La Toscana soffre ma tiene

Redazione Nove da Firenze

Un’economia che tiene ed è in lieve crescita, in un quadro globale più che mai incerto ed instabile. La consueta analisi di inizio anno, fornita dal rapporto Irpet sull’economia toscana, restituisce l’immagine di una regione con un Pil con segno più, una produzione industriale invece in calo ma con segni di ripresa, un export trainato dalla farmaceutica (e con incoraggianti rialzi per la moda), un settore turistico che mantiene il segno più sia nella componente straniera che in quella nazionale, ed un mercato del lavoro anch’esso caratterizzato da una crescita lenta. Lo studio è stato presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati.

Il presidente Eugenio Giani mostra ottimismo rispetto alla congiuntura delineata da Irpet. “L’economia toscana continua a crescere, seppur lentamente. È soddisfacente constatare come il Pil toscano, nel 2025, sia cresciuto più di quello italiano. Una lettura generale mostra senza dubbio luci e ombre, ma vorrei cogliere soprattutto i segnali incoraggianti. Come l’inversione di tendenza mostrata dal settore della moda, con segnali di vitalità e, speriamo, di rilancio. Oppure l’export: al totale nazionale la Toscana contribuisce per il 14%, in uno scenario internazionale molto complicato. Ed infine – conclude - il mercato del lavoro: la disoccupazione non supera il 4%. Possiamo sicuramente discutere della qualità del lavoro stesso, ma questo è un altro dato positivo”.

Per l’assessore a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras il punto da mettere in evidenza è l’apporto nullo che arriva dalla finanziaria del governo. “Una politica di bilancio asfittica, che tende sostanzialmente all’equilibrio dei saldi. Quindi con nessun impatto sulla politica industriale e su filiere, come la moda, che rappresentano il made in italy nel mondo e che identificano lo stile italiano. A disposizione di questo sistema, a livello nazionale, ci sono le stesse risorse che ci mette la Toscana per rilanciare gli investimenti.

Questo fa sorridere”. L’economia toscana, come quella italiana, è in stagnazione. “È una situazione generale, non c’è molto da commentare – ha aggiunto Marras -. Purtroppo non siamo come la Spagna, con un’economia che cresce del 3%. Qui siamo a uno zero virgola, seppur positivo. La stagione del Pnrr sta per concludersi, ci sono stati grandi investimenti che hanno inciso sui consumi. Ma già dal 2027 sarà difficile trovare un sostituto, se non si ricomincia ad investire, sia a livello pubblico che privato”.

“La congiuntura – ha spiegato il direttore di Irpet, Nicola Sciclone - è contrassegnata da tre aspetti salienti: una moderazione del dinamismo dell’attività economica, non siamo in recessione ma la crescita è debole. Incertezza del quadro internazionale, che rende impossibile fare previsioni in un contesto caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali. Cautela da parte degli operatori nei loro comportamenti e nelle loro aspettative. Secondo le nostre stime il 2025 si chiude con un aumento del Pil dello 0,8%, e nel 2026 dello 0,7%.

Il mercato del lavoro ha un buon andamento, nonostante le difficoltà del manifatturiero e della moda. Su tutto questo, a livello nazionale, cala una manovra di bilancio sostanzialmente neutrale, poco incisiva rispetto alla capacità di sviluppo, anche per la Toscana. Quindi più tendente a rispettare i vincoli e consegnandoci a un quadro di prospettiva inerziale più che di sviluppo. La sfida per i prossimi anni – conclude Sciclone - è non interrompere il rilancio determinato dal Pnrr, ma aprire una nuova stagione di programmazione che possa mettere al centro una serie di priorità che permettano di orientare e indirizzare le dinamiche di mercato”.

Ecco in estrema sintesi i punti principali analizzati dal rapporto (dal sito Irpet si possono scaricare il rapporto, la sintesi e la presentazione del direttore Sciclone).

Pil. Secondo le stime Irpet l’aumento è dello 0,8% nel 2025 (Italia +0,6%) e dello 0,7% nel 2026, in linea con quello italiano. A spingerlo i consumi delle famiglie, resta modesto il contributo proveniente dalla spesa delle pubbliche amministrazioni e degli investimenti. Negativo quello del saldo estero.

Produzione industriale. Ancora segno negativo nel terzo trimestre 2025 (stima -1,8%), ma in attenuazione. Rimbalzo positivo a novembre (+1,8% su ottobre). Segnale incoraggiante ma che va confermato.

Export. Sale (+14,7%) nei primi tre trimestri 2025, ed ancor più nell’ultimo (+25,5%). Buona la performance dei comparti ad alta specializzazione, come la farmaceutica (+138% nel III trimestre), sebbene sia un dato da interpretare con cautela. Dal III trimestre confortante la ripresa del comparto moda, in particolare nei segmenti che avevano registrato i cali maggiori: calzature (+22,8%), abbigliamento (+17,4%), maglieria (+17,1%), cuoio e pelletteria (+9,6%), filati e tessuti (+3,2%).

Turismo. La tendenza positiva delle presenze degli ultimi quattro anni si conferma nel 2025, con un +2,5%. Al +3,8% del turismo straniero si aggiunge un aumento dello 0,7% di quello interno. In evidenza città d’arte (+6,0%) e montagna (+6,2%). Bene, seppur con ritmi più contenuti, anche le aree collinari (+2,8%), calano invece mare e costa (-1,7%).

Lavoro. Segno positivo per quello dipendente (+1,6% III trimestre 2025) e per il saldo avviamenti/cessazioni con 65 mila posizioni create tra gennaio e settembre 2025. Calano le nuove assunzioni (-3,7% III trimestre 2025) e restano le difficoltà nel manifatturiero, in particolare nella moda. In aumento il ricorso agli ammortizzatori sociali: nel III trimestre 2025 +20% rispetto all’anno precedente (soprattutto nel sistema pelle-cuoio-calzature).

Percezione della congiuntura da parte imprese. Per il 2026, 2 imprese su 3 prevedono una stabilità del fatturato, solo il 19% un aumento e il 16% una diminuzione. Per quelle della moda, solo il 13% prevede un aumento, più di 1 su 4 si attende una diminuzione. Analoghe le attese riguardo a ordini, investimenti e occupazione. Su questo ultimo fronte oltre 3 imprese su 4 prevedono stabilità e nessun cambiamento significativo. In generale, la percezione diffusa è di relativa incertezza.

La seconda parte del rapporto è dedicata all’impatto sull’economia toscana della manovra finanziaria e del PNRR e dei fondi strutturali. Rispetto a questo punto, in Toscana a novembre 2025 risultano 21 mila i progetti in carico a soggetti attuatori, per un totale di circa 12 miliardi di euro (8,3 finanziati con PNRR/PNC, restante cofinanziato con risorse regionali o statali). Lo stato di avanzamento dei progetti è del 73% (54% il dato italiano) e si sale all’80% per le opere pubbliche in carico alle amministrazioni comunali. Infine, secondo le stime Irpet, il PNRR nella fase di realizzazione determinerebbe un aumento medio annuo del livello del Pil di +1,3 punti percentuali (rispetto a uno scenario senza PNRR) e dell’occupazione di +1,8%; la programmazione comunitaria aggiungerebbe ulteriori +0,5 punti di PIL e +0,6 sull’occupazione.