Spari a Firenze: Black lives matter (le anime nere contano)

Fotografie di Alessandro Rella

Il corteo antirazzista attraversa il centro. Presenti anche il presidente della Regione Enrico Rossi, con l’assessore Bugli: "Ci sono elementi che possono far pensare alla matrice razzista dell'omicidio". 20.000 euro per la vedova di Idy Diene. Gli assessori comunali Gianassi e Funaro: «Una bellissima manifestazione pacifica. La migliore possibile per ricordarlo». Sant'Egidio: "Amiamo la nostra città, nessun spazio alla violenza". Forza Italia: “Nardella ha sbagliato a partecipare”


FOTOGRAFIE — FIRENZE– Si è svolta oggi pomeriggio, in forma serena e pacifica, la manifestazione nazionale antirazzista organizzata a Firenze dalle associazioni senegalesi in Toscana per ricordare Idy Diene, ucciso con 5 colpi di pistola lunedì 5 marzo scorso sul ponte Vespucci a Firenze dall'italiano Roberto Pirrone. Il lunghissimo e variopinto corteo da piazza Santa Maria Novella è sfilato pacificamente sul lungarno, fino ad arrivare sul ponte Vespucci, il luogo del brutale omicidio, dove ha sostato per alcuni minuti mentre i partecipanti gridavano "Idy è vivo", "Idy siamo noi", "Idy è vivo e lotta insieme a noi", "Siamo tutti migranti" e "Siamo tutti Idy".

La Regione Toscana assegnerà ventimila euro a Ndeye Rokhaya Mbengue, vedova di Idy Diene, il 54enne ambulante senegalese ucciso da un italiano lunedì scorso sul ponte Vespucci a Firenze. Lo hanno annunciato il presidente Enrico Rossi e l'assessore alla presidenza, Vittorio Bugli, al termine della manifestazione nazionale antirazzista, organizzata dalle associazioni senegalesi della Toscana, a cui entrambi hanno partecipato oggi pomeriggio a Firenze. "Abbiamo voluto – spiegano i due amministratori – compiere questo gesto, che abbiamo già compiuto altre volte per le vittime di attentati, che consideriamo doveroso. Ventimila euro, inutile ripeterlo, non possono in alcun modo risarcire di tanto dolore e di una così grave perdita, ma rappresentano un aiuto per chi si vede strappare chi era anche una fonte di sostentamento per la propria famiglia. Si tratta di un contributo di solidarietà. E sinceramente ci provoca un'emozione ancora più intensa, pensare al duplice, ripetuto dolore della signora Mbengue, moglie di Samb Modou uno dei due senegalesi uccisi in Piazza Dalmazia nel dicembre 2011". A Ndeye Rokhaya Mbengue nel dicembre scorso era stata concessa la cittadinanza italiana per meriti speciali.

"E' stata una grande manifestazione –ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi– riparatrice di una frattura che si era creata con una comunità ferita a morte per ben due volte in pochi anni. Mi colpisce il carattere sereno e pacifico di questo corteo così come vedere i commercianti che hanno tenuto aperti i loro negozi, quando erano stati in molti ad alimentare l'idea che ci sarebbero state tensioni". "Significa – ha aggiunto Enrico Rossi – che c'è un popolo che già convive, che è integrato. Tutte le persone civili e i sinceri democratici devono farsi sentire perché chi alimenta la paura e la strumentalizza venga sconfitto nelle sue idee. Mi ha colpito ancora che la stessa comunità senegalese abbia dichiarato di avere paura. Dobbiamo invece superare, in qualsiasi parte della società si manifestino, queste paure. Si parla del gesto di un folle, ma anche la follia si scatena in un contesto che si vuol costruire, affermando che la vita di un nero vale meno di quella di un bianco. E' un concetto aberrante, da respingere in toto. Il futuro sta invece nell'integrazione, evidente in questo corte, nel dialogo, nel rispetto delle persone e delle leggi. E' questa la vera sicurezza che abbiamo il compito di costruire".

C'era anche l'assessore regionale alla presidenza, Vittorio Bugli, a rappresentare la Regione Toscana oggi pomeriggio: "Sono qui – ha dichiarato Vittorio Bugli – per testimoniare la vicinanza mia e di tutta la regione alla comunità senegalese di Toscana. E per ribadire che va respinta ogni forma di violenza e di razzismo, come da sempre siamo impegnati a fare. Gli inquirenti stanno svolgendo il loro lavoro di accertamento e noi ne aspettiamo fiduciosi e rispettosi gli esiti. Tuttavia ci sono elementi che possono far pensare alla matrice razzista". L'assessore si riferisce ai resoconti e anche ad alcune riprese video che evidenziano come Pirrone abbia evitato di puntare l'arma contro persone con la pelle bianca quando le ha incrociate e come invece l'abbia fatto non appena ha visto Diene. "In ogni caso – ha concluso Vittorio Bugli – quanto è tragicamente accaduto ci richiama a manifestare pubblicamente per dire no ad ogni forma di razzismo e portare la nostra solidarietà ad una comunità, come quella senegalese, che dopo aver mostrato rabbia, lasciandosi andare ad alcuni danneggiamenti, ha poi aperto una sottoscrizione per pagare i danni, dando prova di grande maturità, senso civico e piena appartenenza alla più larga comunità toscana".

«È stata una bellissima manifestazione, partecipata e pacifica. La migliore possibile per ricordare Idy, cosi barbaramente ucciso». Lo hanno dichiarato gli assessori Federico Gianassi e Sara Funaro.
«Ringraziamo i partecipanti perché hanno valorizzato lo spirito dell’iniziativa - hanno aggiunto - un ringraziamento speciale alla Comunità senegalese per l'impegno, la passione e la bravura nell'organizzazione di questo evento. E, in particolare, ai ragazzi senegalesi che hanno gestito il servizio d’ordine della manifestazione. Così come alla Polizia municipale e alle forze dell'ordine che hanno seguito in maniera esemplare e discreta il corteo». 

“Un breve intervento per testimoniare la vicinanza e la solidarietà nei confronti della comunità senegalese. Per testimoniare i valori universali della pace e dell'uguaglianza tra i popoli e di rispetto della diversità tra gli esseri umani. Per dimostrare che i fiorentini di nascita e di adozione sono capaci di unirsi nel nome di questi valori contro il clima di odio e sospetto contro il diverso, contro lo straniero -è il commento di Emanuele Salerno, coordinatore cittadino della campagna “Ero straniero. L’umanità che fa bene”, promossa da Emma Bonino- ho avuto esperienza diretta negli oltre 50 tavoli che abbiamo organizzato che i nostri concittadini hanno capito che l'allarme nei confronti dei migranti è solo un vecchio strumento di agitazione politica utilizzata da alcune forze politiche xenofobe per acquisire visibilità e per speculare sulle paure. Ma noi siamo qui oggi, e ringrazio gli organizzatori e le forze dell'ordine che ci hanno consentito di svolgere questa manifestazione in un clima pacifico e in modo nonviolento, per gridare forte la nostra denuncia contro la violenza che genera violenza, contro la violenza che alimenta la paura, contro ogni forma di discriminazione e di razzismo. Siamo qui per testimoniare che non abbiamo paura dei nostri fratelli, siano questi africani, pakistani, cingalesi, perché ci hanno insegnato che la diversità è ricchezza. Siamo qui oggi per dire che ci impegneremo sempre e con tutti noi stessi per difendere la coesione sociale e la pace e per gridare che uniti siamo più forti dell'odio. E come diceva Pannella, together for ever!

"Amiamo la nostra città, chi ci vive, non lasciamo spazio ad alcuna violenza" la Comunità di Sant'Egidio, che ha fatto una preghiera in memoria di Idy Diene giovedì scorso, ricorda che "Idy era amico di alcuni dei giovani immigrati e richiedenti asilo che frequentano gratuitamente le scuole d'italiano di Sant'Egidio. Siamo vicini ai suoi cari e alla sua comunità e a quanti sono sensibili al dolore di tutti e alla costruzione di una città sempre più umana e disarmata". Idy viene ricordato anche a Medì, la rassegna delle città del Mediterraneo in corso a Livorno su iniziativa di Sant'Egidio. Vi stanno partecipando anche richiedenti asilo e immigrati, tra cui senegalesi. Moussa 'Ndyaje, senegalese, ha ricordato come a Cagliari, dove ora anima il Comitato sardo di solidarietà, "fui aggredito e reagii. Ma da una macchina scese una persona che ci separò dicendo: 'Basta, la violenza non serve a nulla'. Da allora vivo per la non violenza". Diana Tchamitchian, siriana, rivolgendosi alla platea ha inviato tutti a "imparare la lingua prima di tutto. Ci aiuta a mostrare il valore che è dentro ciascuno di noi".

“Non si sono registrate violenze né danneggiamenti, e di questo non possiamo che dirci sollevati, dopo i fatti avvenuti in centro lunedì scorso. Ma il fatto che il peggio non sia avvenuto non significa che non sentiamo il bisogno di esprimere la nostra netta contrarietà per un corteo antirazzista che sfila per le strade di Firenze, che città razzista non è né è mai stata. Comprendiamo il dolore di una comunità, quella dei cittadini di origine senegalese, che piange un uomo ucciso, non altrettanto la strumentalizzazione che di quell’omicidio fanno sigle politiche di sinistra ed estrema sinistra, una volta di più idealmente (e non solo) al fianco di chi vorrebbe sovvertire il nostro Stato e i suoi ordinamenti, come gli antagonisti dei centri sociali. E male ha fatto il sindaco Nardella a parteciparvi”. Questa la dichiarazione del gruppo Forza Italia a Palazzo Vecchio per voce del capogruppo Jacopo Cellai e del consigliere Mario Razzanelli. “Dopo quel fatto, terribile e ingiustificabile, il Comune di Firenze ha espresso la sua vicinanza ai familiari e alla comunità. L’ambasciatore del Senegal è stato ricevuto dal sindaco Nardella, l’amministrazione ha annunciato di costituirsi parte civile nel processo contro l’assassino. Se questo è razzismo da parte di una città, allora forse dobbiamo ridefinire il termine razzismo – hanno aggiunto i consiglieri azzurri –. Il gesto isolato di una persona che se non è clinicamente pazza è sicuramente fortemente disturbata, non può certo caratterizzare il sentimento di un’intera comunità. La verità è che la manifestazione di oggi, dietro la facciata del buonismo, alimenta un clima di diffidenza e di odio in una città, come Firenze, da sempre accogliente nei confronti non solo della comunità senegalese ma anche di tutte le altre etnie presenti”.

Redazione Nove da Firenze