Rubrica — Agroalimentare

Libero scambio con il Canada, contrario l'olio extravergine toscano

 L’Italia è al quinto posto tra gli esportatori europei di agroalimentare in Canada


Ancora una volta l'agroalimentare italiano, vero tesoro e possibile volano di ripresa della nostra economia, viene sacrificato sull'altare degli accordi commerciali globali” esordisce così Fabrizio Filippi, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP “Le denominazioni di origine sono il valore aggiunto della nostra produzione e coniugano in sé aspetti fondamentali come la qualità che è fortemente legata ad un’origine certa e che porta valore a tutto il territorio, esaltandolo e proteggendolo. È Inaccettabile che così poche denominazioni siano riconosciute dal C.E.T.A. e che l'Olio Toscano IGP, la più grande denominazione di settore, non sia nell'elenco.”
E conclude “A fronte di opportunità commerciali per le nostre imprese sul mercato canadese, tutte da dimostrare, è certo invece che stiamo aprendo le porte, come se ce ne fosse bisogno, alle grandi multinazionali che, con la loro omologazione, rischiano di azzerare il nostro patrimonio di distintivita', vera chiave del successo dei nostri prodotti. La cosa ancora più incredibile è che l’accordo non tuteli il patrimonio agroalimentare italiano che viene esportato: il “parmesan” continuerà tranquillamente ad esistere in Canada, con buona pace del Ministro”.

"Il C.E.T.A. (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un accordo per procedere alla progressiva liberalizzazione degli scambi assicurando alle merci dell’altra parte il trattamento disposto a livello nazionale. Avviare un’attività di riduzione o soppressione reciproca dei dazi doganali sulle merci originarie dell’altra parte. Assicurare l’astensione dall’adozione o dal mantenimento in vigore di divieti o restrizioni all’importazione o all’esportazione delle merci.

Nel CETA manca il riferimento alla portata vincolante del principio di precauzione che, in Europa, impone una condotta cautelativa nelle decisioni che riguardano questioni scientificamente controverse circa i possibili impatti sulla salute o sull’ambiente Il Canada, seppure formalmente rispetti il principio di precauzione, non ritiene il principio vincolante sul piano commerciale (vale la pena ricordare la posizione italiana no ogm). Nel trattato si fa riferimento al principio di precauzione nell’accezione proposta dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che condiziona l’adozione di eventuali misure restrittive ad evidenze scientifiche circa l’esistenza di un rischio ambientale o sanitario ed alla dimostrazione che non si determini una restrizione del commercio internazionale. L’Unione Uropea è, per il Canada, il secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti e rappresenta circa il 10% del suo commercio estero.

Il Canada è parte dell’accordo nordamericano per il libero scambio (North American Free Trade Agreement – NAFTA) e nel CETA non si escludono le importazioni dal Canada attraverso altri Paesi".

Redazione Nove da Firenze