Acqua: il mistero della scomparsa di un'email di Publiacqua

Redazione Nove da Firenze

Ogni volta che apriamo il rubinetto nelle nostre case, compiamo un gesto di fiducia verso un sistema invisibile. Eppure, dietro quel flusso costante, si sta consumando un corto circuito che intreccia diritto amministrativo, alta finanza e politica territoriale. Mentre il cittadino paga la bolletta, la "Multiutility" toscana sta giocando una scommessa da quasi un miliardo di euro su un tavolo giuridico. Il debito della capogruppo Alia/Plures è esploso dell'170%, passando da 323 a 873 milioni di euro, poggiando su un'architettura che oggi rischia di crollare sotto il peso di una sentenza "congelata". L'operazione Multiutility è davvero il futuro dei servizi pubblici o un azzardo finanziario nato sotto una stella giuridicamente incerta?

Il 21 maggio 2026, la Corte d’Appello di Firenze ha cristallizzato quello che gli esperti definiscono un "limbo amministrativo". Pronunciandosi sul ricorso di Acque Blu Fiorentine, i giudici hanno confermato la validità della Sentenza n. 1298/2026 del 10 marzo, che riconosceva a Plures la proprietà delle quote (portandola a oltre il 98%). Tuttavia, la Corte ha introdotto una distinzione tecnica che cambia la sostanza dei fatti.

Se l'effetto dichiarativo (la proprietà sulla carta) resta fermo, i cosiddetti "capi condannatori" sono stati sospesi. In termini pratici: l'obbligo materiale di trasferire le azioni, il pagamento dei 122,3 milioni di euro, la restituzione degli 8 milioni di dividendi e la pesante penale di 10.000 euro al giorno per il ritardo sono stati congelati in attesa del giudizio di merito. Plures si ritrova così proprietaria di un bene che non può ancora "impugnare" né consolidare pienamente, rendendo la sua vittoria un paradosso legale: il controllo è riconosciuto in punto di diritto, ma inesercitabile nei fatti.

In questo clima di incertezza, un episodio ha scosso Publiacqua. Il 21 maggio 2026, alle ore 16:52 — in perfetta coincidenza con la diffusione dell'ordinanza della Corte — l’Amministratore Delegato Paolo Saccani ha inviato una comunicazione interna ai dipendenti. Un'email dai toni allarmanti che è stata fatta sparire dai server poco dopo l'invio.

Nel testo, Saccani ammetteva tre criticità: l'assenza di esecutività della sentenza di marzo, la permanenza di ABF come socio effettivo e l'impossibilità legale di procedere con l'affidamento in-house: "Con questa Ordinanza della Corte d'Appello non è ad oggi, di conseguenza, più possibile l'affidamento del servizio idrico integrato a Publiacqua, mancando il requisito dell'intera partecipazione pubblica richiesto dalla normativa vigente per l'affidamento secondo il modello in house providing."

La soluzione prospettata dal CEO era drastica: l'abbandono del percorso attuale in favore di una "NewCo" interamente pubblica. La sparizione di questa analisi tecnica suggerisce una frattura tra la gestione operativa e la strategia politica dei soci. Alia/Plures ha costruito il proprio piano industriale su un'esposizione massiccia:

Se il "limbo" della Corte d'Appello impedisce il consolidamento formale del 100% delle quote, le banche potrebbero attivare le clausole di salvaguardia, chiedendo il rientro immediato dei capitali. È il ritratto di un castello di carte finanziario edificato su una premessa giuridica — l'uscita forzata del socio privato — che era contestata da anni e che oggi è ufficialmente bloccata.

Nonostante l'allarme del CEO, la posizione ufficiale dell'Autorità Idrica Toscana resta ancorata alla delibera n. 12/2016 del 28 aprile 2026, che prevede il nuovo affidamento a Plures entro il primo giorno del 2027. Ma la realtà tecnica racconta una storia diversa. Senza la totalità delle quote, l'affidamento in-house è nullo per violazione del D.Lgs. 175/2016.

L'ipotesi di una "NewCo" — citata nell'email di Saccani — rappresenterebbe una disfatta politica ed economica. Creare un nuovo soggetto significherebbe ridiscutere contratti di lavoro per migliaia di dipendenti, trasferire asset materiali e rinegoziare ogni singola fornitura, un'impresa impossibile da completare entro il 31 dicembre 2026. Chi beneficia oggi di questa paralisi?

Il nervosismo dei mercati è palpabile. Il bilancio 2025 di Plures, inizialmente celebrato con enfasi comunicativa, è stato ritirato a fine aprile. Ancora più grave è l'indiscrezione sul ritiro del parere di revisione da parte di PricewaterhouseCoopers S.p.A., un segnale che solitamente precede tempeste finanziarie di rara intensità.

Il Comune di Firenze, socio di riferimento con il 36,8%, non può più limitarsi al ruolo di spettatore. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni non è solo una battaglia di bandiera, ma una necessità di tutela del patrimonio pubblico. Come sottolineato duramente da Dmitrij Palagi: "Chi ha permesso a questa operazione di finire in acque così incerte deve rispondere politicamente del modo in cui la dirigenza di ALIA-Plures sembra aver scelto di porsi con i Comuni."

Il conto alla rovescia è iniziato. Il 31 dicembre 2026 scadrà la proroga tecnica della gestione idrica. Oltre quella data, per 1,5 milioni di utenti nell'area metropolitana fiorentina, si apre l'incognita del vuoto gestionale.

L'acqua è un bene comune, ma la sua gestione a Firenze è stata trasformata in una complessa architettura di derivati e contenziosi. Se l'operazione Multiutility dovesse fallire sotto il peso dei propri debiti e dei propri errori legali, non saranno solo i manager a pagarne le conseguenze. La domanda resta sospesa sopra i palazzi del potere: i cittadini toscani sono consapevoli che potrebbero pagare il prezzo di una scommessa finanziaria nata sotto una stella così incerta?