Crisi della pelletteria, in Toscana una fase di debolezza
Il distretto della pelletteria di Firenze–Scandicci resta uno snodo centrale del lusso internazionale, ma continua ad attraversare una fase di debolezza. Dal tavolo metropolitano convocato mercoledì dalla Città Metropolitana di Firenze emerge un miglioramento nell’ultimo trimestre rispetto al picco negativo dei mesi precedenti, senza tuttavia segnali di ripresa tali da far presagire una rapida e consistente inversione di tendenza.
«Se, come illustrato da Irpet, il sistema moda dà lavoro a oltre un terzo degli addetti manifatturieri toscani ma pesa solo per poco più del 5% della ricchezza prodotta in regione – afferma Simone Balducci, presidente CNA Federmoda Firenze – vuol dire che qui si lavora tantissimo, ma che la parte più consistente dei guadagni finisce altrove, mentre a chi produce, imprese e lavoratori, resta una quota troppo bassa. In altre parole, qui si produce valore, ma a chi produce ne resta troppo poco».
«Se alla produzione arriva una quota troppo bassa del prezzo finale, le imprese non riescono a coprire i costi né a programmare investimenti. Senza una giusta remunerazione del lavoro, il sistema nel suo complesso non è sostenibile» prosegue Balducci. Un tema già affrontato nello studio realizzato da CNA Toscana con Fondazione Opera e Università di Firenze, presentato nel 2023.
Proprio il peso occupazionale del settore rende necessario, secondo CNA, un cambio di approccio nelle politiche di gestione della crisi. «Le imprese della moda fiorentina e toscana – sottolinea Balducci – hanno spesso pochi dipendenti ciascuna, ma se considerate nel loro insieme danno lavoro a migliaia di persone. Per questo chiediamo che vengano riconosciute e trattate insieme nei tavoli di crisi regionali come un’unica grande realtà produttiva, al pari delle principali vertenze industriali della regione, dalle acciaierie di Piombino all’ex Gkn».
A fotografare la situazione del comparto sono anche i dati sugli ammortizzatori sociali. Secondo i dati di Ebret, Ente bilaterale dell’artigianato toscano, da gennaio a novembre 2025 nel settore della pelletteria 129 aziende artigiane hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, coinvolgendo 1.247 lavoratori, per un costo complessivo di oltre 1,8 milioni di euro. Numeri in calo rispetto allo stesso periodo del 2024 (-34% di aziende, -32% di lavoratori e -54% di spesa), un trend che si conferma anche a Scandicci, polo per antonomasia del comparto (-39% di aziende, -12% di lavoratori coinvolti e -35% di spesa).
«Questi dati non raccontano una ripresa – sottolinea Balducci – ma uno stallo pericoloso. La diminuzione della cassa integrazione potrebbe essere letta come un segnale positivo, mentre molte imprese hanno semplicemente esaurito le settimane di ammortizzatori disponibili, sei mesi ogni due anni, oppure purtroppo non esistono più»
Un quadro che trova conferma nei dati di Movimprese–Infocamere. Nella Città Metropolitana di Firenze, nel 2025, le imprese artigiane attive nella pelletteria erano 2.180, il 5% in meno rispetto al 2024. Le cessazioni sono state invece 273, con un aumento del 14% su base annua. Un dato che assume un peso ancora maggiore se si considera che il 67% delle imprese artigiane della pelletteria toscana è concentrato nell’area fiorentina, dove si trova il principale polo del lusso regionale.
CNA propone anche di rafforzare l’autonomia industriale del comparto. «Nella pelletteria – osserva Balducci – chi produce in conto proprio oggi regge meglio. Per questo occorre accompagnare l’artigianato verso produzioni autonome, con linee e marchi propri, o quantomeno miste».
Una scelta che, secondo CNA, deve andare di pari passo con una diversificazione della clientela: sia sul piano geografico, guardando a nuovi mercati internazionali, sia su quello industriale, puntando su brand emergenti e ampliando il portafoglio oltre le grandi griffe del lusso.
CNA chiede inoltre che il tavolo metropolitano diventi operativo. «Una sede in cui si assumano decisioni e impegni concreti, allargando la platea degli attori coinvolti: rappresentanze delle imprese, sindacati, grandi marchi, istituzioni italiane e straniere ed enti formativi. Il distretto ha bisogno di scelte, non di attese», conclude Balducci.