​Firenze: la metamorfosi del mattone e la battaglia per la casa

Nicola Novelli

Firenze attraversa una fase di trasformazione, con una realtà economica che rende la città sempre più inospitale per i suoi stessi abitanti. Se il mercato del lusso nel centro storico tiene con quotazioni che sfiorano i 12-13 mila € al mq, il resto della città si sta frammentando in micro-mercati dominati da capitali speculativi e studentati di alto profilo. Ci troviamo di fronte a una domanda cruciale: è ancora possibile vivere a Firenze o siamo rassegnati a vederla trasformata in un enorme hub per investitori, dove la residenzialità tradizionale è sacrificata sull'altare della redditività?

I dati Tecnocasa relativi al secondo semestre del 2025 evidenziano una mutazione geografica degli investimenti. Mentre il centro rimane stabile, la norma comunale di maggio 2025, che ha introdotto paletti stringenti agli affitti brevi nel perimetro UNESCO, ha innescato una fuga dei capitali verso l'esterno. Il dato più eclatante è il balzo di Rifredi (+13,3%).

L'area è diventata il nuovo "core" speculativo grazie alla vicinanza ai poli universitari e al tribunale. Gli investitori puntano strategicamente sul frazionamento di ampie metrature degli anni '60-'70: l'usato si attesta sui 3000-3200 € al mq, ma le nuove costruzioni hanno già raggiunto i 4000-5000 € al mq. È una gentrificazione periferica che sposta l'asse della città lontano dal Duomo, ma non necessariamente verso l'accessibilità.

Il dibattito sulle politiche abitative vede contrapposti due modelli di gestione del credito internazionale. Dmitrij Palagi e oltre cento firmatari criticano l'accordo BEI-URBIS siglato dalla Sindaca Funaro, denunciando il rischio di una "finanziarizzazione" tramite Società di Gestione del Risparmio. Il timore è che Firenze stia privilegiando l'Edilizia Residenziale Sociale a scapito della storica Edilizia Residenziale Pubblica.

Il confronto con Barcellona è illuminante: la città catalana ha ottenuto dalla BEI 113 milioni di euro per 641 unità di edilizia pubblica in affitto sociale, gestite direttamente dal Comune senza intermediazioni private. Firenze, invece, sembra orientata verso un modello di social housing intermediato, nonostante il debito verso la BEI rappresenti già il 56,48% del debito totale dell'ente.

"L'accordo BEI-URBIS... sposta il baricentro delle politiche per la casa dall'edilizia residenziale pubblica all'edilizia sociale intermediata, affidata alla logica della finanza europea e degli operatori privati... La BEI è il principale creditore del Comune di Firenze: 281,6 milioni di euro, pari al 56,48% del debito complessivo dell'ente" spiega il consigliere comunale di Firenze a Sinistra.

La pressione sui canoni nelle zone di Novoli e Careggi ha raggiunto livelli record. A Careggi, un monolocale tocca i 900 € al mese, mentre a Rifredi un singolo posto letto costa 600 € al mese. Questo scenario schiaccia la "fascia grigia", per la quale gli esperti fissano un parametro di sostenibilità non negoziabile: il costo dell'abitare non dovrebbe superare il 30% del reddito familiare.

Mentre 2.151 nuclei attendono in graduatoria, il dato fornito da Case Spa è allarmante: circa 90 alloggi ERP (come quelli di via de' Pepi) sono stati censiti come "non convenienti da recuperare" e ipotizzati per il passaggio a ERS. È il paradosso di una città che lascia marcire tra i 500 e gli 800 alloggi pubblici in attesa di ristrutturazione mentre il mercato privato corre a ritmi insostenibili.

Nonostante le tensioni sociali, il comparto edile resta un motore economico vitale, generando l'11% del PIL regionale. Con oltre 45.830 addetti iscritti alle casse edili, la Filca-Cisl Toscana vede nel Piano Casa una valvola di sfogo essenziale per mitigare la crisi post-Superbonus. La sfida è coniugare la sopravvivenza del settore con la "qualità del lavoro" e la sicurezza. Il sindacato indica i 4 pilastri per il futuro del settore:

L'assessore Nicola Paulesu e l'Alleanza Municipalista hanno sollevato un dubbio tecnico fondamentale sul Piano Casa del Governo: il timore è che la manovra non stanzi risorse "fresche", ma utilizzi fondi già destinati ai Comuni per progetti di rigenerazione urbana.

In Toscana, con 200.000 famiglie in disagio abitativo, i sindaci rifiutano l'idea di "scorciatoie urbanistiche" che potrebbero indebolire la qualità della pianificazione. La richiesta è chiara: investimenti strutturali e fondi dedicati per l'ERP, per evitare che i costi sociali di scelte nazionali ricadano interamente sui bilanci comunali.

Firenze ha chiuso il 2025 con un aumento generale dei prezzi del 2,4%, ma il dato più indicativo è la de-urbanizzazione della classe media. Si assiste a una vera fuga verso Settignano e Fiesole, dove i residenti cercano una qualità della vita superiore e prezzi più accessibili rispetto al centro, contribuendo a svuotare ulteriormente il tessuto sociale urbano.

In una città che viaggia a due velocità, riusciremo a imporre "paletti non negoziabili" sulla proprietà pubblica e su canoni realmente accessibili, o la metamorfosi finanziaria di Firenze arriverà a un punto di non ritorno, trasformandola definitivamente in un museo per investitori?