Intelligenza artificiale, oltre 400 studenti Unifi si sfidano

Redazione Nove da Firenze

Oltre 400 studentesse e studenti dell’Università di Firenze hanno partecipato oggi, al Palazzo degli Affari, a un grande hackathon con lo scopo di creare, servendosi dell’IA, una campagna di comunicazione volta a promuovere l’uso critico dell’intelligenza artificiale presso i propri colleghi.

La competizione, dal titolo “Studiare con l’IA. Dalle scorciatoie all’uso critico”, ha costituito l’evento finale del progetto Alma-DEH (Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation, Digital Education Hub), iniziativa nazionale finanziata dal programma Next Generation EU nell’ambito del PNRR [Missione 4, Componente 1, Investimento 3.4 “Didattica e competenze universitarie avanzate” Sub-Investimento Digital Education Hubs (DEH)].

Il progetto ha coinvolto, insieme all’Ateneo fiorentino, altre 12 università italiane e un’accademia di Alta Formazione Musicale (AFAM), unite in un progetto ambizioso: realizzare un Digital Education Hub che renda accessibile a tutti la formazione di alta qualità.

La due giorni, dal titolo “Il Futuro entra in Aula”, aveva preso avvio ieri alla presenza della rettrice Alessandra Petrucci,con il convegnoIntelligenza artificiale all’università: esperienze e prospettive del progetto Alma-DEH” dedicato all’approfondimento delle tematiche affrontate durante il progetto.

Oggi, dopo i saluti della prorettrice alla didattica Ersilia Menesini e della delegata all’innovazione didattica e responsabile scientifica Alma-DEH/Unifi Maria Ranieri, ha aperto le attività il talk ispirazionale tenuto da Silvia Benevenuta, formatrice IA e divulgatrice scientifica. A seguire si è tenuto l’hackathon, proseguito fino al pomeriggio.

I risultati del progetto. La due giorni di eventi è anche l’occasione per presentare i risultati delle attività condotte dall’Università di Firenze all’interno del progetto Alm@-DEH e che finora hanno prodotto, a vario titolo, oltre 7mila iscrizioni, dentro e fuori la comunità universitaria. Tra i principali, il ricco catalogo di corsi online ad accesso libero e gratuito disponibili per tutti i cittadini e le cittadine sulla piattaforma Ipazia: 14 webinar sui temi dell’intelligenza artificiale e della didattica innovativa, fruibili in diretta oppure on demand; 11 Massive Open Online Courses (MOOC) e 8 mini-MOOC su argomenti relativi alle cinque aree scientifico-disciplinari (biomedica, scientifica, delle scienze sociali, tecnologica, umanistica e della formazione), accessibili a studenti, cittadini e professionisti.

Una speciale sezione di Ipazia è dedicata alla Formazione per la Digital Education ed è pensata per tutti coloro che si occupano di didattica, mentre “Digital Champions” è il ciclo di webinar che permette la condivisione di esperienze, metodologie e strumenti digitali applicati a diverse discipline e materie.

“Il progetto Alma-DEH – ha dichiarato la rettrice Alessandra Petrucci ha rappresentato una straordinaria opportunità per l’Università di Firenze di accelerare su una serie di iniziative, progetti e riflessioni che da tempo erano già state avviate sui temi della didattica digitale, dell’uso consapevole dell’intelligenza artificiale e della diffusione della formazione di alta qualità a tutti i cittadini, in forma libera e gratuita”.

Il MOOC sull’IA. Durante l’evento Maria Ranieri ha presentato uno dei prodotti del progetto: il MOOC, fruibile liberamente da tutti, dal titolo Percorsi di alfabetizzazione critica sull’Intelligenza Artificiale. Attraverso il contributo interdisciplinare di esperti il corso mira a educare gli utenti sui rischi della delega cognitiva e sull’importanza di un uso responsabile di strumenti come i chatbot.

L’obiettivo – ha commentato Maria Ranieri - è spiegare, in termini accessibili a tutti, la complessità dell’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo sul nostro modo di lavorare e, in generale, sulla società. Oggi è necessario essere consapevoli che le risposte dellIA generativa possono riflettere pregiudizi e bias contenuti nei dati. Non è solo un problema tecnico: per creare una cultura dell’intelligenza artificiale serve una riflessione non solo su come la macchina funzioni, ma sulle conseguenze etiche, sociali e giuridiche del suo utilizzo”.