Rubrica — In cucina

​Slow Food Italia e Regione Toscana insieme per recuperare le filiere locali

Il Progetto Vagal è volto a sviluppare l’innovazione nei processi produttivi delle piccole e medie imprese nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio e del turismo


“Il lavoro svolto in questi anni dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Toscana sul tema della valorizzazione territoriale grazie anche ai progetti di Cooperazione ha avuto uno sviluppo particolarmente importante e concreto verso la ricerca applicata al recupero di razze autoctone e la creazione di stimoli al mondo della produzione zootecnica per la ricostruzione o il nuovo impianto di filiere locali produttive”, racconta Raffaella Grana, presidente di Slow Food Toscana. Ad esempio il progetto VAGAL, realizzato da Regione Toscana, Regione Liguria, Regione autonoma della Sardegna, Office du Développement Agricole et Rural de la Corse e cofinanziato con il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, ha avuto come obiettivo quello di sviluppare l’innovazione nei processi produttivi delle piccole e medie imprese nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio e del turismo sui territori di Toscana, Sardegna e Corsica, con particolare riferimento a produzioni alimentari di alta qualità. Vista la caratteristica dei territori in questione dove la presenza dell’allevamento è centrale, il focus del progetto è appunto sugli animali.

La valorizzazione dei prodotti alimentari freschi e trasformati, ad esempio, si basa sul recupero delle tradizioni locali, integrate dalle innovazioni rese possibili dalle moderne acquisizioni tecnico-scientifiche nel settore, per garantire elevati standard qualitativi. Questa iniziativa, e questo è un elemento centrale per Slow Food, intende salvaguardare la biodiversità e recuperare le razze bovine, suine, ovine, caprine ed equine locali, costituire un archivio informatico dell’attività di ricerca e delle metodologie di sviluppo e potenziare strategie integrate per la promozione turistica e la sostenibilità territoriale, oltre che per la costituzione di una rete di bioterritori e iniziative di sensibilizzazione per i cittadini e le scuole. “Come accaduto a seguito dell’opera di mappatura e iscrizione negli elenchi regionali e nazionali delle produzioni tradizionali, culminate poi in numerosi progetti di Comunità del Cibo o di Presìdi Slow Food negli anni compresi fra il 1996 e 2004, anche la realizzazione del progetto VAGAL ha rappresentato per la Toscana un’opportunità per mettere in rete i risultati delle attività di ricerca, stimolando i diversi attori locali nella creazione di produzioni che, attraverso una valorizzazione specifica, permettano il recupero di economie locali e consentano di mantenere vivo il legame tra cultura contadina e salvaguardia territoriale e della biodiversità, in modo da permettere a chi opera in questa direzione di ottenere dal suo impegno la giusta remunerazione”, continua Grana.

Progetti, questi, su cui Slow Food Italia opera da molti anni, come il Presidio della Razza Maremmana, o più recenti, come l’attivazione del Presidio della Razza ovina Pomarancina, che risale al 2016. Si sta lavorando proprio in questi giorni, invece, alla messa a punto di un ulteriore progetto di Presidio per la Razza Macchiaiola, così come forte è l’interesse verso altre razze quali: la Mucca Pisana, la pecora Garfagnina, la bovina Pontremolese sulle quali la Regione Toscana ha avviato da diversi anni un’intensa opera di salvaguardia sia con il sostegno, attraverso specifici interventi nell’ambito del Piano di sviluppo rurale, al mantenimento delle razze autoctone a rischio estinzione, sia con il finanziamento di attività di ricerca.

Il territorio Toscano in cui si opera per la valorizzazione del germoplasma locale si caratterizza per un’elevata potenzialità sotto il profilo ambientale, agendo su un habitat particolare, connotato dalla presenza di biodiversità animali e vegetali e da una forte tradizione legata ai prodotti tipici, favorendo così uno sviluppo territoriale di qualità nella logica della sostenibilità ambientale e nel rispetto della propria cultura e della propria tradizione.

“L’obiettivo non potrà e non dovrà certo essere quello della creazione di economie su larga scala”, continua Grana. “Sicuramente questa tipologia di filiere locali è in grado di rianimare e rigenerare la vitalità di territori - specialmente marginali - che possono trarre da queste esperienze visibilità e nuova vita, specie se assistite da azioni di promozione e dall’inserimento in itinerari culturali, con la possibilità di beneficiare di azioni di comunicazione che stimolino l’attenzione di visitatori”, conclude. “Insomma, un’ottima sinergia tra i valori di Slow Food e la Regione Toscana, ma anche con altri territori oltreconfine coinvolti proprio grazie ai progetti di cooperazione”. 

Redazione Nove da Firenze