La mafia cinese a Prato è un’emergenza nazionale
La criminalità di matrice cinese a Prato configura oggi una vera e propria "emergenza strutturale". Non si tratta più di episodiche ipotesi di sfruttamento lavorativo o di contraffazione, bensì di una conflittualità organizzata tra clan per il dominio totale sull’economia locale. Al centro della contesa vi è il controllo della logistica e dei trasporti: cartelli rivali si confrontano per assicurarsi il monopolio del trasporto merci su gomma. Nel 2024 e nel 2025 si sono verificati attentati con pacchi bomba telecomandati e incendi dolosi simultanei ai danni di imprese di trasporto.
I dati segnalano regolamenti di conti in stile mafioso tradizionale: nel 2025 sono stati compiuti pestaggi con mazze di ferro in pieno giorno e omicidi di rilievo (tra cui il caso avvenuto a Roma, collegato però alla faida pratese, di un soggetto coinvolto nell’inchiesta China Truck). Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 si è osservato un incremento di rapimenti-lampo nella comunità cinese, con richieste di riscatto spesso formulate in criptovalute per eludere la tracciabilità bancaria.
I rilievi di Bankitalia evidenziano Prato come centro di riciclaggio mediante sistemi di underground banking, capaci di trasferire milioni di euro in contanti verso la Cina in pochi minuti, sottraendo di fatto risorse tassabili all’economia locale. Un elemento positivo recente è la scalfittura dell’omertà: alcuni esponenti di rilievo, feriti in agguati o arrestati (come nel tentato omicidio di Zhang Chang Men), hanno cominciato a collaborare con la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, rivelando nomi dei mandanti e rotte dei capitali.
Le indagini hanno confermato l’uso di picchiatori professionisti, spesso ex militari giunti direttamente dalla Cina con visti turistici al solo scopo di compiere reati. Una maxi-operazione del 2026 ha portato al sequestro di arsenali e all’arresto dell’armiere della criminalità cinese, segnale che lo Stato punta a smantellare non soltanto la manovalanza ma anche l’infrastruttura logistica dell’organizzazione. Condivido pienamente il parere del procuratore capo Luca Tescaroli circa l’istituzione di una sezione distaccata della DDA a Prato: la complessità investigativa richiede strumenti propri del contrasto alle mafie tradizionali (intercettazioni ambientali, collaboratori di giustizia, approfondite indagini patrimoniali).
Non ci si trova più di fronte a gruppi disarticolati, ma a strutture organizzate che esercitano anche un controllo di tipo militare sul territorio. Sarà cruciale, a mio avviso, disporre di collaboratori di giustizia adeguatamente protetti in una comunità tanto chiusa e ramificata. Bisognerà inoltre affrontare l’economia illegale di Prato che arreca allo Stato danni miliardari. Il sistema di riciclaggio va smantellato mediante tecniche investigative internazionali aggiornate, poiché i meccanismi di trasferimento verso la Cina sfuggono a ogni controllo.
Il solo mercato della contraffazione nell’area pratese sarebbe responsabile di una perdita di gettito fiscale superiore a sei miliardi di euro l’anno. Occorre riconoscere che la mafia cinese a Prato non è più un problema meramente "etnico" e circoscritto, ma si presenta come un’organizzazione criminale moderna, tecnologica e transnazionale che impiega anche la violenza per dominare settori strategici dell’economia italiana. Tali caratteristiche esigono una risposta giudiziaria di alto profilo.