Legge sul fine vita: approfondimento in Regione Toscana
Firenze – La commissione Sanità del Consiglio regionale, presieduta da Matteo Biffoni (Pd), nella seduta di questo pomeriggio (mercoledì 4 febbraio) è tornata ad occuparsi di fine vita per fare chiarezza sugli effetti della sentenza 204 del 29 dicembre 2025 della Corte Costituzionale, che si è espressa sulla legge regionale 16 del 2025 a seguito all’impugnazione del provvedimento da parte del Governo.
“Iniziamo oggi il percorso di approfondimento sulla legge della Regione Toscana del marzo 2025, sul suicidio medicalmente assistito che ha impegnato in modo importante i lavori della scorsa legislatura e che coinvolge questa Commissione – ha spiegato il presidente Biffoni - . La sentenza della Corte Costituzionale è intervenuta in maniera diretta su di essa sancendo una serie di indicazioni. Anche a seguito di tante richieste, c’è stata la necessità di approfondire per avere contezza dell’impatto che la sentenza ha sulla norma per avere un quadro chiaro e condiviso dello stato dell’arte”.
Nel corso dei lavori della Commissione sono dunque state ascoltate Barbara Mancino, dell’Avvocatura regionale affari legislativi e giuridici della Regione Toscana, Silvia Fantappiè, dirigente responsabile settore Affari generali e supporto giuridico alla direzione e Francesca Casalotti, dirigente del settore Assistenza Giuridica e legislativa del Consiglio regionale che hanno illustrato i punti cardine della sentenza.
Mancino ha evidenziato come “il primo profilo messo in evidenza dalla Consulta è la legittimità dell’intera legge e dell’intervento del legislatore regionale in questo campo”. Ha poi spiegato come la Corte Costituzionale “ha fatto un’operazione chirurgica circostanziando le singole disposizioni ritenute incompatibili con il riparto costituzionale delle competenze legislative. La Corte ha dichiarato legittima la procedura, la previsione delle commissioni interdisciplinari e dei comitati etici, e i ruoli e le competenze delineate dalla legge, oltre alla parte sulle gratuità delle prestazioni e della previsione dell’assunzione a carico del bilancio regionale delle spese relative alle procedure del fine vita”.
“Ha invece ritenuto non costituzionale – ha ricordato Mancino – la tempistica che la legge poneva in termini inderogabili perché, sotto questo profilo, ha ritenuto necessaria l’uniformità su tutto il territorio nazionale. Ancora è incostituzionale la possibilità che l’istanza di suicidio assistito, oltreché dall’interessato, potesse essere fatta da un delegato del paziente. Ha poi sancito l’incostituzionalità ai riferimenti extra LEA”.
“In concreto – ha dichiarato Mancino – la legge, rimane in piedi, ha una propria vita ed è autosufficiente. La disciplina della procedura è attinente ai profili organizzativi ed è meritevole di esistere e persistere”.
Silvia Fantappiè ha spiegato come, dopo la promulgazione della legge, la Direzione sanitaria abbia coordinato un gruppo di lavoro per uniformare le procedure nelle varie aziende sanitarie che già esistevano dal 2019. “Dopo la sentenza abbiamo attualizzato il risultato del gruppo di lavoro, prevendendo termini non più perentori, ma indicativi, con la possibilità di interrompere da parte dei medici all’interno della commissione per necessità di verifica e approfondimento. Abbiamo inoltre eliminato dalla modulistica la possibilità di porre la domanda da parte di un delegato.
Ribadisco però che la Corte ha riconosciuto che, sebbene la Regione non possa fissare termini stringenti, la tempistica è importante”. Fantappiè ha anche fornito i dati che hanno riguardato le domande all’accesso al suicidio medicalmente assistito dal 2019, ovvero dalla prima sentenza in materia della Corte Costituzionale: “Tredici sono le domande arrivate prima della promulgazione della legge regionale del 2025, mentre 17 domande sono arrivate dopo. Sei di queste arrivavano da fuori regione, non sono state dunque accolte perchè la domanda deve essere indirizzata alla Asl di riferimento territoriale.
Quattro istanze sono state ritirate; 3 persone sono decedute prima dell’esito della valutazione, 7 non sono state autorizzate. Ne sono rimaste 6, di cui 3 attualmente sospese su richiesta del paziente e 3 giunte a conclusione”.
Il Portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi ha chiarito che è stato corretto un passaggio in Commissione, “dove è stato chiarito il parere dell’Avvocatura regionale, che finora era rimasto a un livello informale e non era stato messo nero su bianco”. Ha poi affermato come sia stato positivo il ricorso del Governo “grazie al quale la Corte Costituzionale ha potuto passare al vaglio la legge e intervenire in modo chirurgico a tutela dei cittadini e dei medici”.
“Oggi è stato cristallizzato che la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito c’è e ci sarà – ha concluso il presidente Biffoni – . Da ora in poi è nostra responsabilità corroborare e irrobustire la norma che abbiamo. Anche per questo vorrei avviare un percorso che porti a una proposta di risoluzione prevista dal regolamento interno quando il Consiglio assegna alle commissioni la valutazione sulle sentenze della Corte Costituzionale inerenti leggi regionali”.