Stadio Franchi: polvere sui cronoprogrammi

Nicola Novelli

Il futuro dello stadio Artemio Franchi non rappresenta soltanto un’imponente sfida architettonica o un’emozione per la tifoseria; oggi è un banco di prova per l’accountability democratica della città. Mentre le gru svettano sopra il Campo di Marte, emerge una frattura tra la narrazione rassicurante di Palazzo Vecchio e le criticità tecniche documentate dall'opposizione. Analizzare ciò che accade dietro le recinzioni della Curva Fiesole significa scavare tra i detriti di una comunicazione istituzionale, cercando di capire se il cronoprogramma sia un binario solido o una fragile cortina di fumo.

La denuncia del consigliere Eike Schmidt solleva un interrogativo inquietante: "Segno evidente che su questo lavoro non si voleva essere trasparenti con maggior dettaglio, chissà perché?". E' possibile esercitare un controllo su un’opera da milioni di euro quando i dati tecnici risultano sistematicamente omessi? La vicenda del cronoprogramma fornito dagli uffici tecnici rasenta il paradosso. Su un file composto da 414 righe totali, l’amministrazione ha reso consultabili appena 80 righe.

Il cuore dello scontro politico risiede in una singola riga del file Excel (la numero 304), che ha scatenato quella che possiamo definire la "battaglia dei cinque mesi". Il documento ufficiale, datato 9 dicembre 2025, indicava il 18 novembre 2025 come data di avvio del "Montaggio Gradoni". Tuttavia, il primo gradone è stato posato visibilmente solo il 21 aprile 2026.

Non è solo il cronoprogramma a scricchiolare; la salute pubblica è diventata una variabile critica. Il capogruppo di Italia Viva, Francesco Grazzini, ha denunciato l'impatto ambientale delle operazioni di sabbiatura, capaci di sollevare dense nubi di polvere.

Oltre i tecnicismi, emerge un dubbio di natura progettuale: la pendenza della nuova Curva Fiesole. Le osservazioni del consigliere Massimo Sabatini, supportate dai feedback dei tifosi, descrivono gradoni che appaiono "troppo bassi".

Fotografie dal drone di Jacopo Bianchi, pilota certificato

Il cantiere del Franchi è un bene comune che non può permettersi zone d'ombra. La pretesa di una trasparenza integrale non è propaganda, ma il requisito minimo per garantire che l'opera non diventi un monumento all'inefficienza. La cittadinanza ha il diritto di conoscere ogni singola riga di quel cronoprogramma, senza censure o interpretazioni creative. Se il cronoprogramma è davvero 'in linea', perché la condivisione integrale dei dati tecnici sembra ancora un traguardo lontano?