Firenze e il cambiamento climatico in città

Redazione Nove da Firenze

Firenze sta scivolando in una pericolosa "trappola di calore". Non è una iperbole giornalistica, ma la fotografia di una città che, per conformazione morfologica, amplifica drammaticamente l'effetto dell'Isola di Calore Urbana (UHI). Nell'agosto del 2026 i dati del Lamma confermano un trend spaventoso: le notti tropicali — quelle in cui la colonnina di mercurio non scende mai sotto i 20°C, impedendo il raffrescamento naturale degli edifici — sono triplicate rispetto agli anni '80.

L’ondata di calore dello scorso giugno 2026 non ha portato solo disagio, ma una vera emergenza sanitaria, con un picco di accessi al pronto soccorso e un aumento dei decessi tra gli over 65. La domanda per chi governa Palazzo Vecchio non è più "se" il clima stia cambiando, ma se l'amministrazione abbia la forza di passare dai comunicati stampa alla chirurgia urbana necessaria.

Esiste un "registro" che scotta più dell'asfalto di Piazza della Signoria. Analizzando dieci atti di indirizzo su energia e clima approvati a ridosso di metà consiliatura — spesso votati all'unanimità, senza un solo voto contrario — emerge un divario amministrativo imbarazzante: solo 1 impegno su 10 è stato pienamente attuato.

L'unica nota positiva è la mappatura dei rifugi climatici. Per il resto, il bilancio è un catalogo di occasioni mancate: la chiusura obbligatoria delle porte dei negozi per evitare sprechi termici è rimasta lettera morta; l'energia elettrica 100% rinnovabile per le utenze comunali non ha ancora atti che la certifichino; il piano per la solarizzazione dei cimiteri e dei parcheggi è disperso nei corridoi della burocrazia.

"Non è un problema di risorse, ma di volontà politica." denuncia Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.

Il caldo non è democratico. La Mozione MZ/2026/01456 ha acceso i riflettori sulla povertà di raffrescamento, una piaga sociale che colpisce chi vive in alloggi inefficienti e non può permettersi di accendere il condizionatore.

I dati del Journal of Environmental Economics and Management sono brutali: l'uso del condizionatore aumenta i consumi elettrici medi dal 36% al 57%. Per le famiglie a basso reddito, questo significa destinare fino all'8% del proprio budget familiare alla bolletta elettrica, contro una quota che per i più abbienti non supera il 2,5%. Non è solo un problema economico: è una crisi di salute pubblica che colpisce anziani, detenuti e fragili, trasformando le abitazioni meno efficienti in vere celle termiche.

Il paradosso raggiunge il grottesco nei Quartieri 4 e 5. Nel Piano Triennale degli Investimenti ci sono 2,2 milioni di euro pronti per le Comunità Energetiche Rinnovabili. Soldi che servirebbero a tagliare le bollette delle famiglie fragili e a dare resilienza a una rete elettrica cittadina che, anche in questa estate 2026, è stata messa in ginocchio da ripetuti blackout.

Eppure, questi fondi sono congelati. Il motivo? La Fondazione necessaria a gestire le CER non è mai nata. Secondo il DUP 2026-2028, doveva essere costituita entro la fine del 2025. Siamo nell'agosto 2026: sono passati otto mesi dalla scadenza che l'amministrazione si era data e tutto è ancora fermo alla proroga delle adesioni del gennaio 2024. Un'inefficienza che, in tempi di crisi climatica permanente, non è più accettabile.

La tutela estetica del Centro UNESCO continua a essere usata come scudo contro l'energia pulita. Nonostante il Consiglio abbia chiesto di superare i vincoli degli Articoli 65.4, 66.4, 67.4 e 68.4 del Piano Operativo, le FAQ comunali sono ancora ferme all'ottobre 2024, imponendo un divieto quasi totale nelle zone storiche. Questa rigidità ignora il Decreto Legislativo n. 190 del 2024, che vieta proibizioni "generali e astratte" alle rinnovabili.

A questo si aggiunge la miopia nella progettazione delle infrastrutture. Il caso della nuova linea tramviaria 3.2.2 Campo di Marte – Rovezzano è emblematico: il progetto prevede l'abbattimento di numerosi alberi maturi.

"Non si possono mettere in competizione beni ugualmente preziosi per il clima e la salute, come la mobilità sostenibile e la copertura arborea." affermano da Firenze Democratica.

La crisi climatica non è una perturbazione passeggera, ma una condizione strutturale dei prossimi decenni. Firenze deve smettere di rincorrere le emergenze e guardare a cosa fanno le altre città:

Le azioni necessarie per cambiare passo:

Firenze non può più permettersi di "nascondere la polvere sotto al tappeto". La richiesta di un Consiglio Comunale straordinario aperto alla città non è una formalità burocratica, ma una necessità democratica. È il momento che l'amministrazione metta sul tavolo obiettivi, risorse e cronoprogrammi verificabili davanti ai cittadini, alle associazioni e al mondo scientifico.