Caso Alia-Plures: tra ​bollette e milioni scomparsi

Redazione Nove da Firenze

Le famiglie e imprese di Firenze e Prato aprono la busta della TARI con la rassegnazione di chi sa di dover pagare per un servizio essenziale. Ma tra i corridoi di Palazzo Vecchio e le sedi operative della gestione rifiuti, sta emergendo una realtà inquietante: e se i costi che determinano quella cifra fossero considerati un segreto finanziario inaccessibile ai cittadini?

È il paradosso del caso Alia-Plures, la grande multiutility toscana al centro di un corto circuito tra gestione pubblica e logiche di mercato. Quella che dovrebbe essere una trasparente rendicontazione di un servizio pubblico è diventata oggetto di una battaglia legale e burocratica, dove i dati sui rifiuti vengono trattati quasi come un segreto industriale. La domanda che sorge spontanea è provocatoria ma necessaria: in un sistema democratico, è accettabile che il costo della spazzatura diventi un’informazione finanziaria riservata per proteggere gli investitori a discapito dei contribuenti?

Al centro di questa tempesta contabile brilla un caso che non ha eguali nella storia recente delle società partecipate italiane: un bilancio prima approvato, poi regolarmente certificato e infine ritirato. Il motivo ufficiale è un presunto errore di valutazione da ben 58 milioni di euro.

Questa anomalia non è emersa per iniziativa spontanea dell'azienda, ma grazie alla denuncia di Paolo Bambagioni, consigliere comunale a Firenze, che ha scoperchiato un "unicum" nelle multiutility nazionali. Invece di una trasparente pubblicazione dei documenti ufficiali che spiegassero il buco, la società ha preferito rifugiarsi dietro un laconico comunicato stampa. Questa opacità non riguarda solo i tecnici della contabilità, ma mina alla base il patto di fiducia con i cittadini di un intero territorio.

"Si tratta di un unicum nella storia delle multiutility pubbliche italiane. Un'anomalia gravissima, coperta da un comunicato stampa al posto dei documenti ufficiali, che solleva interrogativi serissimi sulla tenuta contabile e sulla trasparenza di un gruppo di cui anche il Comune di Prato è protagonista." dichiara Jonathan Targetti, Consigliere Comunale di Prato (L'Alternativa C'è).

Il punto più surreale dell'intera vicenda riguarda la strategia difensiva di Plures S.p.A. di fronte alle richieste di accesso civico sui costi del servizio. Per negare i dati, la società ha sfoderato un argomento da alta finanza: i costi dei rifiuti costituirebbero "informazioni privilegiate" ai sensi del Regolamento UE n. 596/2014, la normativa nata per contrastare l'abuso di mercato e l'insider trading.

Poiché Plures ha emesso un bond quotato sui mercati finanziari, la trasparenza verso il cittadino-utente viene sacrificata sull'altare della tutela degli obbligazionisti. Il Comune di Firenze, che è il socio di maggioranza con il 36,99% del capitale, si trova così in una posizione schizofrenica: una società quasi totalmente pubblica che usa leggi europee sui mercati regolamentati per nascondere i propri conti ai cittadini che la possiedono. Sebbene l'autorità d'ambito ATO Toscana Centro abbia rigettato questa impostazione, la vittoria per la trasparenza è stata solo parziale: i database di unbundling (la contabilità separata per singole voci di costo) restano tuttora inaccessibili, mantenendo il cuore del segreto ben protetto.

Mentre i vertici aziendali e la politica si accapigliano su regolamenti europei, i riflessi di questa gestione si abbattono direttamente sui portafogli. Negli ultimi due anni, la TARI è aumentata del 15% sia per le famiglie che per le imprese pratesi. A fronte di rincari, la politica non ha offerto spiegazioni convincenti, né ha promosso una reale riflessione pubblica. Al contrario, l'opacità sembra aumentare proporzionalmente alle tariffe. Un esempio lampante è l’operazione Gida-Alia, un passaggio di quote societarie su cui pende già un esposto formale presentato per fare luce su modalità e convenienza territoriale. È il costo dell’opacità: cittadini che pagano di più ricevendo in cambio meno informazioni su come vengono gestiti i propri soldi.

Un altro pilastro della resistenza di Plures è il timore del "pregiudizio reputazionale". La società ha sostenuto che divulgare documenti contabili potrebbe portare a "rappresentazioni distorte" e danni all'immagine del gestore. Ma una società che gestisce un servizio essenziale in regime di monopolio, finanziata interamente dalle tariffe dei cittadini, antepone la propria "brand image" al diritto di informazione? La difesa della reputazione diventa così lo scudo dietro cui nascondere le inefficienze, una logica che Dmitrij Palagi ha duramente contestato.

"Davvero se troviamo informazioni che riteniamo siano di rilevanza pubblica dovremmo rimanere in silenzio? Una società che gestisce un servizio pubblico essenziale, finanziato dalle tariffe di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini, ha opposto la propria immagine aziendale al diritto alla trasparenza." dichiara Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.

Il caso Alia-Plures è il sintomo di un modello di governance ormai al tramonto, basato sulle "nomine di fedeltà" e sulla spartizione di posti di sottogoverno come ricompensa politica. A Prato, il sindaco Matteo Biffoni ha promesso una "nuova stagione" per il suo mandato, ma la prova del nove sarà la gestione delle partecipate.

Il mandato di Nicola Ciolini, vice Presidente di Plures, è in scadenza. La richiesta che arriva dalle opposizioni è netta: basta con le logiche correntizie di Via Carraia (la sede del PD pratese). Serve una classe dirigente indipendente, manageriale e competente, che risponda agli interessi dei cittadini piuttosto che agli equilibri dei partiti. La "nuova stagione" non può essere solo uno slogan elettorale, ma deve tradursi in un rinnovamento totale dei vertici che hanno avallato anni di segretezza.

La vicenda Alia-Plures non è un cavillo tecnico per addetti ai lavori, ma una battaglia per la democrazia locale. Quando le utility pubbliche si trasformano in attori finanziari globali, il rischio è che il controllo dei cittadini svanisca tra le pieghe di regolamenti sui mercati azionari e obbligazioni quotate. È necessario ripristinare il controllo democratico sui servizi essenziali, come ricordano da anni i movimenti per l'acqua pubblica. La trasparenza non è un rischio per la concorrenza, ma l'unico antidoto alla gestione arbitraria del bene comune. In un sistema dove le bollette diventano segreti finanziari, resta una domanda aperta: chi proteggerà davvero il diritto del cittadino di sapere come viene speso ogni singolo euro della propria TARI? Se la politica non darà risposte, a parlare resteranno solo le carte dei tribunali e le tasche sempre più vuote dei contribuenti.