L'intelligenza artificiale scova un farmaco antivirale accantonato
"ERA-923 è nato come tanti farmaci “promettenti ma sfortunati”: una molecola pensata per modulare i recettori ormonali nei tumori, con una sicurezza accettabile ma risultati clinici troppo deboli per giustificarne il proseguimento. Finisce così in quel limbo dove restano le molecole sospese: non abbastanza efficaci, non abbastanza pericolose, semplicemente dimenticate.
Poi succede qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato fantascienza". Sono parole di Primo Mastrantoni presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc, che spiega: "Una piattaforma di intelligenza artificiale analizza migliaia di composti già noti, cercando somiglianze strutturali invisibili all’occhio umano: pattern chimici, interazioni cellulari, scorciatoie che diversi virus sfruttano per replicarsi. In mezzo a questa folla di molecole, l’algoritmo si ferma proprio su ERA-923. Un candidato “strano”: non progettato per i virus, non pensato come antivirale, eppure con una forma chimica che sembra incastrarsi perfettamente in un meccanismo cellulare cruciale per la replicazione virale.
I ricercatori, incuriositi, lo riportano in laboratorio. E lì arriva la sorpresa: ERA-923 riduce in modo netto la capacità di diversi virus di moltiplicarsi nelle cellule infette. Non un colpo di fortuna, ma un indizio forte che la molecola stia davvero interferendo con un processo condiviso da più patogeni.
Gli antivirali attuali sono specialisti: uno per HIV, uno per l’epatite C, uno per l’influenza, uno per SARS CoV 2. Funzionano bene, ma ognuno nel suo campo. L’idea che un singolo farmaco possa agire su virus diversi è quasi una rivoluzione.
Un antivirale a spettro ampio significherebbe:rispondere subito a un nuovo virus, senza attendere mesi per un farmaco dedicato; accorciare e rendere più lievi infezioni comuni come influenza, RSV o norovirus; ridurre la contagiosità nelle prime fasi, un vantaggio enorme durante epidemie; affiancare i vaccini, proteggendo chi risponde meno alle immunizzazioni.
Non sarebbe una bacchetta magica capace di eliminare qualsiasi virus, ma un’arma in più, potente e versatile.
Le prime analisi suggeriscono che ERA-923 non attacchi il virus direttamente, ma la cellula che il virus sfrutta. Interferisce con un percorso cellulare che molti patogeni utilizzano per replicarsi. È un approccio già esplorato in altri contesti, con un vantaggio evidente: i virus possono mutare, ma non possono cambiare la biologia umana. La resistenza diventa molto più difficile.
Resta però da capire se bloccare quel meccanismo sia sicuro nell’organismo e se l’efficacia osservata in vitro si confermerà negli esseri umani.
Il prossimo anno inizieranno le sperimentazioni cliniche. Saranno decisive per capire:se il farmaco è sicuro nei volontari sani;se funziona davvero contro infezioni virali reali;quali dosaggi sono necessari;quali effetti collaterali possono emergere.
Solo dopo questi passaggi si potrà parlare di un nuovo antivirale di riferimento.
Il COVID 19 ha mostrato quanto sia fragile il nostro equilibrio di fronte a un virus nuovo. L’idea che un farmaco già esistente, già testato sull’uomo, possa essere riconvertito in un antivirale a spettro ampio è una delle strade più promettenti della ricerca contemporanea.
Insomma, un’ampia gamma di virus, dai coronavirus al virus respiratorio sinciziale (RSV), fino a norovirus, all'influenza e all' epatite potranno essere curati con un solo farmaco.
Se ERA-923 manterrà le promesse, potrebbe diventare uno degli strumenti chiave per prepararci alle prossime emergenze", conclude Primo Mastrantoni presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc.