FiPiLi: quattro milioni per colmare l'emergenza asfalto

Redazione Nove da Firenze

Per chiunque si trovi a percorrere quotidianamente la Firenze-Pisa-Livorno, la frustrazione è un sentimento familiare, quasi una variabile fissa della mobilità regionale. Tra rallentamenti cronici, cantieri improvvisi e un manto stradale che fatica a reggere il peso del traffico, la FiPiLi è da tempo il principale "collo di bottiglia" della Toscana. Se da un lato la Regione sta muovendo passi verso una riorganizzazione strutturale, dall'altro le associazioni di categoria esprimono riserve. Il futuro della strada è oggi a un bivio, sospeso tra la necessità di investimenti urgenti e il timore che il conto finale gravi sulla competitività del sistema logistico regionale.

La Giunta regionale ha deliberato uno stanziamento straordinario di 4 milioni di euro per il biennio 2026-2027. Questa non è solo una risposta al deterioramento accelerato del manto stradale, ma una necessità finanziaria legata alla nuova gestione. Come sottolineato dall’assessore Filippo Boni, le risorse servono a coprire i prezzi aggiornati del nuovo contratto di "Global Service" che partirà a gennaio 2026, sensibilmente più oneroso del precedente. L'intervento è frutto di una specifica relazione tecnica della Città Metropolitana di Firenze, che ha evidenziato come l’attuale stato di usura richieda fondi aggiuntivi rispetto alla convenzione standard. Da analisti, emerge un paradosso: mentre si attende il nuovo servizio nel 2026, l'infrastruttura soffre oggi un deficit manutentivo che mette a rischio la sicurezza immediata.

Il dibattito sul finanziamento si è fatto incandescente con l'ipotesi di un pedaggio selettivo per i mezzi pesanti. Maurizio Bandecchi, responsabile trasporti di Confcommercio Toscana, ha posto una condizione: “Nessuna preclusione a una forma di contribuzione dopo la realizzazione degli interventi, ma forte contrarietà a un pedaggio applicato prima che la FiPiLi sia resa più sicura ed efficiente.”

Un punto critico per la produttività regionale riguarda l'impossibilità di deviare i flussi di traffico. Per le imprese che operano sulla Costa, in Valdera, nell’Empolese-Valdelsa e nella Piana Fiorentina, la FiPiLi rappresenta un monopolio naturale. L'autostrada A11 non costituisce infatti una alternativa percorribile per questi distretti. In questo contesto, le aziende diventano un "pubblico obbligato": l'introduzione di un pedaggio per singolo transito non sarebbe un incentivo alla mobilità alternativa, ma una tassa diretta sulla distribuzione locale, appesantendo i costi operativi di chi percorre la tratta più volte al giorno.

Se il futuro della FiPiLi passerà per il sistema di pagamento senza caselli, la partita si giocherà sul modello di tariffazione. Confcommercio spinge per superare il concetto di pagamento puntuale per ogni passaggio, proponendo formule di contribuzione periodica o abbonamento. Questa distinzione tecnica è fondamentale per la sostenibilità economica delle imprese toscane: un modello a sottoscrizione permetterebbe di pianificare i costi ed eviterebbe che ogni singola consegna si trasformi in un onere aggiuntivo insostenibile, tutelando chi utilizza l'infrastruttura come strumento di lavoro quotidiano.

La nascita di Toscana Strade Spa, il nuovo ente gestore, segna il passaggio da una frammentazione amministrativa a una gestione centralizzata. Sebbene il mondo economico accolga con favore la specializzazione del soggetto, rimane il timore che si tratti dell'ennesima sovrastruttura. Per garantire una reale efficienza e non solo un appesantimento burocratico, la nuova Spa dovrà rispondere a criteri precisi:

La FiPiLi resta il termometro della salute infrastrutturale toscana. Tra i nuovi fondi regionali per il 2026 e le legittime pretese del mondo produttivo, appare chiaro che la gestione dell'urgenza non può più sostituire una visione di lungo periodo. La creazione di Toscana Strade Spa e l'adeguamento dei budget manutentivi sono passi obbligati, ma resta un interrogativo di fondo: questo nuovo modello di gestione sarà capace di trasformare una strada cronicamente fragile in un'infrastruttura moderna, o si limiterà a gestire il declino con nuovi costi per le imprese?