Cyber sicurezza, cyber mafie e difesa della Nazione
Sui temi della cyber sicurezza nazionale abbiamo intervistato Vincenzo Musacchio, che vanta un'esperienza allo Stanford Internet Observatory negli Stati Uniti. Il percorso accademico e professionale del criminologo molisano ha aggiunto una tappa di prestigio internazionale nell'ambito della sicurezza informatica.
Già noto per le sue ricerche sulla criminalità organizzata transnazionale e per la collaborazione con istituzioni statunitensi come il Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies di Newark, Musacchio è stato selezionato come analista presso lo Stanford Internet Observatory. Centro d'eccellenza globale per la sicurezza in rete, operante all'interno del Freeman Institute for International Studies dell'università californiana, rappresenta un punto di riferimento mondiale per lo studio dei rischi connessi all'uso delle tecnologie digitali.
Tra le principali aree di ricerca del centro rientrano i cyber crime e criminalità informatica; la sicurezza nei social media; l’impatto dell'intelligenza artificiale e la valutazione delle minacce emergenti legate alla cyber sicurezza. Il lavoro di Vincenzo Musacchio nel team di ricerca dello Stanford Internet Observatory ha portato l'esperienza italiana contro le mafie e la criminalità organizzata nel cuore della Silicon Valley.
Il suo lavoro negli USA si è focalizzato principalmente sull'incrocio tra criminologia tradizionale e nuove minacce digitali, analizzando come le organizzazioni criminali internazionali utilizzano il web, la crittografia e le nuove tecnologie per compiere reati finora gestiti unicamente nel mondo reale. L'esperienza allo SIO si inserisce in una carriera caratterizzata dalla costante diffusione della cultura della legalità e dallo studio delle strategie di contrasto ai reati complessi. Il lavoro di ricerca condotto negli Stati Uniti evidenzia la crescente necessità di un approccio multidisciplinare alla cyber sicurezza, in cui la comprensione dei fenomeni criminologici si unisce all'analisi avanzata dei dati e delle piattaforme digitali.
Intervista di Lucia De Sanctis
Professor Musacchio, la cyber sicurezza in Italia non è più una questione confinata ai soli reparti IT delle aziende, ma è diventata una priorità che coinvolge la sicurezza nazionale. Qual è lo stato dell'arte e quali sono i rischi maggiori per il nostro Paese?
Siamo di fronte a un cambio di paradigma radicale. La digitalizzazione spinta delle istituzioni, delle aziende e delle infrastrutture critiche ha ampliato enormemente la superficie d'attacco. L'Italia si trova a fronteggiare minacce multilivello: da un lato gli attacchi guidati da attori geopolitici ostili, dall'altro la criminalità organizzata transnazionale. Le mafie moderne — quelle che possiamo definire «cyber mafie» o mafie 4.0 — hanno capito che colpire la rete paga molto più delle azioni criminali tradizionali. Non hanno più bisogno di trasportare valigette di contanti o corrompere direttamente direttori di banca potendo usare ransomware, criptovalute e mercati nel dark web.
Quali sono i settori più vulnerabili e i pericoli concreti che corriamo tutti i giorni?
I settori più nel mirino nei prossimi anni sono e saranno la pubblica amministrazione, la sanità, la filiera alimentare e logistica e il comparto economico-finanziario. Pensiamo a cosa significa bloccare i server della Grande Distribuzione Organizzata o della logistica. Si rischia di paralizzare l'approvvigionamento dei beni essenziali, condizionando la vita quotidiana dei cittadini. Oppure un attacco ransomware a una struttura ospedaliera. In tal caso il pericolo non è solo finanziario o reputazionale, ma riguarda direttamente la salute e la vita delle persone. Il tempo medio di individuazione di un attacco in Italia attualmente, purtroppo, resta elevato. Se non s'intercetta una violazione entro pochi giorni, i costi diretti e indiretti per un'azienda o un ente pubblico pertanto lievitano in maniera devastante.
Come si stanno evolvendo le "cyber mafie" con l'avvento dell'Intelligenza Artificiale?
L'Intelligenza Artificiale nelle mani dei gruppi criminali rappresenta una delle minacce più insidiose per la sicurezza globale. L'IA permette di automatizzare attacchi informatici complessi, creare campagne di phishing estremamente realistiche e su misura, fino al perfezionamento di tecniche di deepfake per truffe finanziarie o estorsioni ad alto livello. Inoltre, l'utilizzo degli algoritmi e della tecnologia a registro distribuito (blockchain) consente un riciclaggio di denaro immensamente più rapido e difficile da tracciare rispetto al passato. La criminalità oggi corre alla velocità del gigabit, mentre la giustizia e le normative spesso muovono passi da tartaruga.
Che cosa occorrerebbe fare per affrontare e mitigare in maniera efficace questi attacchi?
Serve un approccio sistemico e strutturato basato su tre pilastri principali: A) Investimento nel capitale umano. Prima ancora dell'hardware o del software, la vera falla della sicurezza informatica è spesso l'elemento umano. Bisogna investire massicciamente nella formazione. Occorre diffondere una vera e propria "cultura della cyber sicurezza" a partire dalla pubblica amministrazione fino alle piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto del nostro Paese. B) Cooperazione internazionale e adeguamento normativo.
Le cyber mafie ignorano i confini geografici. Un attacco lanciato in Italia può essere ideato in Sudamerica ed eseguito tramite server situati nell'Europa dell'Est. È indispensabile che l'Unione Europea superi le attuali lacune legislative e crei protocolli di risposta immediata e condivisione di informazioni (threat intelligence) trasparenti ed efficienti. C) Resilienza e partnership pubblico-privato. Le infrastrutture critiche sono in buona parte in mani private.
È fondamentale rafforzare la sinergia tra l'Agenzia per la Cyber sicurezza Nazionale, le forze dell'ordine e il privato strategico. Non basta proteggersi dai perimetri esterni ma occorre sviluppare la capacità di "resilienza", cioè saper continuare a operare e ripristinare tempestivamente i sistemi anche mentre si subisce un attentato.
Dalla sua esperienza all’estero qual è il messaggio finale che vorrebbe lanciare alle istituzioni e ai cittadini?
La sfida del prossimo futuro non si giocherà soltanto sul controllo fisico del territorio, ma sulla difesa della sovranità dei dati e sulla protezione dei sistemi digitali da cui dipende la nostra vita quotidiana. La cyber sicurezza non va vista come un mero costo burocratico o tecnico, ma come un investimento fondamentale sulla democrazia, sulla legalità e sul futuro economico della nostra Nazione.