Bike Sharing a Firenze, oramai è Horror Social Park

Prosegue la carrellata di immagini che ritraggono i mezzi a due ruote abbandonati nei luoghi più insoliti e nei modi più stupidi


Nelle scorse ore una bicicletta del nuovo Bike Sharing fiorentino è stata ripescata in Arno, e non si arrestano i post indirizzati al profilo ufficiale della Città Metropolitana di Firenze ai singoli assessori e direttamente al sindaco Dario Nardella per segnalare i mezzi abbandonati nei modi più stupidi che mente umana possa escogitare.

All'ennesima immagine pubblicata sul profilo del primo cittadino interviene anche l'assessore Giovanni Bettarini "Fai più bella figura se lo elimini sto post dammi retta. E, fammi capire: non si fa niente di nuovo perché ci sono degli incivili? Ma l'hai spostata o no sta bici?" è il monito ed il quesito rivolto all'autore della foto.
Nella stessa sequenza di commenti anche l'ingegnere plenipotenziario di Palazzo Vecchio, Giacomo Parenti che richiama la discussione su una linea più ragionata.

Quanto dovranno proseguire le segnalazioni e quale lo scopo delle stesse? Servono i catenacci? Occorrono box dedicati o griglie come avviene in alcune città ciclabili per contenere i mezzi privati? 

Per anni Firenze ha atteso il noleggio delle due ruote a flusso libero, la digitalizzazione, la geolocalizzazione e le nuove tecnologie concedono oggi al capoluogo toscano la dotazione di biciclette che possono essere individuate attraverso una Applicazione per smartphone, aperte con un click, pagate con moneta elettronica e parcheggiate dopo l'uso presso aree individuate, con una libertà che appare oggi fin troppo generosa, viste le abitudini degli utilizzatori.

Come indica l'assessore Bettarini "L'inciviltà può essere l'ostacolo del progresso?".
L'Emilia Romagna è da sempre punto di riferimento in Italia per la mobilità elementare, ma in località come Ferrara o Reggio nell'Emilia ancor prima della digitalizzazione è nata la cultura della bicicletta che Firenze sembra ancora rincorrere.

Antonio Lenoci