Luci e ombre dell'Industria toscana: i profitti aumentano, i salari no

Redazione Nove da Firenze

Firenze, 18-5-2026 - I profitti aumentano, i salari restano al palo. E’ quanto emerge dallo studio “Profitti e dinamica salariale nell’industria manifatturiera in Toscana (2015-2024)”, realizzato da Ires Toscana su commissione della Cgil Toscana e presentato stamani in Sala Pegaso presso Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze. Il rapporto è stato redatto da Maurizio Brotini (presidente Ires Toscana), Andrea Cagioni (Ires Toscana) e Matteo Gaddi (Centro Studi Fiom Cgil nazionale), con la collaborazione per la parte grafica di Nicola Barbini (Fisac Cgil Toscana).

Per svolgere questa analisi sono stati utilizzati i bilanci di esercizio delle imprese con sede legale nelle province della regione Toscana. All’iniziativa di stamani hanno partecipato, oltre a Brotini, Cagioni, Gaddi, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, Anna Maria Romano della Segreteria CGIL Toscana, Nadia Garbellini (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), il Segretario Generale della CGIL Toscana Rossano Rossi.

I RISULTATI DELLO STUDIO

Confrontando nell’ultimo decennio la variazione percentuale degli utili netti del 2025 rispetto al 2014, riscontriamo un aumento percentuale di quasi il 70%, mentre la corrispondente variazione percentuale del salario reale (depurato dall’inflazione) è pari solo all’1%.L’analisi dei dati condotta su volume della produzione, utili netti, marginalità lorda delle aziende manifatturiere toscane mostra un livello medio-alto di redditività lato capitale. Fra 2015 e 2024 la manifattura toscana ha accresciuto la propria produzione (+86,5%) e i propri utili netti (+70%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0%.

Nei dieci anni di riferimento, l’occupazione è in crescita (+14,7%), la redditività del capitale in forte aumento (EBITDA +87%, quota sul valore aggiunto dal 39,7% al 44,6%), i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti manifatturieri su 13.Questi tre fenomeni vanno letti insieme, suggerendo come i buoni risultati complessivi dell’industria toscana non si sono tradotti in un corrispondente miglioramento della quantità e della qualità del lavoro. Poiché nel periodo esaminato le imprese manifatturiere toscane hanno realizzato utili netti complessivi per quasi 28 miliardi di euro, appare chiaro che sussistono margini concreti per un aumento adeguato dei livelli salariali ai lavoratori e alle lavoratrici e per maggiori investimenti.Ha spiegato Andrea Cagioni (Ires Toscana): “Il dato centrale è che l’aumento delle retribuzioni lorde è, in molti comparti, inferiore al tasso d’inflazione cumulato (+19,4%).

A fronte di un aumento medio per i comparti industriali selezionati di 1,0 punto percentuale, in sette comparti su tredici si registrano variazioni negative. I lavoratori e le lavoratrici di prodotti in metallo (-10,1 p.p.), chimica (-8,1 p.p.), altri mezzi di trasporto (-6,7 p.p.) e carta (-4,6 p.p.) hanno subito le peggiori erosioni del potere d’acquisto. Meno drammatico risulta l’impoverimento subito dalla forza-lavoro occupata in aziende di macchinari-impianti (-0,8), gioielleria (-0,6 p.

p.) e gomma-plastica (-0,6 p. p.). Complessivamente, la buona redditività lato capitale attestata dall’andamento degli utili netti, del profitto lordo e della marginalità non si è riversata in aumenti salariali tali da remunerare adeguatamente la ricchezza prodotta da lavoratori e lavoratrici”.Quanto alla dinamica salariale nella manifattura in Toscana, la ricchezza prodotta è andata sempre più all’impresa, poco al lavoro. Il trasferimento di ricchezza prodotta a favore del capitale fra 2015 e 2024 è stato diffuso nel settore industriale toscano, poiché riguarda otto comparti su tredici.

In alcuni casi, lo squilibrio è assai significativo, raggiungendo differenziali estremamente elevati a favore dei redditi da capitale per automotive (27,9 p. p.), altri trasporti (21,9 p. p.) e gioielleria (16,8 p. p.).Ha detto Matteo Gaddi (Centro Studi Fiom Cgil nazionale): il valore della produzione è passato da 39,2 miliardi di euro a 73,2 miliardi di euro, con una crescita dell’86,5% tra il 2015 e il 2024. I costi del personale, invece, sono passati da 4,610 miliardi di euro a 6,988 miliardi, con una crescita del 51,57%.

Gli utili netti delle imprese manifatturiere toscane sono aumentati nel decennio di quasi il 70%, passando da 1,542 miliardi di euro a 2,621 miliardi di euro. Ma soprattutto, se sommassimo gli utili realizzati nel decennio da queste imprese otterremmo la cifra impressionante di 27.973.058.000 euro (cioè quasi 28 miliardi di euro).

LE DICHIARAZIONI

Rossano Rossi (segretario generale Cgil Toscana): “Questo studio dimostra una cosa chiara: siamo probabilmente tutti nello stesso mare, ma non siamo tutti nella stessa barca. La constatazione di quanti profitti siano stati fatti, e di quanto non sia stata al passo la buona occupazione, l’abbiamo sempre avuta a mente. Ma vederla in maniera così brutale, nero su bianco, anche nella nostra regione, chiama tutti a un senso di grande responsabilità. La responsabilità sono che i profitti non devono andare in dividendi, non devono andare in investimenti azionari, devono andare in investimenti produttivi.

E gli investimenti produttivi sono quando si producono beni o servizi di utilità sociale, per un miglioramento complessivo di chi lavora, di chi produce, di chi vive nella nostra regione. Per questo noi chiediamo al sistema delle imprese di non scaricare ancora una volta in basso i costi derivanti da una folle guerra come quella ucraina e dall’aggressione americana all’Iran. Quindi c’è bisogno di posizionarsi velocemente in un mondo multipolare. Questo posizionamento a favore della pace è anche un posizionamento per scegliere tutti insieme anche altri mercati che non siano soltanto quelli americani, ma si guardi ad altre filiere produttive e ad altre fonti d’approvvigionamento energetico.

C’è bisogno che tutto il sistema toscano e tutta la società toscana svolgano un ruolo di rilievo a livello nazionale e internazionale per la pace e la coesistenza pacifica”.

Maurizio Brotini (Presidente Ires Toscana): “Profitti e salari vanno in direzioni opposte: mentre crescono i primi, i secondi restano fermi o arretrano. In Toscana questo squilibrio si intreccia con deindustrializzazione e lavori sempre più fragili, che spingono verso il basso i redditi e le prospettive economiche e sociali. Lo studio dimostra che nella manifattura toscana, negli ultimi dieci anni, non si è affatto inceppato il meccanismo di creazione del valore e soprattutto di creazione del profitto.

Quello che si è inceppato è l’utilizzo della ricchezza prodotta che è andata sostanzialmente a remunerare il capitale dal punto di vista dei profitti, a detrimento soprattutto dei salari e della quantità di ore lavorate nei settori manifatturieri. Quando parliamo di deindustrializzazione di una regione, parliamo anche di queste traiettorie delle dinamiche produttive e soprattutto industriali. Il senso di questo studio è andare a vedere se è morto o in crisi il meccanismo d’accumulazione, come sostenuto negli ultimi anni da parte del significativo del mondo datoriale e imprenditoriale e da parte anche di una serie di istituti di ricerca.

Quel meccanismo non si è affatto inceppato, funziona bene, ma è chiaro che c’è uno scarto inaccettabile fra profitti e remunerazione del capitale e la creazione di buona e utile occupazione. La crisi è del lavoro dipendente, anche in questi settori”.