La cittadinanza emerita di Greve in Chianti ad Ambrogio Folonari

Redazione Nove da Firenze

Come può una dinastia con un secolo di storia alle spalle incarnare oggi l’avanguardia dell'enologia toscana? La famiglia Folonari rappresenta un paradosso affascinante: custodi di una tradizione hanno saputo trasformarsi costantemente senza mai smarrire la propria bussola. Non è solo questione di pedigree, ma di una visione pionieristica che oggi si traduce nella capacità di sfidare il cambiamento climatico con scelte agronomiche audaci e una gestione del territorio che guarda al futuro. In questo viaggio tra le vigne di Greve in Chianti e i nuovi orizzonti di Bolgheri, un nome storico è riuscito a restare "moderno", mantenendo un equilibrio tra l'eredità di otto generazioni e la spinta innovativa.

La visione globale dei Folonari non è un’invenzione recente, ma un istinto impresso nel DNA familiare sin dalla fine dell'800, sotto la guida illuminata dei fratelli Francesco e Italo. Il 1911 segna l'anno della svolta con l'acquisto della storica casa vinicola Ruffino, un'operazione che avrebbe cambiato per sempre la percezione del vino italiano nel mondo.

Questa capacità di guardare lontano ha trasformato un prodotto locale in un simbolo mondiale, gettando le basi per quello che oggi chiamiamo "Made in Italy".

Mentre l'Italia del dopoguerra inseguiva i volumi, Nino Folonari scelse una rotta contro-intuitiva che avrebbe ridefinito il destino della regione. Nei primi anni '60, Nino decise di abbandonare le grandi produzioni di massa per focalizzarsi ossessivamente sulla qualità e sul concetto di terroir.

Questa svolta non è stata solo una scelta commerciale, ma un atto d'amore verso la terra, trasformando i Folonari da commercianti a viticoltori d'eccellenza.

Il 2000 segna un nuovo capitolo fondamentale: Ambrogio e Giovanni Folonari, a seguito di una suddivisione familiare, danno vita alla "Ambrogio & Giovanni Folonari Tenute". Con 250 ettari distribuiti tra i territori più prestigiosi (da Montalcino a Bolgheri) e un obiettivo di fatturato di 10 milioni di euro entro il 2025, la nuova azienda ha saputo intercettare i desideri di un mercato giovane, curioso ed "educato". Nel 2016 nascono i Baby Super Tuscans, una linea che rappresenta un unicum strategico. A differenza dei Super Tuscans classici, spesso austeri e segnati dal legno, i B.S.T. puntano tutto sulla purezza del frutto e sull'eleganza. L'assenza di affinamento in legno regala vini immediati, morbidi e vibranti, capaci di raccontare la Toscana con una freschezza contemporanea. È la risposta audace a chi cerca l'eccellenza senza la pesantezza della tradizione più polverosa.

Scendere nelle fondamenta a volta della Tenuta di Nozzole significa entrare nel cuore della memoria vinicola italiana. Completata nel 2020, la Biblioteca Enologica Folonari non è un semplice archivio, ma una testimonianza liquida di continuità storica.

L'accoglienza, per Francesca, Giovanna e Angelica Folonari, è una forma d'arte che va oltre il concetto di "hotel". Si tratta di un'ospitalità di "lusso naturale" che trasforma le tenute in oasi esperienziali.

Fotografie di Ruby Hernadez

La lunga storia dei Folonari ha ricevuto ieri il suo sigillo più alto: il conferimento della cittadinanza emerita ad Ambrogio Folonari da parte del Sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani. È un tributo a una vita dedicata non solo al business, ma alla valorizzazione di un intero territorio, rispettando l'identità di ogni singolo terroir, da Bolgheri a Montalcino. La loro "costanza nell'innovazione" è la chiave di un successo che oggi produce 1,2 milioni di bottiglie apprezzate in tutto il mondo.