Maggio musicale fiorentino: una lettera aperta da Zubin Mehta
Tel Aviv, 31 ottobre 2001
"Cari amici fiorentini e amici tutti del Teatro del Maggio,
anche se in questi giorni mi trovo in Israele, anche se con la Filarmonica di questo martoriato Paese siamo appena tornati da una tournée in India, nazione che confina con il Pakistan, a testimonianza che il terrorismo e la paura non debbono né possono impedirci di fare musica, voglio dire qualcosa a proposito di quanto sta succedendo nel "mio" Teatro di Firenze, al quale sono sempre vicino e che posso tuttavia vedere con gli occhi e con il cuore di chi ne fa parte, ma anche di chi lo osserva e lo sente da luoghi diversi del mondo.
Dico per prima cosa che con questa Direzione, Sovrintendente e Direttore Artistico, io mi riconosco pienamente, perché sono coinvolto quale Direttore Principale nella programmazione, nelle sue linee generali e nella sua qualità complessiva: il Teatro del Maggio Fiorentino ha riconquistato negli ultimi anni un autorevole ruolo internazionale, proprio grazie all'incremento della produzione, ai titoli proposti, ai nomi degli artisti chiamati a realizzarli, che io stesso ho in alcuni casi suggerito.
E sono felice di trovare concordi in questa posizione i miei colleghi musicisti dell'Orchestra.
Del Teatro di Firenze e del suo Festival in Europa, in America, in Giappone si parla ora molto bene, e questo vuol dire che gli sforzi fatti in questi ultimi anni hanno rilanciato la sua immagine. Non capisco allora perché problemi sindacali, come ce ne sono in tutti i teatri del mondo e che possono essere risolti discutendo e mediando, debbano rischiare di metterla in crisi, di offuscarla: questo non fa il bene del Teatro e di chi ci lavora, non aiuta a convincere nuovi sponsor ad investire nella forma di cultura che ci sta più a cuore.
Invece, c'é bisogno che la città di Firenze, soprattutto in momenti come questi, sostenga sempre più attivamente il suo Teatro, e riesca a coinvolgere - da capitale mondiale dell'arte quale é riconosciuta - ancora di più i privati e le imprese.
Il Maggio Musicale é fra le poche istituzioni italiane in grado di poter dialogare e coprodurre con le grandi istituzioni europee: può far questo grazie alla sua credibilità, alla capacità di programmare a lunga scadenza e alla garanzia di spettacoli di qualità, che richiedono, certo, investimenti e spese maggiori di altri teatri.
Io sono e resto legato a Firenze anche per questo, perché Firenze deve respirare cultura internazionale, avere scambi, essere invitata all'estero: deve volare alto, in questi momenti difficili per la storia e per l'umanità, deve dimostrare che la grande cultura é più grande di chi semina angoscia, e di chi pensa che vivere sia solo sopravvivere".
Zubin Mehta