fu lo stesso Cardinale Betori a inaugurare il Rocco B. Commisso Viola Park. Rocco voleva l’eccellenza — quella che rende orgogliosa Firenze: lavoro duro, rispetto e ambizione.
E non si è limitato a costruire — ha anche donato.
Durante l’emergenza Coronavirus ha contribuito a promuovere la campagna “Forza e Cuore” a sostegno degli ospedali di Firenze. E quando andava all’Ospedale Pediatrico Meyer, non lo faceva da proprietario o da imprenditore — lo faceva da padre. Portava maglie, palloni, piccoli doni viola e, soprattutto, sorrisi — direttamente ai bambini. E si vedeva nei loro volti: erano felici.
Più di ogni altra cosa, mio padre amava la sua famiglia. E in questi giorni ciò che mi ha profondamente colpito è sentire ripetere sempre la stessa cosa: quando le persone lo conoscevano davvero, non si sentivano dipendenti, colleghi o tifosi — si sentivano parte di una famiglia. In Mediacom, nella Fiorentina e qui a Firenze, aveva un dono raro: far sentire le persone accolte. Rispettava tutti — che fossi un Presidente o un portiere. Riesco quasi a sentirlo ancora oggi — sorridente, magari con una carezza sul volto, e sempre con la stessa domanda: «Come stanno i tuoi cari?». Era così: diretto e affettuoso.
Avrebbe voluto salutare Firenze — la città che lo ha accolto, abbracciato e ricambiato con amore. Questa sera lo facciamo noi — e gli facciamo anche una promessa: porteremo avanti ciò che abbiamo costruito insieme, nel suo nome. E voglio che questo sia chiaro: sotto la nostra guida continueremo a costruire la Fiorentina — con visione, disciplina e rispetto per Firenze e per i tifosi. La Fiorentina verrà sempre prima di tutto e, insieme ad Alessandro Ferrari e Mark Stephan — e a tutte le persone che ogni giorno lavorano per questo club — continueremo il cammino intrapreso, con umiltà, unità e cuore.
Grazie, Firenze, per l’amore che avete dimostrato alla nostra famiglia. L’amore per mio padre è il più grande onore di tutti. «Vi voglio bene».
Questa sera preghiamo per Rocco B. Commisso — e la mia famiglia terrà Firenze nelle proprie preghiere.
Babbo… grazie. Ti voglio bene. Sempre.
Forza Viola.