E' uscito il libro di Francesco Sorelli
Un viaggio di ottomila anni che si dipana nel tempo come gli intrecci di un fiasco e le onde ipnotiche e carezzevoli di un rosso. Dal Noè ebbro al Rinascimento di Caterina, dagli epicurei Etruschi al sangue-vino di Osiride, Dioniso e Cristo, dal simposio greco ai monasteri medievali, dal carpe diem al bacio di Lilli e il Vagabondo, nel viaggio del vino — fra misura ed ebbrezza — si specchia l’essenza stessa dell’umanità: la ricerca della bellezza e la paura della morte, la convivialità e la solitudine, la coscienza e l'abbandono al mistero. Un racconto emozionante e vertiginoso che, attraverso la straordinaria epopea scientifica, sociale e culturale del nettare di Bacco, ci mostra, dietro lacerti di poesia, capolavori dell’arte, consigli di lettura, le luminose possibilità dell’Uomo di determinare la propria felicità.
“La Molecola della Civiltà – il viaggio del vino fra storia, mito e realtà”, il nuovo libro di Francesco Sorelli, edito da Davide Falletta (34,90 euro, ISBN 979-1282322188), è disponibile nelle librerie e sui principali siti di libri online, fra cui Amazon. “Sono 8000 anni che l’uomo – e la donna – bevono vino insieme. L’umanità non sapeva ancora scrivere e già pigiava l’uva con l’intento di creare una bevanda magica che allietasse i dolori della vita, che permettesse di percepire il sacro e il mistero che giace sotto il velo della quotidianità” – scrive Sorelli – “Il primo romanzo dell’umanità, L’Epopea di Gilgamesh, inciso in caratteri cuneiformi in Mesopotamia 4000 anni fa, è la storia di un eroe disperato per la morte del migliore amico che compie un viaggio nell’aldilà per cercare l’immortalità e viene ammonito dalla splendida dea Sidduri che la sua (e nostra!) felicità non sta nell’immortalità – noi, ci piaccia o meno, siamo mortali - ma grazie a questo limite, grazie alla nostra finitezza – abbiamo il potere di sentire la carezza di un figlio, di poter bere del buon vino con la moglie, di provare sentimenti, di costruire bellezza, prima che l’attimo fugga, prima che Ade e Persefone ci chiamino a loro.
“Un messaggio potentissimo” – continua Sorelli - “costruito attorno al vino, a cui ho cercato di avvassallarmi scrivendo questo libro, e a cui io stesso mi sono aggrappato, in momenti non facili della mia vita. E che credo possa aiutarci anche per trovare la bussola in questo chiaroscurale periodo storico per il settore, che molti hanno definito una tempesta perfetta: del resto tutto era cominciato con un diluvio universale, con Noè che pianta la vite sull’Ararat”.
L’ubriacatura, il consumo irresponsabile, è un altro punto chiave dell’opera: il libro non è soltanto un racconto in positivo dell’epopea del nettare di Bacco goduto nel piacere dello stare insieme. Il vino, esattamente come l’umanità, non incarna solo aspetti positivi, ma esprime in tutto il suo viaggio una anima bivalente e chiaroscurale: è una bevanda alcolica e, come tale, potenzialmente distruttiva, soprattutto se consumata nell’eccesso e in solitaria. Il libro porta tante storie di questo doppio, dal demone Akratos – quello del vino non condiviso -, all’ubriacatura di Noè, ai “barbari” che balbettano schiavi del vino parole sconnesse, all’incesto di Lot, e così via.
La stessa molecola di civiltà, questo pilastro di cultura popolare, capace di farci sentire divini, eterni, compiuti, felici, può infatti sgretolarsi in un soffio di follia, in un attimo di perdizione, in una carezza mortifera, e franare fra polveri e detriti negli abissi della psiche e negli stati allucinati della coscienza. L’opera è arricchita anche da una prefazione del professore Attilio Scienza, uno dei massimi esperti al mondo di genetica della vite e viticoltura e una delle figure più autorevoli nella divulgazione scientifica sul vino.
Così Scienza: “Questo libro è una miniera inesauribile di fatti, eventi, persone, divinità, eroi, opere d’arte, rimandi letterari e poetici che animano, senza alcuna pesantezza, la complessa avventura del vino, offrendo al lettore un caleidoscopio attraverso cui osservare i progressi scientifici, sociali e culturali che hanno fatto l’Europa – e parte del mondo – e, con essi, comprendere la centralità del vino nel destino umano. La Molecola della Civiltà è un’opera fuori dagli schemi: con tocchi di filosofia, storia dell’arte, enografia, mitologia, scienze sociali e storia delle religioni, non ricalca in alcun modo i canoni tradizionali della trattazione storico-letteraria, ma si costruisce come un unicum volutamente antididascalico, seguendo la via della narrazione e dell’intuizione, con incursioni nel folklore e nella tradizione popolare, che diventano chiavi per interpretare temi di profonda e umanissima rilevanza culturale.
Oggi, nell’epoca dell’analfabetismo emotivo e dell’informazione liquida, il vino può ancora insegnarci a sentire: a riconoscere le radici, a celebrare la comunità, a rinnovare il senso della fraternità. Grazie a questa prospettiva, il lettore scoprirà che la civiltà del vino non è solo un affaire tecnico o commerciale, ma una forma d’arte, un linguaggio della bellezza, un esercizio di armonia e di convivialità”.
Francesco Sorelli (Firenze, 1977) è direttore e ambasciatore del Consorzio Chianti Rufina. Si occupa di comunicazione, management e cultura del vino. Viaggia per il mondo raccontando le storie di Bacco e l’arte del vivere italiano, espressione millenaria di saper fare, bellezza da gustare e creatività senza eguali.