Fiorentina cuore e grinta fa paura all'Inter: ai punti avrebbe vinto

Paolo Pellegrini

Peccato, ti tocca dire alla fine. Peccato per quel pronti, via e dieci minuti horror: sei andato subito sotto che l’orologio non aveva fatto nemmeno un giro, colpa di una clamorosa dormita colossale, una delle solite amnesie totali dei singoli e di reparto che davvero solo la Fiorentina, e di lì a poco hai rischiato perfino che ne potevi beccare altri due. Peccato, però: perché alla fine se c’era una squadra che doveva vincere era la Fiorentina, l’umiltà di un grande cuore e dell’evidentissimo divario di tecnica individuale di fronte alla spocchia clamorosa da “sono la capolista e lo so e te le faccio vedere io.

Sì, è vero che sulla terza clamorosa dormita di Ranieri contro il Pulcino Pio c’è voluto il miracolo di San Davidone per non subire beffa amarissima a pochi secondi dal fischio finale. Ma è anche vero che oltre a ciò l’Inter ha trovato lo specchio con la zuccata bruciante del predetto Pulcino Pio in immediato avvio e poi solo con un piattino di Akanji, pensa te, nel concitato finale quando si è resa conto che la partita poteva anche perderla. Ma è pur vero che dal canto suo anche Ian Sommer ha risposto alla grande a una ciabattata perfida di Ndour – che alla seconda non gliel’ha poi perdonata – e che in precedenza Gudmundsson e Kean han fatto a pari e dispari per stabilire chi si era mangiato il bove più gigantesco, e verso la fine un mancino velenoso di Jack Harrison è sibilato a millimetri dal palo. Quindi, dai, alle solite: nel pugliato, ai punti avrebbe vinto la Fiorentina.

E invece no. Peccato appunto. Perché la serata oltretutto lo meritava, dopo quel bell’omaggio commosso a Joe Barone prima delle ostilità, e in video sono apparsi insieme, lui e Rocco, nostalgia tanta. Lo meritava un tantino meno la pur fittissima FerroFiesole – i 22.335 presenti, pur con lo spicchio ospite vuoto per motivi disciplinari, se non sbaglio sono il record del mini-Franchi – che in un momento forse topico del match invece di incitare s’è messa a cantare per una decina di minuti roba sugli ultras di cui francamente non fregava nulla a nessuno. E c’era invece da sostenere la squadra, che stava producendo forse il massimo sforzo ma proprio in quei momenti mostrava i guai di quel divario che si diceva.

Ci ha messo del suo, in quella fase centrale e cruciale della gara, anche tale Andrea Colombo da Como. Già, da Como: ma dico, Rocchi, ad arbitrare l’Inter fuori casa mandi uno DI COMO, 48 chilometri e mezzo di autostrada? Non ti sorge il dubbio che qualcuno possa come minimo sospettare? E infatti: costui, per un’oretta tutto sommato ineccepibile a parte due o tre fischiate un tantino dubbie, a un certo punto s’è messo a fare lo strabico. Roba che vedeva solo lui, falli invertiti, falli inventati, e la solita gestione allegra dei cartellini, tra quelli inesistenti e quelli evidenti non estratti. Capirai, roba del genere può anche innervosire chi deve rincorrere, e spesso, oltre a trovarsi di fronte gente ben più organizzata, sbatte nelle proprie insufficienze: di ritmo, di idee, di capacità di inventare, di velocizzare, di arrivare per primo sulla palla.

Foto Fabio Vanzi

Tra l’altro Vanoli aveva dovuto rinunciare in partenza a Mandragora, uno che segna e che il tecnico ritiene comunque indispensabile al centrocampo, presentato allo schieramento iniziale con Ndour e Brescianini accanto a Fagioli. Solito problema, partenza confusa e incerta (certo, complice anche il fulmineo 0-1), con Gosens che pareva lasciare troppe praterie a Dumfries, con il reparto arretrato interista pronto a chiudere sempre. Ma passati i primi venti minuti si comincia a vedere la Viola, e parte la sagra degli errori clamorosi di Kean e Gudmundsson, pur preziosi nei raccordi (l’islandese) e nelle sportellate e accelerate (il centravanti).

E poi il solito vizio, la solita storia perfino noiosa: non un cross a modo, o troppo bassi e corti, o sparacchiati malamente nei deserti più inutili e lontani, vero Dodo? Eccola lì, appunto, la differenza: quando crossa l’Inter bene o male tremi e vai in palpitazione, quando crossi tu si può prendere il caffè. Del resto, in altri modi si spiega male il gap di 40 punti 40.

Però c’è il cuore, però c’è Parisi che fa dannare tutti gli interisti, c’è Brescianini che cresce sia in interdizione che in percussione, c’è Fagioli che recupera, dribbla, ricama e qualche volta anche lancia con il contagiri, c’è Ndour propositivo e presente, tanto presente che sul piattone di Gud tenuto male lì da Sommer si avventa e insacca il pari. Bravo. Ecco, e ci sarebbe anche modo di far paura ancora all’Inter, ma chi si mette paura è Vanoli, con un paio di cambi davvero da atmosfera di terrore, l’oggetto sempre più misterioso Fabbian per Fagioli, e lo spaesato Comuzzo per Gud. Da dire “mamma mia”, e infatti ci vuole San Davidone sulla zampata del Pulcino Pio riuscito ancora a liberarsi di Ranieri, ormai un must della serata.

E dunque peccato. Perché sì, potevi perderla. Ma soprattutto potevi vincerla. Comunque guardiamola in positivo, laggiù in fondo ne restano quattro dietro (su certi risultati ci sarebbe tanto da dire, se non perfino da indagare), e quelle davanti sono un pochino più vicine. Ora ci si ferma per la nazionale, dai Italia andiamo ai mondiali, poi si riparte, è campionato ma è anche Conference, assai presto, e il coefficiente sale, l’asticella si alza. Sabato di Pasqua a Verona, vediamo di mangiarci una bella fetta di colomba con un buon gotto di recioto. Le possibilità ci sono.

Fiorentina (4-1-4-1): De Gea; Dodo, Pongracic, Ranieri, Gosens; Fagioli (90’ Fabbian); Parisi (69' Harrison), Brescianini, Ndour, Gudmundsson (90’ Comuzzo); Kean (85’ Piccoli). A disp.: A disp.: Christensen, Leonardelli, Balbo, Kouadio, Rugani, Fazzini. All.: Vanoli

Inter (3-5-2): Sommer; Bisseck, Akanji, Carlos Augusto (46’ Acerbi); Dumfries (85’ Luis Henrique), Barella (82’ Sucic), Calhanoglu (69’ Frattesi), Zielinski, Dimarco; Thuram (69’ Bonny), Esposito. A disp.: Martinez, Di Gennaro, Maye, de Vrij, Darmian, Diouf, Spinaccé. All.: Kolarov

Arbitro: Andrea Colombo di Come; assistenti Bahri – Dei Giudici; quarto uff. Tremolada; Var Maresca-Massa

Marcatori: 1’ Esposito, 77’ Ndour

Note: ammoniti Brescianini, Ndour, Kean, Chalanoglu, Carlos Augusto, Barella. Angoli 5-3 Inter; spettatori 22.335