Acqua e utili: svolta inattesa in Toscana
Può un’azienda che macina profitti da record essere, al contempo, al centro di una spinta politica che punta a depotenziarne la logica di mercato? Il futuro dei servizi pubblici essenziali in Italia si gioca oggi su questo crinale sottile. Da un lato, i colossi delle utility come ACEA dimostrano una solidità finanziaria senza precedenti, toccando i "massimi storici"; dall’altro, cresce la pressione dei territori per riportare la gestione dell'acqua sotto un controllo pubblico più stretto e lontano dalle dinamiche della Borsa.
La recente sentenza del Tribunale di Firenze su Publiacqua delinea uno scenario paradossale: mentre la finanza festeggia dividendi record, la politica è autorizzata ad avviare una rivoluzione "in-house" che sfida il modello della società mista, segnando un punto di rottura nella geografia industriale dei servizi idrici del Centro Italia.
Il 2025 passerà alla storia come l'anno d'oro per ACEA. Il gruppo ha chiuso l'esercizio con un EBITDA pro-forma di 1.420 milioni di euro (+7% rispetto al 2024) e un utile netto di 481 milioni di euro, segnando un balzo del 45%. A guidare questa performance è stata la "focalizzazione sui business regolati" e una straordinaria gestione del portafoglio, culminata nella plusvalenza di 111,3 milioni di euro derivante dalla cessione della rete in alta tensione a Terna.
Per gli azionisti, la notizia più rilevante è il dividendo record di 1,20 euro per azione (+26% sul 2024), sostenuto da una ferrea disciplina finanziaria che ha portato il rapporto Net Debt/EBITDA pro-forma a 3,28x, un valore persino migliore della guidance fissata a 3,4-3,5x. Non a caso, Moody’s ha premiato questa solidità elevando il rating a Baa1.
Tuttavia, proprio mentre i mercati applaudono, il Tribunale di Firenze ha imposto che Plures (la società nata dalla trasformazione di Alia) acquisisca la quota del 40% detenuta in Publiacqua da Acque Blu Fiorentine (società controllata al 75% da ACEA). È una ritirata forzata: la concessione, scaduta nel 2024 e attualmente in regime di prorogatio fino a dicembre 2026, vede ACEA pronta all'impugnazione della sentenza per difendere un asset storico.
In Toscana, il cambiamento non è solo giudiziario, ma statutario. Plures, la Multiutility regionale, ha rimosso ufficialmente ogni riferimento alla quotazione in borsa. È la vittoria della "linea Schlein" dei nuovi sindaci che intendono sottrarre l'acqua alle logiche di mercato. Il loro modello si basa su due pilastri politici:
- Affidamento In-House: Il servizio viene assegnato direttamente alla società pubblica, escludendo gare di mercato.
- Controllo Analogo: I Comuni esercitano sulla società un'influenza determinante, trasformandola di fatto in un braccio operativo dell'amministrazione.
Mentre l'europarlamentare Dario Nardella legge in questa mossa il consolidamento di un progetto industriale nato sei anni fa per fare massa critica, Lorenzo Falchi (AVS) parla esplicitamente di una "vittoria storica" della politica sulla finanza, sottolineando come una visione un tempo minoritaria sia ora diventata la strategia di gestione della maggioranza toscana.
Davanti alla contrazione del raggio d'azione locale, ACEA sta attuando un "hedging" geografico e strategico, posizionandosi come operatore infrastrutturale globale. La riduzione del perimetro in Toscana viene compensata dall'espansione internazionale e dalla partecipazione attiva alla Cabina di Regia del Piano Mattei. Due i segnali chiari di questa proiezione esterna:
- Congo: L'aggiudicazione del progetto SAEP Djoué (tramite UNDP) per potenziare l'infrastruttura idrica di Brazzaville.
- Arabia Saudita: Il Memorandum d'Intesa con Mowah per la gestione e il revamping di impianti di depurazione.
Questa strategia permette ad ACEA di esportare il proprio know-how tecnologico in mercati a forte crescita, bilanciando le difficoltà burocratiche e politiche del mercato domestico italiano.
L’efficienza decantata dall'AD Fabrizio Palermo non è solo frutto di tagli, ma di un investimento massiccio in asset tecnologici. Il via libera al nuovo termovalorizzatore di Roma (Santa Palomba) si accompagna a una trasformazione silenziosa: l'automazione.
Attraverso il Robotic Joint Lab creato con l’Istituto Italiano di Tecnologia, ACEA sta introducendo soluzioni robotiche per la manutenzione delle reti. Qui si innesta una mossa di HR intelligente: l'azienda ha stanziato circa 34 milioni di euro per l'isopensione (uno scivolo pensionistico per il turnover). Non si tratta solo di riduzione del personale, ma di una sostituzione strategica: ACEA usa l'isopensione per favorire l'ingresso di nuove professionalità digitali capaci di gestire la manutenzione robotizzata e le infrastrutture intelligenti.
Non tutti, però, leggono questi record come una vittoria priva di ombre. Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) ha sollevato dubbi critici sulla sostenibilità del modello multiutility, appoggiandosi ai rilievi di ATO Toscana Centro che lamenta un'opacità nei dati di bilancio e la mancanza di una "separazione contabile" chiara (full cost accounting).
"Ci pare che si voglia usare l'acqua, mercato con entrate prevedibili, come un bancomat per garantire la costruzione di un colosso che altrimenti avrebbe i piedi d'argilla," denuncia Palagi, temendo che le tariffe idriche servano a coprire l'esposizione debitoria dei servizi ambientali.
La domanda che rimane aperta per i cittadini è se il modello toscano, dichiaratamente pubblico e tecnologico, riuscirà a garantire la stessa capacità di spesa e di innovazione che ACEA ha dimostrato grazie ai suoi record finanziari. La sfida sarà coniugare la sostenibilità delle tariffe richiesta dai territori con i costi immensi di una transizione green che non può permettersi "piedi d'argilla".