Fiorentina in serata da incubo, qualificazione con disonore
Hanno le facce scure, i giocatori della Fiorentina sotto la FerroFiesole alla fine di un match da incubo. Catastrofico. Ma aiutatemi con gli aggettivi, perché i peggiori saranno sempre fin troppo morbidi per definire e classificare quello che si è visto in campo. Hanno le facce scure. Tutti. Anche Fagioli e Kean che bene o male l’incubo l’avrebbero dissolto nel giro di sette minuti, ma si era già ai supplementari – e Kean un pizzico di responsabilità l’aveva, per quella ciabattata goffa finita alta quando invece poteva chiudere i conti in posizione più che vantaggiosa – e invece di lì a poco l’avrebbe ravvivato, l’incubo, Davidone De Gea con quella sua incredibile gaffe su un tiro da mille chilometri colpevole solo di essersi abbassato al ribalzo davanti a lui, ma queste sono scuse per portierini di 14 anni, non certo per lui.
Qualificata agli ottavi di Conference. Possibili avversarie, lo spauracchio Strasburgo o un’altra polacca, il Rakow. Ma lo spauracchio della Fiorentina non può che essere… la Fiorentina. Qualificata agli ottavi, ma con quanto disonore. Con la spavalderia di chi, dopo la passeggiata evidentemente assai fortunata dell’andata, ha creduto di poter passeggiare, o comunque peggio ancora dormire sonni tranquilli anche al ritorno. Così nasce l’equivoco di un incomprensibile quanto stucchevole turnover, che oltretutto alla fine lascerà sul campo ben tre infortunati, di cui uno fa girare altamente le palline perché a Solomon di questi tempi ci rinunci malvolentieri, mentre Gosens bene o male dà sempre grandi contributi morali e tuttavia in campo comincia ad accusare gli anni.
E Lezzerini, beh, sarà bene che finisca la stagione, che ritorni magari Tommaso Martinelli, e che comunque la società comincia a farsi qualche domanda anche sui portieri.
Ma non solo sui portieri, intendiamoci. Tutta la squadra messa in campo senza capo né coda a inizio match andrebbe tenuta a pane e acqua e senza stipendio, perché queste figure, in casa e contro lo Jagiellonia, non si possono fare. Sia chiaro, lo Jagiellonia il suo l’ha fatto, con molta dignità, e poco c’è mancato davvero che lo Sbruffoncello avesse ragione prima dell’andata, “finirà che non vi dimenticherete il mio nome”, aveva proclamato quel tal Comesichiama. Gli è bastato ritrovare in campo due come Wojtuszek e soprattutto l’annunciato temutissimo Pululu.
Uno che in campo ci sa stare eccome, ne sa qualcosa il povero Comuzzo che contro un avversario del genere ha dimostrato tutti i suoi enormi limiti, condivisi con quelli già noti di Marin “Mani Addosso” Pongracic: due sui quali non potrai pensare, caro Paratici, di costruire la difesa del futuro, se avrà senso pensare che questa squadra si possa salvare dalla serie B e possa ambire a qualcosa di più. Afimico Pululu, angolano, 27 anni a fine marzo, è l’emblema di un calcio spicciolo, senza fronzoli ma concreto ed efficace: un metro e 75 per 80 chili, neanche un gran fisicaccio, uno che con massimo 5 milioni a esagerare magari glielo avresti anche portato via (così, tanto per dire, pensando a chi ne è costati 30, di milioni…), e però capace di fare girare la squadra intorno, di suggerire inserimenti e imbucate, di andare a cercarsi palloni e falli, di fare blocco su giovani difensori pollastri sempre in evidente difficoltà.
Intorno a lui i giallorossi polacchi, sostenuti da un tifo caldissimo a torso nudo per un bel po’ di partita, giravano palla con poche elementari direttive: arrivare primi sul pallone, correre veloci, disorientare i difensori con movimenti rapidi di gamba e di palla, provarci comunque senza ragionamenti eccessivi né il solito, estenuante tric-trac di passaggi laterali e indietro nella comfort zone che fa possesso palla in termini di numeri e percentuale ma non risolverà mai nulla.
E invece di qua Vanoli si è inventato un 4-2-2 scombinato, accentuato da giocatori che sembravano avere ben altro per la testa, certi di passare il turno giocando a carte o prendendo il caffè. Della difesa si è detto, e poco giravano anche le catene laterali: di là Fortini sempre in difficoltà, e messo ancor più in difficoltà dall’assoluta inconsistenza di Dodo – trionfatore per distacco nella classifica delle cazzate individuali – schierato alto a non concludere praticamente nulla.
Nemmeno più tardi con il povero Harrison, costretto ancora suo malgrado a giocare a destra, che non è la sua parte, e comunque troppo spesso leggero sulla palla o incaponito in giochetti inutili. Di là, Gosens in difficoltà all’andata contro Pozo lasciato oltretutto libero di muoversi nelle pampas sconfinate, e davanti Fazzini in serata “mi incarto da solo, tranquilli”. Poco meglio più tardi con Solomon, schierato a sinistra – io sono stufo di vedere gli esterni costretti a perdere tempi inutili di gioco per girarsi se vogliono tentare di mettere palla in area - e comunque alla fine fermato da un infortunio muscolare che significa guai, anche se Gudmundsson parrebbe pronto a un significativo rientro.
Ma peggio mi sento con un centrocampo strampalato, Ndour legnoso e macchinoso in regia e purtuttavia a sprazzi perfino incisivo, Mandragora che non ha copertura e si perde gli avversari di continuo tanto che la tripletta dell’onesto e poco più Mazurek gli deve pesare sullo stomaco come il cinghiale della pubblicità, e Fabbian oggetto misterioso. Ne ha azzeccate poche, giusto un gran lancio per Dodo che quest’ultimo ha pensato bene di vanificare cincischiando, e giusto qualche chiusura nei minuti finali dei supplementari, che dopo la gran papera di De Gea facevano temere di nuovo il dramma consueto. Ma poco altro, e m’è oltretutto venuto di pensare: di testa ci prova, ma i gol li segna solo alla Fiorentina. Sembra che il pallone del 2-.3 l’abbia toccato lui, i più raccontano di autogol di Romanczuk, alla fine cambia poco.
Poi dalla panchina ci si ricorda che a sedere c’è Niccolò Fagioli. Entra, e le cose vanno per un altro verso, oltretutto segnerà il gol che sembra dare tranquillità con clama olimpica sfruttando una respinta di Abramowicz, imbranatissimo eppure capace di qualche bell’intervento. Entrerà anche Kean, giusto il tempo della ciabattata alta, certo, e avrebbe chiuso i conti nei 90’ regolamentari, ma sarà lui comunque a innescare il 2-3 che pare stavolta davvero mettere tutti a tacere, non fosse appena 3 minuti dopo per quell’altra paperaccia…
Qualificazione, insomma. Ma così non va, si era visto con il Pisa che il meccanismo gira e non gira, e ci voleva giusto il Pisa per perdere una partita così. Lo Jagiellonia non è il Pisa, non lo sarà l’Udinese né il Parma, e poi c’è l’Inter e via e via. Eh, chi si è fatto già qualche illusione sarà bene che ci rifletta un attimo. La strada è ancora lunga, e dura. Coppetta compresa.
FIORENTINA-JAGIELLONIA 2-4
FIORENTINA (4-3-3): Lezzerini (46' De Gea); Fortini (46' Harrison), Comuzzo, Pongracic, Gosens; Fabbian, Mandragora (61' Fagioli), Ndour; Dodò, Piccoli (89' Kean), Fazzini (61' Solomon, 99' Gudmundsson). A disp.: Leonardelli, Ranieri, Kouadio, Balbo, Bonanno, Parisi. All. Vanoli
JAGIELLONIA (4-4-2): Abramowicz; Wojtuszek (65' Bazdar), Bernardo Vital, Pelmard, Wdowik; Pozo (115' Kobayashi), Romanchuk, B. Mazurek (105' Rallis), Jozwiak (36'Drachal, 91' Flach); Pululu, Imaz. A disp.: Damasiewicz, Sylla, Kozlowski. All. Siemieniec.
ARBITRO: Srdjan Jovanovic (Srb); assist. Stojkovic-M. Simovic, quarto uff. N. Simovic; Var Brand (Ger) – Zivkovic (Srb)
MARCATORI: 23', 45'+3', 49' Mazurek (J), 107' Fagioli (F), 115' aut. Romanczuk (F), 116' Imaz (J).
NOTE: ammoniti 7' Comuzzo, 18' Jozwiak, 77' Pongracic, 93’ Pozo, 99' Dodò, 105' Romanczuk; espulso 111' Bernardo Vital; angoli 6-3 Fiorentina; spettatori 9.432