Giornata della Memoria, manifesti contro Carrai
A Sesto Fiorentino, la solennità del Giorno della Memoria è stata squarciata da un contrasto visivo: da una parte le celebrazioni istituzionali per la liberazione di Auschwitz, dall'altra la comparsa improvvisa di manifesti "Wanted" che hanno trasformato le strade in un tribunale a cielo aperto.N on siamo di fronte a un semplice episodio di cronaca locale. Siamo nel cuore di un paradosso politico dove la tensione per il conflitto in Medio Oriente sta ridefinendo, in modo brutale, i confini della memoria storica e del dibattito civile in Italia.
Al centro del mirino c’è Marco Carrai, Console onorario di Israele a Firenze. La modalità comunicativa scelta per colpirlo non è quella del dissenso politico, ma quella della stigmatizzazione individuale. I manifesti ricalcano l'estetica delle taglie giudiziarie: il volto di Carrai sovrastato dalla scritta "Wanted" e accompagnato da etichette pesantissime: "criminale di guerra" e "agente sionista complice del genocidio".
Per Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, questa non è politica: è una "caccia all'uomo". La scelta di termini così precisi e violenti non serve a discutere una posizione, ma a indicare un bersaglio fisico: "Sono manifesti deliranti e farneticanti, ma sono indice di un clima violento di caccia all'uomo, che potrebbe far scattare azioni pericolose."
In questo clima elettrico, la sindaca facente funzione Claudia Pecchioli si è trovata a gestire un "tightrope walk". Da una parte, la condanna ferma dei manifesti, definiti "esecrabili"; dall'altra, la necessità di rispondere a un attacco istituzionale diretto. Un Senatore FdI ha infatti accusato Sesto Fiorentino di aver celebrato la Memoria proprio attraverso quei manifesti, una tesi definita dalla sindaca come "grave e offensiva".
La posizione di Pecchioli cerca di evitare quello che lei definisce l'appiattimento del presente. Non è solo una questione di manifesti: il clima di odio ha colpito anche l'assessore Madau, destinatario di minacce di morte e esternazioni vergognose. Per l'amministrazione, la sfida è mantenere il coraggio della distinzione: combattere l'antisemitismo senza rinunciare a denunciare l'occupazione israeliana e a definire "genocidio" quanto sta accadendo a Gaza. Una posizione che richiede di "mettersi nei panni dell'altro", rifiutando la logica dello scontro tra tifoserie.
Perché colpire proprio il 27 gennaio? Per Francesco Casini (Casa Riformista) e per lo stesso Marco Stella, questa scelta rappresenta un tradimento dello spirito della liberazione di Auschwitz. Usare la Giornata della Memoria per attaccare un rappresentante di Israele significa, secondo le fonti, trasformare un momento di responsabilità collettiva in uno strumento di propaganda "Pro Pal", che rischia di agire come copertura per un rinnovato antisemitismo: «Colpire una persona, indicandola come bersaglio di odio proprio nel giorno in cui si ricorda la liberazione di Auschwitz, significa alimentare un clima di intolleranza estremamente pericoloso. Gli estremismi, da qualunque parte provengano, producono solo divisione e odio».
"La risposta di Sesto Fiorentino non è stata solo giudiziaria, con l'oscuramento immediato dei poster e l'avvio delle indagini da parte della Polizia Municipale per sanzionare i responsabili. È stata soprattutto simbolica. Per difendere la propria reputazione dall'accusa di antisemitismo istituzionale, la città ha rivendicato il proprio programma di "Memoria Attiva": le iniziative nelle scuole, il ricordo delle vittime dell'Olocausto e i viaggi della memoria organizzati con l'ANED. È un tentativo di proteggere un impegno educativo lungo un intero anno, impedendo che un singolo atto d'odio diventi il solo racconto possibile della comunità.
Il caso di Sesto Fiorentino ci mette davanti a una verità scomoda: la nostra convivenza civile è fragilissima quando la complessità storica viene sacrificata sull'altare della partigianeria. Quando la discussione pubblica si riduce a uno scontro tra tifoserie, ogni simbolo diventa un'arma e ogni ricorrenza un campo di battaglia. Resta una domanda che interroga tutti noi: è possibile esercitare il diritto alla critica politica nel presente senza profanare i simboli e i dolori del passato, o siamo ormai destinati a trasformare ogni data del calendario in un'occasione per dividerci?