Coppa Italia: la preparazione per la prossima partita contro il Como
Nel calcio, l'umore di una piazza può cambiare nel volgere di novanta minuti. Mentre una squadra si ritrova a gestire le scorie psicologiche di una sconfitta interna inaspettata, l'altra vola sulle ali di un entusiasmo travolgente, alimentato da una pioggia di gol. Questo è il quadro, netto e contrastante, che accompagna la marcia di avvicinamento alla sfida di Coppa Italia tra Fiorentina e Como. Due stati d'animo opposti, due parabole che si incroceranno sul rettangolo verde: riuscirà la solidità dei singoli a prevalere sulla forza d'urto di un collettivo in stato di grazia, o sarà il blasone a dettare legge?
Allo stadio Sinigaglia, il Como 1907 ha messo in scena una prova di forza che ha i contorni del messaggio bellico per tutto il campionato. Il 6-0 rifilato al Torino non è stato solo un successo numerico, ma una dimostrazione di onnipotenza offensiva. La "macchina" di Fabregas ha girato a ritmi altissimi, sbloccando la gara con Tasos Douvikas su assist chirurgico di Lucas Da Cunha.
Il raddoppio è arrivato già al 16’ grazie a Martin Baturina, innescato da Álex Valle, ma è nella ripresa che l'uragano si è scatenato. Un rigore di Da Cunha, la doppietta personale di Douvikas, il primo acuto di Kühn e il sigillo finale di Maxence Caqueret al 76’ hanno certificato un dato allarmante per i futuri avversari: questo Como sa colpire in ogni modo e con chiunque.
Di segno diametralmente opposto è il clima che si respira a Firenze. I viola sono reduci da un brutto scivolone interno per 1-2 contro il Cagliari di Fabio Pisacane. I rossoblù hanno espugnato il campo grazie al cinismo di Semih Kılıçsoy e Marco Palestra, mettendo a nudo le fragilità difensive di una Fiorentina apparsa appannata proprio alla vigilia di un appuntamento da "dentro o fuori". La reazione, però, deve essere immediata. Non c'è tempo per le analisi post-partita o per i rimpianti: la squadra è tornata in campo già oggi per una sessione di allenamento punitiva e riparatrice. Nel calcio moderno, il lutto sportivo dura poche ore; la testa deve essere già proiettata alla battaglia di coppa.
Nonostante il risultato amaro, la Fiorentina può aggrapparsi a una piccola luce individuale che squarcia il velo di negatività: il primo sigillo in maglia viola di Marco Brescianini. Un gol che, seppur inutile ai fini del tabellino, pesa moltissimo sul piano psicologico per il centrocampista.In una notte da dimenticare, il primo sigillo di Marco Brescianini brilla come la promessa di un’anima che non accetta la resa, un punto di ripartenza per un gruppo chiamato a ritrovarsi. Questo traguardo personale è l'unica nota lieta da cui ripartire. Per Brescianini è l'inizio di un nuovo capitolo; per la Fiorentina, è la dimostrazione che il talento c'è, ma va orchestrato meglio.
Il confronto tra le due compagini evidenzia una discrepanza tattica evidente. Il Como arriva alla sfida con una pericolosità distribuita: ben cinque marcatori diversi nell'ultima gara testimoniano un gioco corale dove chiunque può trasformarsi in finalizzatore. Questa "fame" insaziabile, che ha portato i lariani a spingere fino al 76°, contrasta con le difficoltà della Fiorentina nel ribaltare l'inerzia del match contro il Cagliari.
Mentre i viola sembrano dipendere dal guizzo del singolo, il Como gioca a memoria. La sfida di Coppa Italia sarà dunque una battaglia tra la voglia di riscatto di una "grande" ferita e la fluidità di manovra di una realtà che non ha più voglia di essere considerata una sorpresa. La pressione è tutta sulle spalle della Fiorentina. La sfida imminente non è solo una partita di calcio, ma un test di maturità: da una parte la necessità di soffocare le critiche, dall'altra l'entusiasmo straripante di un Como che gioca con la leggerezza di chi sa di poter segnare a ogni folata.