Iran libero: la sinistra da che parte sta?
Firenze 2 marzo 2026- Ha scatenato imbarazzo a Firenze Leila Farahbakhs, che domenica ha chiesto ai manifestanti sotto il consolato Usa dove fossero mentre il regime iraniano opprimeva il suo popolo. Talmente che le donne Insieme per la pace si sentono oggi in obbligo di replicare con un formale comunicato stampa: "Rispondiamo con fermezza: eravamo nelle piazze accanto al movimento Donna Vita Libertà, insieme alla diaspora iraniana, nelle iniziative pubbliche e istituzionali a sostegno delle donne e dell’opposizione perseguitata. Non siamo mai state indifferenti alla violenza della teocrazia iraniana, così come oggi non possiamo essere indifferenti alla logica della guerra e alla sofferenza che produce.
Essere contro la guerra non significa ignorare i crimini del regime, ma rifiutare che siano le armi a decidere il destino dei popoli. Il nostro punto di riferimento resta il popolo iraniano, in particolare le donne che continuano a lottare per libertà e dignità. È con loro che scegliamo di stare, ieri come oggi".
La conferma implicita che la domanda della Farahbakhs non fosse fuori luogo. A Palazzo Vecchio si sente punta nel vivo anche Stefania Collesei (Presidente Commissione pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali).
“Sabato 28 febbraio e stato l'inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente. Israele e gli Stati Uniti, fuori da ogni regola del diritto internazionale, hanno attaccato l’Iran, fuori anche dalle regole interne dato che Trump si è mosso senza chiedere l'approvazione del Congresso. La nostra piena solidarietà va senza alcun dubbio al popolo iraniano che si trova ora stretto nella morsa tra la repressione del regime teocratico ed i bombardamenti di Usa e Israele. Nessuno può simpatizzare per il regime di Teheran, per il modo in cui soffoca la repressione in maniera feroce e sanguinaria.
Come Consiglio comunale abbiamo operato per sostenere Donna Vita e Libertà, abbiamo dedicato un albero a Mahsa Amini, dato la cittadinanza onoraria a Pakhshan Azizi, detenuta nelle carceri iraniane. La nostra vicinanza al popolo iraniana è totale ma nello stesso tempo sono da ritenere sbagliate e pericolose le azioni militari, unilaterali, che violano pesantemente il diritto internazionale con il rischio di innescare una catena di eventi incontrollabili nella regione più instabile del mondo. L’attacco, con le azioni che poi innesca, sta esponendo l’umanità a un ulteriore, drammatico passo verso il rischio di una deflagrazione su larga scala. l'alternativa alla repressione interna non può essere la distruzione dall'esterno, lasciando il popolo in mezzo.
Non si può parlare di effetti collaterali. Sono saliti a 148 i morti causati dall'attacco aereo israeliano su una scuola femminile. C'è una posizione assunta da Germania, Francia e Regno Unito che chiedono l’immediata ripresa delle trattative.
L’Italia e l'Europa si trovano, loro malgrado, all’interno di un potenziale conflitto. L’Italia non è stata neppure avvertita da Trump sull’attacco imminente. E su questa base che stigmatizziamo il nostro Ministro della difesa Crosetto che si è trovato bloccato a Dubai. Al governo e alle forze politiche chiediamo di non rimanere schiacciati sull’amministrazione degli Stati Uniti, di non dare sostegno ad una nuova spirale bellica. Il mondo e il popolo iraniano non hanno bisogno di un altra guerra” dichiara la presidente Commissione pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali Stefania Collesei.
“Morto Khamenei. Duro colpo alla teocrazia iraniana. In Iran sono morte oltre 35.000 persone, in buona parte giovani, purtroppo anche tanti bambini. Proprio dai giovani è partita una vera rivoluzione che loro stessi non vogliono arrestare sino a quando non giungeranno ad un valido voto democratico. La diplomazia non è riuscita a trovare alcuna soluzione. La forza militare, che tutti noi non amiamo, ha però ottenuto il risultato che il mondo attendeva. L’Iran ha tradizioni, usi, costumi e risorse uniche, una potenzialità fantastica. È stato il paese con la più alta alfabetizzazione femminile al mondo quando l’Italia stessa aveva enormi difficoltà.
Molti iraniani sono dovuti scappare e oggi a Firenze vive un’importante comunità. La nostra città ospita infatti molti iraniani, perfettamente integrati, rispettosi delle nostre norme e della nostra cultura, che al contempo costituiscono una ricchezza del nostro territorio e della nostra economia. Persone che lavorano, di levatura culturale, che apportano posti di lavoro con le proprie aziende. Ora più che mai è importante mantenere viva la voce Iran libero, occorre che nei pochi momenti in cui internet viene attivato là arrivi il sostegno dei paesi del mondo, Italia e Firenze compresi. Un abbraccio a tutti gli iraniani che da Firenze piangono i loro familiari, parenti e amici uccisi barbaramente, rei solo di chiedere la democrazia. Si spera che il loro martirio possa avere un significato con il ritorno dell’Iran al paese che era” ha affermato in consiglio comunale il coordinatore di Gruppo Misto-Noi Moderati Luca Santarelli.