Diffamazione contro Carrai, perquisite le case di tre giovani Carc
Perquisizioni domiciliari nelle case di tre giovani simpatizzanti dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza e al comunismo) in zona Rifredi. Le hanno eseguite stamani i Carabinieri di Firenze.
Le perquisizioni, a quanto si apprende, sono collegate a una indagine per diffamazione verso Marco Carrai, il console onorario di Israele per la Toscana ed Emilia Romagna, presidente della fondazione Meyer e presidente di Toscana Aeroporti.
Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, afferma: "Questa mattina apprendiamo dagli organi di informazione che i Carabinieri hanno perquisito le abitazioni di giovani simpatizzanti del Partito dei CARC a Firenze. L'ipotesi di reato, questa volta, sarebbe la diffamazione nei confronti di Marco Carrai, console onorario di Israele per la Toscana e l'Emilia-Romagna e presidente della Fondazione dell'Ospedale pediatrico Meyer, destinatario da tempo di una campagna politica che ne chiede la rimozione dalla presidenza della Fondazione.
Ad aprile erano arrivate le perquisizioni della Digos con l'ipotesi di associazione sovversiva con finalità terroristiche. Nel mezzo, denunce per manifestazioni non autorizzate. Oggi si entra nelle case per cercare presunto materiale diffamatorio. Come scrivemmo allora, non entriamo nel merito delle posizioni politiche del CARC, né dei procedimenti in corso. Ma la domanda è inevitabile: da quando un'ipotesi di diffamazione giustifica perquisizioni domiciliari all'alba? La diffamazione si contesta con altre strade legali.
Lo strumento scelto dice più dell'obiettivo che del reato.La critica a chi ricopre incarichi pubblici e di rilievo, anche dura, è parte del conflitto riconosciuto dal quadro costituzionale. Se ogni campagna politica contro una figura pubblica può tradursi in militari in casa, l'effetto intimidatorio non riguarda solo le persone perquisite: riguarda chiunque si organizzi, protesti, dissenta. E non possiamo non notare che questo accade, ancora una volta, attorno a chi si mobilita per la Palestina, in una città in cui le attenzioni dell'autorità verso questi ambienti si stanno facendo abitudine.Lo scrivemmo ad aprile: mentre lo Stato perde potere in materia di politiche sociali, si mostra sempre più invasivo nell'ambito dell'ordine pubblico.
Due mesi dopo siamo al punto successivo: prima il terrorismo, ora la diffamazione. Le categorie cambiano, la direzione no.Continueremo a seguire le vicende giudiziarie che toccano la libertà di organizzazione e di espressione politica, in aula come fuori. La politica è potere legislativo, sta alla base del giudiziario e dell'esecutivo: di questi temi ha il dovere di parlare, senza rimuoverli", conclude Palagi.