Addio al metro d’altezza sui bus di Firenze
Fino a poco tempo fa, per capire se un bambino dovesse pagare il biglietto dell’autobus a Firenze, il parametro non era l'età, ma il centimetro. Genitori e nonni si ritrovavano spesso a misurare la statura dei piccoli alla fermata, sperando che non avessero ancora superato la fatidica soglia del "metro di altezza". Un’immagine quasi d’altri tempi che sta finalmente per scomparire, sostituita da una riforma attesa che però porta con sé un retrogusto amaro: un nuovo, sensibile rincaro dei titoli di viaggio.
Siamo nel giugno 2026 e la mobilità fiorentina si trova a un bivio. La recente decisione della Regione Toscana di aggiornare le tariffe ha acceso un dibattito che va oltre il semplice costo di una corsa: è una discussione che tocca l'equità sociale, la qualità del servizio e il modello stesso di gestione del trasporto pubblico. In questo scenario, cerchiamo di spiegare cosa sta cambiando davvero e perché il paradosso dei prezzi in aumento convive con nuove, necessarie agevolazioni.
Una delle novità più significative, e certamente la più simbolica, riguarda la gratuità per i minori. Per anni la Toscana ha applicato un criterio considerato da molti "ingiusto e anacronistico": il viaggio gratuito era riservato solo a chi non superava il metro d'altezza, una misura che mediamente i bambini raggiungono intorno ai 5 o 6 anni, ben prima di concludere il primo ciclo scolastico.
Con le nuove disposizioni, la gratuità viene finalmente slegata dalla statura e ancorata all'età anagrafica: il servizio sarà gratuito per tutti i bambini e le bambine fino al compimento dell'undicesimo anno di età. Il gruppo consiliare AVS-Ecolò, che aveva presentato una mozione in merito già nel marzo precedente, ha accolto la notizia come una vittoria politica, pur ricordando che la richiesta originale puntava a estendere la soglia fino ai 14 anni: “Abbiamo appreso [...] che in questa revisione è rientrato anche un cambio importante nelle politiche tariffarie per i più giovani: in tutta la Regione non avremo più la gratuità sotto il metro di altezza ma sarà gratis il servizio per tutti i bambini e le bambine fino al compimento dell'undicesimo anno di età. Come gruppo consiliare avevamo chiesto a gran voce queste modifiche [...] considerando la misura relativa all'altezza anacronistica e ingiusta”.
A bilanciare questa conquista sociale arriva però la notizia economica: dal 1° agosto il biglietto urbano passerà da 1,70€ a 2,00€. Si tratta di un aumento del 17%, il terzo rincaro in appena tre anni (nel 2023 si era passati da 1,50€ a 1,70€).
È importante sottolineare che questo aumento non è un ineludibile effetto dell’inflazione galoppante. Come emerge dall'analisi di Sinistra Progetto Comune, una parte del rincaro deriva da uno "scatto fisso" del 7% previsto dall'articolo 8 del contratto di servizio firmato nel 2020. Tradurre questa clausola in un aumento a carico dell'utenza è una scelta politica: negli anni 2024 e 2025, infatti, la Regione aveva scelto di "sterilizzare" gli aumenti coprendo i costi con risorse proprie. Quest'anno, la decisione è stata diversa.
Il dato che più deve far riflettere riguarda l'impatto economico di questi rincari. Il trasporto pubblico locale è finanziato per circa il 70% da denaro pubblico; i ricavi derivanti dalla vendita dei singoli biglietti coprono appena il 15% del sistema. Eppure, per il cittadino, passare da 1,50€ a 2,00€ in tre anni rappresenta un aggravio pesante e "regressivo".
In economia, una misura si definisce regressiva quando colpisce in proporzione maggiore chi ha redditi più bassi. In questo caso, il rincaro penalizza chi non ha alternative all'auto per ragioni economiche, mentre non risolve affatto il problema strutturale del gestore. Autolinee Toscane ha infatti chiuso il 2024 con una perdita di 27 milioni di euro, a fronte di un disequilibrio stimato in circa 310 milioni sull'intera concessione.
Se la politica decide di chiedere un sacrificio economico ai cittadini, la contropartita non può essere solo contabile, ma deve riguardare la qualità percepita. Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista, ha evidenziato come il vero nodo non sia solo il biglietto occasionale da due euro, ma la protezione di chi usa il bus ogni giorno: pendolari, studenti e lavoratori che hanno visto aumentare anche i costi degli abbonamenti.
La richiesta è che non ci siano più alibi sulla puntualità e sull'affidabilità. Per questo motivo, il gestore è stato convocato in Commissione per rendere conto di criticità che i cittadini segnalano quotidianamente. I punti fermi richiesti sono tre:
- Puntualità rigorosa delle corse.
- Affidabilità del servizio (meno corse saltate).
- Comfort e manutenzione dei mezzi (spesso carente a causa delle esternalizzazioni).
Oltre la gestione immediata dei rincari, si sta facendo strada una proposta che richiama il modello del "socialismo municipale" delle origini: avviare uno studio di fattibilità per la progressiva gratuità del trasporto pubblico. Non si tratta di un'utopia, ma di una mozione formalmente depositata in Consiglio Comunale.
L'idea è quella di guardare a modelli europei già esistenti, come Dunkerque, Lussemburgo o Tallinn. La gratuità non viene proposta come un semplice slogan elettorale, ma come un obiettivo di giustizia climatica e sociale da "disegnare con cura", come suggerito anche dalla Corte dei Conti francese, per garantire che il servizio rimanga sostenibile e di alta qualità pur essendo finanziato interamente dalla fiscalità generale.
Firenze si trova oggi a un bivio. Da una parte c'è la gestione di contratti decennali rigidi, che prevedono rincari automatici e scarsi margini di manovra; dall'altra c'è la possibilità di immaginare la mobilità come un servizio pubblico essenziale, simile alla sanità o all'istruzione.
La fine della "regola del metro" è un passo importante verso la civiltà, ma il rincaro del biglietto ci ricorda che il percorso è ancora lungo. La domanda che resta aperta per l'amministrazione e per i cittadini è profonda: siamo pronti a scommettere su un modello di città dove muoversi sia un diritto garantito e gratuito, o resteremo vincolati a logiche contrattuali che penalizzano proprio chi avrebbe più bisogno di lasciare l'auto a casa?