'Iran? Non lo difendo ma è stato attaccato un Paese sovrano'

Redazione Nove da Firenze

L’Iran? “Bisogna dire che l’’Europa non ha contato assolutamente nulla, la decisione è stata tutta degli Usa e di Israele che probabilmente avevano già previsto l’allargamento del conflitto. Affermando questo, sia chiaro, non voglio assolutamente difendere l’Iran. In questo momento però si sarebbe tentati di dire che abbiamo condannato Putin per aver invaso un Paese sovrano con azioni militari ma è quello che stanno facendo gli Usa nei riguardi di un Paese sovrano come l’Iran”. Ad affermarlo, ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, è l’ex premier e ministro degli Esteri Lamberto Dini, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. 

Sta dicendo che come la comunità internazionale, che si era schierata subito con l’Ucraina, oggi dovrebbe fare lo stesso con l’Iran? “No, non dico assolutamente questo - ha precisato Dini a Un Giorno da Pecora -, facevo solo un confronto di un attacco ad un Paese sovrano”. Lei è stato anche premier: se fosse al posto di Giorgia Meloni, oggi, che farebbe? “Il governo italiano ha detto che dobbiamo mirare ad una descalation. Ecco, io sono completamente d’accordo”. Perché? “Perché il blocco che si sta creando in Iran porterà un aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia, e quindi il costo economico della guerra sarà pagato dall’Europa”.

La questione iraniana, con tuti gli interrogativi che porta con sé, è al centro del dibattito. Donne insieme per la pace Firenze, in una nota, risponde a una critica: "A Leila Farahbakhs e che domenica ci ha chiesto dove fossimo mentre il regime iraniano opprimeva il suo popolo, e tutti quelli che ancora lo stanno facendo, rispondiamo con fermezza: eravamo nelle piazze accanto al movimento Donna Vita Libertà, insieme alla diaspora iraniana, nelle iniziative pubbliche e istituzionali a sostegno delle donne e dell’opposizione perseguitata.

Non siamo mai state indifferenti alla violenza della teocrazia iraniana, così come oggi non possiamo essere indifferenti alla logica della guerra e alla sofferenza che produce. Essere contro la guerra non significa ignorare i crimini del regime, ma rifiutare che siano le armi a decidere il destino dei popoli.

Il nostro punto di riferimento resta il popolo iraniano, in particolare le donne che continuano a lottare per libertà e dignità. È con loro che scegliamo di stare, ieri come oggi", conclude Donne insieme per la pace.