Garante Infanzia Toscana: uno tra Scaramelli, Trovato e Pistacchi
Firenze – Stefano Scaramelli, Luciano Trovato e Paolina Pistacchi. Sono questi i nomi che andranno al voto, segreto, del prossimo Consiglio regionale e che si contendono la nomina di Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Toscana.
La commissione Affari istituzionali, guidata da Vittorio Salotti (Casa Riformista), ha espresso parere favorevole a maggioranza (le opposizioni non hanno partecipato al voto) all'ammissibilità della rosa dei nomi da inviare all’Aula.
Stefano Scaramelli, ricordiamo, è stato designato dal capogruppo di Casa Riformista Francesco Casini.
Luciano Trovato è stato proposto alla Commissione dal capogruppo AVS Luciano Franchi.
Paolina Pistacchi è stata proposta dalla capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta.
Nel corso dell’animata seduta, le opposizioni hanno insistito a lungo sulla candidabilità dell’ex consigliere regionale Stefano Scaramelli, In particolare la capogruppo La Porta ha richiamato l’articolo 5 della legge istitutiva (requisiti) ricordando che la nomina deve rispondere a “qualificata e comprovata esperienza professionale nell’ambito delle materie e delle funzioni.
Le violazioni a questo articolo sono evidenti, palesi e lampanti. Se davvero si vuole procedere con il nome di Scaramelli, si dovrebbe prima modificare la legge”. Poi è entrata nel merito del nuovo iter: “Chiediamo buonsenso. Nutriamo forti perplessità per questo cambio di regole a partita già iniziata. Chi ha presentato le autocandidature si è basato su determinata procedura. Arriveranno dei ricorsi e sarà complicato rigettarli".
Forza Italia in Commissione ha insistito per ascoltare i tre candidati e ha fatto mettere al voto la richiesta di audizioni, poi bocciata dalla maggioranza. Ha inoltre sollevato dubbi sulla legittimità della proposta di ammissibilità perché consegnata ai commissari appena poco tempo prima dell’inizio dei lavori e ancora in forma di bozza. Gli uffici del Consiglio hanno spiegato che per prassi, e senza nulla togliere alle legittime prerogative dei consiglieri di chiedere di modificare, integrare e correggere gli atti, la proposta è stata redatta lasciando vuoti i campi dei nomi e richiamando una serie di premesse consuete che avrebbero evidentemente tenuto conto del voto finale espresso in Commissione.
Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi ha insistito per esprimere un voto su ogni candidatura. “Nel parere che ci è stato fornito si dice che alla luce del quadro normativo è possibile decidere responsabilmente e rinviare all’Aula. Al pari della scorsa seduta, nel corso della quale i commissari si sono espressi sul solo nome designato ed è stata chiusa l’istruttoria, oggi vorrei avere uno strumento per esprimermi sui singoli nomi in lizza. Non possiamo trattarli tutti alla stessa maniera, se non altro perché hanno curriculum diversi” ha spiegato.
Nel corso del dibattito che ne è seguito, è stato chiaramente evidenziato che quanto espresso dal portavoce dell’opposizione resta a verbale e questo basta a chiudere l’istruttoria.
Il presidente della Commissione ha ribadito più volte che il “procedimento adottato in precedenza era corretto, è una prassi consolidata nel tempo che però non esclude questo altro percorso, come ben scritto dal segretario generale del Consiglio regionale. Inoltre, l’Aula ha votato e rimandato l’atto alla nostra attenzione”. Ha inoltre precisato che il voto contrario alle audizioni è stato espresso “in quanto provocatorio, avanzato solo per rimandare ancora il voto”. “La proposta di deliberazione, con le autocandidature ed i relativi curricula – ha aggiunto - è arrivata a tutti i commissari già a febbraio.
Viene da chiedersi come mai solo al momento della votazione si sono chieste le audizioni, e sempre all'ultimo istante è emersa una terza candidatura, quella di Paolina Pistacchi, scritta frettolosamente e portata agli atti della commissione senza essere formalmente protocollata”. Sulla mancata protocollazione al momento del voto, gli uffici hanno comunque garantito la legittimità.
Sostegno alla procedura è stata espressa anche dal capogruppo Pd Simone Bezzini che pure ha chiosato: “Al pari di altri atti, anche con questo c’è stata una discussione complicata e controversa. Gli elementi emersi hanno arricchito il dibattito”.