Giornata della Memoria, 'anticipo' in Palazzo Vecchio
In Consiglio comunale oggi pomeriggio si è celebrata la Giornata della Memoria che domani 27 gennaio sarà al centro di molte iniziative in tutta Italia. Col presidente del Consiglio comunale Cosimo Guccione sono intervenuti Lorenzo Tombelli, presidente dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti ANED di Firenze, seguito dalla testimonianza di due giovani frequentanti la prima superiore – Lorenzo Capanni e Bianca Morlino – che hanno raccontato il viaggio della Memoria fatto lo scorso anno, quando ancora erano alle scuole medie.A seguire la testimonianza di Umberto Di Gioacchino che scampò alla deportazione perché affidato al convento di Santa Marta a Settignano dove venne nascosto a soli due anni e, di fatto,salvato.
“La memoria – ha detto il presidente del Consiglio comunale Cosimo Guccione – non serve a niente.Almeno così appare, aprendo un giornale, o guardando nei nostri cellulari, scorrendo post e reel di Instagram, X, Facebook.Iran, Palestina, Ucraina, Sudan, Sahel, Corno d’Africa, Congo orientale, Etiopia, Yemen, Cambogia, Myanmar, Laos e Thailandia, Libia, Venezuela, Stati uniti, gli scenari di crisi se non guerra conclamata, sono tantissimi, sparsi in tutto il mondo, milioni di persone sono coinvolte.
Milioni di vittime, di profughi, intere città e territori devastati, compromessi se non per sempre per molto tempo a venire.Poi. Il cambiamento climatico è conclamato e devastante, eppure c’è ancora chi parla di “emergenza”, come si trattasse, anche in questo caso, di una crisi passeggera e non sistemica, mentre invece appare chiaro che siamo di fronte a una situazione che richiede scelte radicali, a tutti i livelli. Ripensare modelli, cambiare economie, forma mentis, il concetto stesso di consumo, e con questo non penso solo alle merci, ma alle risorse del pianeta, a partire dall’acqua, dal suolo.La crisi, per altro, non è soltanto fuori dai nostri confini, non è altra da noi.
Pensiamo al fronte interno, all’impoverimento che vediamo, se non sperimentiamo, con i nostri stessi occhi e quotidianamente.Parallelamente non abbiamo mai sentito tanto parlare di sicurezza quanto ora, non l’abbiamo mai evocata tutti quanto ora, quando lo stato di diritto – non solo internazionale, il presupposto stesso per la convivenza civile tra le genti, tra i popoli, è messo in discussione.Dal passato insomma sembra non abbiamo imparato nulla, o comunque sembra che la nostra storia – di esseri umani – non ci abbia fornito strumenti, un bagaglio utile per affrontare il presente, per superare le sue crisi, per immaginare alternative possibili, per costruirle.Da genitore vorrei dire, e prima ancora sperare, che non sia così; da politico devo impormelo, altrimenti non solo la mia persona, ma il senso stesso del mio ruolo, in quanto esponente delle istituzioni, sarebbe del tutto svuotato.D’altro canto, come è sempre stato e come probabilmente sempre sarà, ogni uomo, ogni donna, vive il suo presente e quello ha a punto di riferimento.
Quello è il suo contesto, con quello deve misurarsi con gli strumenti che ha. Non siamo noi la fine della Storia, nonostante come mai in passato siamo forse stati così vicini al collasso del pianeta, se non altro perché abbiamo gli strumenti, quelli sì, le armi per farlo.Allora mi dico che il punto non è se la memoria di un singolo, e nemmeno di molti è importante, se può incidere – cosa in cui per altro personalmente, nonostante tutto credo.Importante è forse l’azione stessa del fare, dell’essere memoria.Importante non è, non tanto, la singola testimonianza, ma è l’azione stessa del testimoniare; farlo in prima persona o anche, quando questo non è possibile, farsi portavoce di chi direttamente può ancora testimoniare o di chi l’ha fatto in passato e magari non è più tra noi, se non con le sue parole.E questo perché esercitare la memoria è azione per definizione umana.Oltre che una responsabilità, è esercizio di pensiero, è sviluppo dell’intelligenza (personale e collettiva), è manifestazione di empatia verso il prossimo (che, in quanto vittima, merita di essere ricordato, raccontato), ma è anche ciò che ci preserva dall’imbarbarimento, dalla tentazione del ripiegarsi su se stessi, dall’illusione che preservarsi - salvarsi da soli e noi solamente - possa bastarci.Nessun uomo è un’isola, nel mondo impazzito di oggi, mi sembra, più che mai.Siamo salvi se salviamo anche una sola altra creatura.
E raccontarlo è necessario perché altrimenti qualcuno – molti – potrebbero cadere nell’errore di pensare che non sia mai accaduto, che nessun altro l’abbia fai fatto, che non sia (più) possibile. E per questo avere un Giorno della memoria è fondamentale. Perché ci ricorda ogni anno che la Shoah è esistita, la deportazione di milioni di ebrei è esistita. Che centinaia di migliaia di politici, omosessuali, disabili, rom, valdesi sono stati deportati ed eliminati. E ci ricorda che non era una questione tutta tedesca e nazista, ma anche italiana e fascista.Una cosa ancora vorrei aggiungere prima di lasciare spazio agli ospiti – ai testimoni, che sono davvero felice di poter accogliere a nome di tutto il Consiglio.Insieme ad ANED e ringrazio il Presidente Tombelli stiamo lavorando alla riedizione di un libro pubblicato la prima volta nel 2010 che reca una bellissima, intensa testimonianza di Mario Piccioli, miracolosamente scampato al campo di sterminio di Mauthausen e a cui l'amministrazione il prossimo 7 marzo intitolerà un giardino.
Il libricino, in una nuova versione grafica e con una serie di contributi aggiornati a corollario, uscirà a breve.Ebbene leggendolo ho pensato alla fatica, alla fatica gigantesca che deve essere costata a Piccioli così come a tanti altri testimoni diretti rievocare tutta la vita l’orrore, in maniera inesausta, trovando ogni volta le parole giuste a seconda degli interlocutori.Ecco, per questo, per tutte le testimonianze cui non ho assistito direttamente, per l’esperienza con il treno della memoria nel 2015, sono grato.
E, quanto meno – ha concluso il presidente del Consiglio comunale Cosimo Guccione – so che ho il dovere di continuare a interrogarmi sul passato, sul presente, sul futuro collettivi.E dare più spazio possibile alle voci su chi ha fatto esperienza di quanto è stato, come Umberto Di Gioacchino testimone - salvato - della comunità ebraica fiorentina - e a chi viene e verrà dopo di noi, come Bianca Morlino e Lorenzo Capanni - i ragazzi che parleranno qui oggi e che con tutti gli altri giovani della nostra comunità sono la nostra prima e più importante responsabilità”.