​Ascoltare l'invisibile: il futuro della scienza a Cascina

Redazione Nove da Firenze

Per millenni l'umanità ha studiato l'Universo limitandosi a "guardare" la luce emessa dalle stelle e dai corpi celesti. Oggi stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione scientifica e tecnologica: siamo finalmente in grado di "ascoltare" il cosmo attraverso le vibrazioni dello spazio-tempo, cogliendo l'eco di eventi violenti e remoti avvenuti a milioni o miliardi di anni luce da noi.

Questo straordinario cambio di paradigma vede l'Italia e l'Europa nel ruolo di dirette protagoniste. Dalle strutture dell'Osservatorio Gravitazionale Europeo a Cascina, in Toscana — casa dell'interferometro Virgo — la ricerca scientifica sta tracciando nuove rotte per la comprensione del cosmo.

La storia dell'interferometro Virgo inizia nei primi anni '80 dall'incontro tra due fisici visionari: l'italiano Adalberto Giazotto e il francese Alain Brillet. Nel 1989, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il CNRS francese decisero di scommettere sulla loro idea, finanziando il progetto per la costruzione di un grande rivelatore europeo.

All'epoca, gran parte della comunità scientifica internazionale guardava all'impresa con profondo scetticismo. I tentativi passati di catturare i segnali gravitazionali — come quelli condotti da Joseph Weber alla fine degli anni '60 con le sue barre risonanti — si erano rivelati dei fallimenti, e le sfide tecnologiche da affrontare apparivano insormontabili. Intercettare un'onda gravitazionale significa infatti misurare deformazioni dello spazio-tempo inferiori alle dimensioni di un nucleo atomico, pari a un millesimo del diametro di un protone (un milionesimo di miliardesimo di millimetro).

"Rivelare le onde gravitazionali era la più folle delle imprese" Questa celebre frase di Adalberto Giazotto racchiude l'audacia di una sfida durata oltre trent'anni. La tenacia di più generazioni di ricercatori e ricercatrici ha saputo trasformare quella che molti giudicavano una scommessa impossibile in una delle scoperte più straordinarie della storia della scienza, coronata dal Premio Nobel per la Fisica.

L'11 febbraio 2016 è stata annunciata al mondo la prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali, avvenuta in contemporanea a Washington e presso l'Osservatorio Gravitazionale Europeo di Cascina. Quell'annuncio non ha soltanto confermato la Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein, ma ha fornito all'umanità un vero e proprio "nuovo senso" per esplorare il cosmo.

Il momento di svolta definitivo si è compiuto il 17 agosto 2017. Per la prima volta, gli interferometri LIGO e Virgo hanno identificato congiuntamente il segnale gravitazionale generato dalla fusione di due stelle di neutroni.

Grazie alla precisa triangolazione garantita dalla rete di rivelatori, è stato possibile comunicare la posizione esatta dell'evento ad oltre 70 telescopi terrestri e spaziali. Per la prima volta nella storia, gli astronomi hanno potuto osservare contemporaneamente lo stesso fenomeno sia attraverso le increspature dello spazio-tempo sia tramite segnali elettromagnetici (luce visibile, raggi X, raggi gamma, onde radio). È nata così l'Astronomia Multimessaggera, una disciplina rivoluzionaria che ci permette di studiare buchi neri e collisioni cosmiche combinando l'ascolto delle vibrazioni spaziotemporali con la rilevazione della luce.

Catturare segnali così deboli ha richiesto lo sviluppo di soluzioni ingegneristiche ai limiti della fisica applicata:

La grande ricerca sulle onde gravitazionali ha superato i confini delle aule universitarie per aprirsi alla collaborazione di tutti. Attraverso l'applicazione online GWitchHunters, sviluppata da EGO nell'ambito dei programmi di citizen science, chiunque può lavorare al fianco degli scienziati.

I dati raccolti dai rivelatori sono infatti continuamente disturbati da segnali spuri di origine ambientale o strumentale, chiamati glitch.

Dopo una breve formazione online, utenti di ogni età ed estrazione possono analizzare i grafici dei segnali per identificare e classificare questi disturbi. In questo compito, l'occhio e l'orecchio umano si rivelano straordinariamente efficaci nel riconoscere pattern complessi, irregolari o del tutto nuovi che spesso sfuggono agli algoritmi automatici. Questa sinergia tra intelligenza umana e machine learning abbatte le barriere della "torre d'avorio" scientifica, trasformando l'astrofisica di punta in un'esperienza aperta, partecipativa e comunitaria.

Il prossimo salto generazionale della fisica gravitazionale si chiama Einstein Telescope, un rivelatore di terza generazione caratterizzato da bracci sotterranei da 4 a 5 volte più lunghi di quelli di Virgo. L'Italia è ufficialmente candidata a ospitare quest'opera colossale presso la miniera dismessa di Sos Enattos (nel Nuorese, in Sardegna), un luogo ideale per via del suo eccezionale silenzio sismico e dell'assenza di attività umane invasive.

ET sarà in grado di osservare un volume di Universo almeno 1.000 volte maggiore rispetto agli strumenti attuali. L'opera prevede un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro, destinato a generare un volume d'affari quasi quadruplo, con circa il 70% dell'impatto economico a ricaduta diretta sul territorio regionale nei settori dell'edilizia, della meccanica, dell'ingegneria e della formazione STEM.

Intorno alla candidatura si è consolidata una solida alleanza istituzionale e scientifica guidata dalla Sardegna (con la Presidente Alessandra Todde), dalla Toscana (con il Presidente Eugenio Giani, forte del know-how di Virgo) e dall'Umbria (con la Presidente Stefania Proietti e il laboratorio CAOS, Centro Applicazioni per le Onde gravitazionali e la Sismologia), sostenuta dal Governo italiano, dall'INFN, dal MUR e dal MAECI.

La fisica contemporanea ci ricorda che conosciamo appena il 5% della materia e dell'energia che popolano il cosmo; il restante 95% è costituito da materia oscura ed energia oscura, entità di cui ignoriamo ancora la natura.

I continui potenziamenti di Virgo, la futura realizzazione dell'Einstein Telescope e la missione spaziale LISA dell'ESA spingeranno la sensibilità dei nostri strumenti fino ai confini dello spazio e del tempo, con l'obiettivo di catturare l'eco gravitazionale risalente al momento della creazione.