Lupo, cambia la categoria: non più tutela rigorosa
Il 21 gennaio 2026, la Gazzetta Ufficiale n. 16 rende ufficiale il Decreto del 6 novembre 2025 del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, adeguando il recepimento italiano della Direttiva Habitat e spostando il lupo (Canis lupus) da categoria di tutela rigorosa a fauna di rilevanza europea ammessa a interventi gestionali, inclusi spostamenti e rimozioni selettive.
Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, insieme a ISPRA, definiscono una soglia prudenziale di prelievi annui tra il 3% e il 5% sulla popolazione stimata di 3.300 esemplari, Questo si traduce in un massimo di 160 individui autorizzati a livello nazionale,LEAL chiede alla regioni di evitare abbattimenti “simbolici” e investire in convivenza reale, opponendosi legalmente a politiche retrograde che riportano al rischio estinzione del passato; la flessibilizzazione non è rivoluzione ma minaccia alla biodiversità.Cristiano Fant, responsabile Fauna Selvatica LEAL ribadice: "La decisione antiscientifica del governo dimostra che non vi è alcun interesse per la tutela della biodiversità ma verte solo a soddisfare alcune categorie interessate.
L'abbattimento dei singoli individui porterà ad un aumento dell'interesse trofico dei rimanenti verso gli animali da allevamento e ad un indebolimento dell'equilibrio ecosistemico".Le autonomie provinciali di Trentino e Alto Adige anticipano già tale flessibilità, mentre la bozza approda in Conferenza Stato-Regioni per affinamenti tecnici.LEAL si allinea agli esperti che avvertono che i prelievi legali non placano le tensioni con gli allevatori né arginano il bracconaggio, che sottrae già il 10% dei lupi annui trasmettendo invece un pericoloso messaggio di impunità culturale e legislativa.
Eliminare il predatore apicale favorisce gravissimi squilibri ambientali , mentre recinti elettrici, pastori notturni, e smaltimento rifiuti possono ridurre drasticamente le predazioni.