Fiorentina, vittoria amara: Conference addio con tanti rimpianti
Ebbene, lo ammetto, ma forse si era capito: io disprezzo profondamente gli arbitri di calcio. Ma non i giovani che si avvicinano a questo indispensabile servizio, per carità, anzi quelli – e quelle – li ammiro, non foss’altro perché hanno un coraggio da leoni, esposti alla mercé di aggressori sempre più tracotanti e pericolosi. No: disprezzo gli arbitri “super-arrivati”, i Grandi Internazionali, per me i Grandi Bluff. Come questo Gil Manzano, di nome Jesùs, internazionale da ben dodici anni (!), che Sua Maestà il Designatore ha fatto calare al Franchi per questo match di ritorno dei quarti di Conference.
Roba da non credere. Scandaloso. Ha consentito per tutta la partita il disgustoso comportamento dei britannici, le peggiori manfrine degne delle terze categorie italiane, gente che per un alito in faccia si sdraiava o si rotolava sull’erba per minuti, e lui provvedimenti zero, anche pochissimi ridicolissimi minuti di recupero, soprattutto nella ripresa, quando alle manfrine suddette, ai tempi persi per rimesse laterali (che io sappia in quei casi si fischia il controfallo) o dal fondo – e in quel caso si ammonisce il portiere – si sono sommate le lungaggini per le sostituzioni.
Ma lui nulla, fine secondo tempo solo 4 minuti. Senza contare i falli invertiti o non fischiati, e qualche giallo di troppo da una parte, e qualche giallo che manca dall’altra. Un vero scandalo.
Detto questo, dispiace essere usciti contro una squadra dall’atteggiamento così vergognoso, c’è solo da augurargli di battere la bocca subito con lo Shaktar, o magari meglio ancora con un rigore rubato o un’autorete al 95’ in finale. Avversari davvero indecorosi, altro che maestri di calcio!
Detto questo, dispiace. La serata sapeva di festa, con la meravigliosa sciarpata del Franchi, e malgrado la dolorosa commozione nel minuto di silenzio dedicato allo sfortunato Alex Manninger, trovi pace nell’Altrove. La serata sapeva di carica elettrica, si provava a credere nella rimonta possibile. Ma è bastato poco, un quarto d’ora appena, per ricordarsi cos’è la Fiorentina quest’anno. Un quarto d’ora poteva bastare per mostrare i denti e urlare rabbia agonistica in faccia ai londinesi dell’infimo suburbio, insomma fargli un tantino paura.
E invece. Bastano tre giri di lancetta ed è già brivido blu, Muñoz penetra indisturbato da destra e per fortuna spara a lato di poco solo davanti a De Gea. Non c’è reazione d’orgoglio, solo la solita trama di palleggio insistente ma asfittico perché loro intanto si piazzano e chiudono gfli spazi, l’idea balzana degli esterni a piede invertito non favorisce né Solomon né tantomeno Harrison che corre tanto e si sfianca ma su quella fascia non punge.
E allora basta un appoggio sbagliato di Fagioli – brutta serata, si è visto da subito, ma si sapeva che non stava bene – là davanti, attenzione, davanti… già, perché Canvot ha tutto il tempo di farsi tutto il campo, prego si accomodi, scambia con Sarr che porge palla prego si accomodi al solito Muñoz sulla destra, il quale indisturbato crossa giusto per Sarr che prego si accomodi colpisce di testa perfino senza saltare, in totale e perfetta solitudine.
E fa quattro a zero nel conto totale.
La Fiorentina reagisce, trova qualche corner che puntualmente come sempre non sfrutta perché Piccoli non ha mai i tempi, e infatti perde anche palle goffe a centrocampo, corre a rincorrere e inseguire ma non ci arriva, il primo tiro è di Gud dopo 25’, deviato oltre il fondo, poi Mandragora si becca un calcione in piena area, arriva il rigore che il freddissimo Gud trasforma nonostante la solita manfrina perditempo e metti-ansia degli inglesi. Che da quel momento in poi le cercheranno di tutte, le faranno di tutte, con la complicità del solito Manzano.
Parte la ripresa, botta violenta di Kamada deviata con qualche difficoltà da De Gea, e poi Ndour trova un fantastico destraccio da fuori, rasoiata che si infila all’angolo basso. Era entrato dopo l’intervallo al posto di Fagioli, si dividerà con Mandragora i compiti da play ma il taccuino registrerà poco altro, giusto un bel lancio di Mandragora per Harrison che però arriva in area e si incarta, poi crosserà bene per Piccoli ma il colpo di testa non sortirà effetti, e intanto Vanoli aveva cambiato Solomon e Gudmundsson per Fabbian e Fazzini, beccandosi qualche improperio poi avallato dagli scialbi minuti messi insieme dai due, soprattutto il primo, l’ex Bologna, sempre più oggetto misterioso.
E allora dispiace, s’è detto e ridetto. Perché pesa quel terzo gol beccato così male, anzi malissimo, alla fine della gara di andata, e quello preso per distrazione e amnesia totale dopo un quarto d’ora del ritorno. Senza, forse, le cose potevano anche andare diversamente. Rimpianti per accompagnare l’addio alla Conference, adesso testa davvero all’unico solido obiettivo rimasto, la salvezza che passa subito dal match di Lecce, lunedì sera, con l’elenco degli infortunati che si allunga perché nel frattempo non rientrerà nessuno. Con la mancanza di coraggio che impedisce di vedere in campo qualche ragazzo svelto della Primavera, ci sono, perché non provare? Con la voglia crescente di ripetere “speriamo che finisca presto, e finisca bene”.
FIORENTINA: De Gea; Comuzzo (70’ Kouadio), Pongracic, Ranieri, Gosens (70’ Balbo); Mandragora, Fagioli (46’ Ndour); Harrison, Gudmundsson (75’ Fabbian), Solomon (75’ Fazzini); Piccoli. A disp. Christensen, Leonardelli, Kospo, Deli, Fabbian, Braschi, Puzzoli. All. Vanoli
CRYSTAL PALACE: Henderson; Richards, Lacroix (41’ Riad), Canvot; Munoz, Wharton (30’ Lerma), Kamada, Mitchell; Sarr, Pino (73’ Hughes); Mateta (46’ Strand Larsen). A disp. Matthews, Benitez, Johnson, Clyne, Larsen, Sosa, Rodney, Devenny, Cardines. All. Glasner.
ARBITRO: Jesùs Gil Manzano (Esp); assistenti Nevado – Porras Ayuso; quarto uff. Martinez Munuera; Var Cuadra Fernandez – Pizarro Gomez
MARCATORI: 17’ Sara, 30’ Gudmundsson (rig.), 53’ Ndour
NOTE: ammoniti Pongracic (F), Pino (C), Comuzzo (F), Sarr (C), Ranieri (F), Riad (C), Ndour (F), Piccoli (F); angoli 6-1 Fiorentina; spettatori 21.045