La difesa di MPS ridisegnerà l'assetto delle banche italiane?

Nicola Novelli

Sotto il sole cocente, una pioggia di comunicati price-sensitive ha trasformato la pausa estiva in un campo di battaglia dove la diplomazia dei salotti buoni ha ceduto il passo a manovre ostili e contropiedi fulminei. Al centro del ciclone, il Monte dei Paschi di Siena. Ma come ha fatto l'istituto senese, per anni relegato al ruolo di "preda" designata e fardello del Tesoro, a trasformarsi in un cacciatore capace di far tremare i colossi del credito? È stato un cortocircuito strategico o un disperato atto di sopravvivenza? La risposta risiede in un’operazione di un’audacia quasi machiavellica, che ha trasformato MPS da obiettivo di acquisizione a perno di un nuovo, ambizioso polo indipendente.

Il 21 agosto 2026 rimarrà negli annali come il giorno del "grande ribaltone". Con una mossa che ha spiazzato i desk operativi di mezza Europa, MPS ha lanciato due Offerte Pubbliche di Scambio volontarie e totalitarie, puntando dritto al cuore del risparmio italiano: Banco BPM e Banca Generali. L'obiettivo? Forzare la creazione di un colosso da 70 miliardi di euro, un "polo indipendente" capace di sottrarsi ai piani di smembramento orchestrati dai concorrenti. I dettagli dell'attacco non lasciano spazio a interpretazioni:

La reazione di Piazza Meda e di Trieste è stata un capolavoro di gelo istituzionale. Il "contropiede" di MPS è apparso ai target non come una proposta di collaborazione, ma come un'incursione ostile. Il Consiglio di Amministrazione di Banco BPM ha immediatamente evidenziato l’ironia bruciante del calendario: solo il 7 giugno 2026, la stessa Banco BPM aveva inviato a Siena una lettera proponendo una fusione. Due mesi dopo, MPS risponde con un’acquisizione unilaterale che, a differenza di una fusione paritetica, è strutturalmente un’operazione di dominio.

La critica tecnica è implacabile: l’offerta di MPS non presenta alcun premio per gli azionisti rispetto ai prezzi del 19 agosto. Da parte sua, Banca Generali ha alzato i ponti levatoi: "L'Offerta medesima non è stata sollecitata né preventivamente concordata con Banca Generali. Proseguono le attività del Gruppo secondo quanto pianificato per continuare a contribuire alla creazione di valore per tutti gli azionisti e gli stakeholders."

Mentre MPS cercava la sua via per l'autonomia, Intesa Sanpaolo non è rimasta a guardare. La strategia di Ca' de Sass, tuttavia, appare più sottile: un accordo triangolare con Unipol e Bper volto ad acquisire MPS attraverso una vera e propria "spartizione" degli asset. Si tratta di un'architettura studiata per disinnescare preventivamente i veti dell'Antitrust: dividendo la preda tra più soggetti, Intesa evita di creare quel monopolio di fatto che un'acquisizione solitaria avrebbe inevitabilmente innescato.

Per prepararsi allo scontro, Intesa ha accelerato il suo imponente programma di buyback. La settimana tra il 17 e il 21 agosto è stata la volata finale di una maratona iniziata a luglio:

DataN. Azioni AcquistatePrezzo Medio (€)Controvalore (€)
17 agosto 20265.900.0006,911140.775.490,00
18 agosto 20266.330.0006,892143.626.993,00
19 agosto 202610.400.0006,845371.191.120,00
20 agosto 20264.900.0006,829833.466.020,00
21 agosto 202611.500.0006,778277.949.300,00
Totale Settimana39.030.0006,8411267.008.923,00

Al 21 agosto, Intesa ha completato il riacquisto dell'1,10% del capitale sociale dall'inizio del programma (6 luglio), mettendo a segno un investimento complessivo di 1,26 miliardi di euro. Una corazza finanziaria che rende il colosso guidato da Messina pronto a ogni scenario.

Se per i banchieri si parla di concambi e dividendi, per le istituzioni toscane la posta in gioco è la sopravvivenza di un presidio civile. Regione, Provincia e Comune hanno fatto fronte comune davanti al Ministro Giorgetti, invocando lo scudo del Golden Power. L'obiettivo politico è trasformare MPS in un asset strategico intoccabile, proteggendo il marchio e l'occupazione dalle logiche predatorie del mercato.

"L'interesse generale sull'integrità del Monte dei Paschi di Siena non è una questione meramente senese o toscana, ma un fatto di rilevanza nazionale. È essenziale mantenere rete, marchio, direzione e occupazione." dichiarano oggi Eugenio Giani, Agnese Carletti e Nicoletta Fabio.

Mentre i giganti del credito affilano le armi per spartirsi un mercato che punta a 16 miliardi di euro di utili annui, il cittadino comune rischia di diventare la vittima collaterale. L'analisi di ADUC è brutale: meno operatori significa meno concorrenza. Per le famiglie italiane, questo "gioco monopolista" si traduce in un conto salato:

In un sistema sempre più concentrato, il profitto dei "big" rischia di essere inversamente proporzionale al benessere del risparmiatore.

La partita è ora nelle mani dei regolatori. MPS deve scalare il muro della BCE e dell'EBA, oltre a convincere un mercato scettico sulla bontà di un'operazione senza premio. Il Governo, intanto, gioca in difesa: la quota pubblica del 4,8% non sarà ceduta, agendo da ultimo "scudo pubblico" in attesa che i fumi della battaglia si diradino.

Resta una domanda provocatoria: mentre i grandi gruppi inseguono scalate e profitti record, chi si prenderà cura della biodiversità finanziaria? Se MPS dovesse cadere o trasformarsi nell'ennesimo gigante indistinto, l'ultimo baluardo di un modo territoriale di fare banca svanirebbe per sempre. L'autunno sarà decisivo per capire se la biodiversità ha ancora un valore o se il mercato ha già deciso per l'estinzione.