Amianto e Acqua, colpo di scena: la Regione Toscana chiede aiuto al Governo

H2A. L'acquedotto in Amianto

​Bramerini e Marroni al Governo: "Norme certe sull'amianto nelle reti idriche"


VIDEO — "Bere Amianto non fa male" lo ha detto in un primo momento Publiacqua, lo ha ribadito il Comune di Firenze, poi però la protesta è montata ed ha coinvolto tutti. Oltre 2000 firme in poche ore raccolte dalla petizione popolare per fare luce sulla vicenda.
"E se invece.." ha sussultato qualcuno ponendo sul tavolo la piccola eccezione sui risultati oggettivi che si manifesterebbero a distanza di 30 e più anni dall'ingerimento
Un materiale riconosciuto come cancerogeno, una fibra da trattare con guanti e mascherine protettive, può essere innocua se miscelata con l'acqua? "L'amianto non si scioglie" hanno spiegato i medici esperti. L'amianto resiste ed, al massimo, evapora restando disperso nell'ambiente: a quel punto può essere inalato. Interessante, no?

"Il ragionevole dubbio" è questo ad aver portato la Toscana a rivedere le proprie convinzioni e mettere mano alle analisi. Adesso è la Regione ad intervenire e chiedere una normativa chiara a Roma. "Abbiamo provveduto a scrivere al Ministero dell'Ambiente e a quello della Sanità per chiedere che sia fissato un valore limite di legge anche per l'amianto che ad oggi, in base alla normativa italiana, non rientra nei parametri da analizzare" così gli assessori regionali a Ambiente e tutela della salute, Anna Rita Bramerini e Luigi Marroni, sulla questione del cemento-amianto e la rete idrica.

"Non è prevista la ricerca di fibre di amianto" era stato detto in merito all'etichetta delle acque. "Ciò non significa che se vi fossero elementi estranei, ad esempio del veleno, non lo si dovrebbe trovare" fu la pronta risposta di Ornella De Zordo ex consigliera comunale di Firenze e tra le prime voci di protesta sollevatesi dopo la rivelazione shock sui 250km di tubature in eternit.

"Il Tavolo coordinato dalla Regione costituito per affrontare la questione dal punto di vista sanitario e scientifico ha programmato le azioni da intraprendere e prime tra queste i campionamenti delle acque. Campionamenti che ad oggi hanno dato risultati tranquillizzanti" spiegano gli assessori.

"Insieme all'Ispo, l'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica - proseguono -, si è fatto poi il punto sulle conoscenze in nostro possesso e sulle norme che riguardano la presenza di fibre d'amianto nelle acque per le quali le "Linee guida per la qualità dell'acqua potabile" emesse dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1994, e poi ribadite nel 2011, affermano che non esiste alcuna prova seria che l'ingestione di amianto sia pericolosa per la salute. A fine gennaio 2015 è previsto un nuovo incontro con l'Istituto Superiore di Sanità per la messa a punto della metodica analitica nazionale, mentre a metà gennaio è prevista la riunione del gruppo di lavoro regionale per la definizione del progetto di monitoraggio analitico e sulla rete delle condotte in cemento-amianto verranno selezionate le reti a maggiore rischio di presenza di fibre di amianto, valutate attraverso la vetustà delle condotte, l'aggressività delle acque e la portata fluente".

Il Monitoraggio promesso dalla Regione avrebbe però un grande limite. "Gli assessori regionali hanno messo nero su bianco la loro scarsa competenza scientifica in merito al mesotelioma all'addome e alla pleura causato dall'amianto. Chiedono infatti al Governo che per l'amianto “sia fissato un valore limite di legge", affermando così, in sostanza, che un cittadino può bere acqua contenente amianto purché il numero di fibre risulti essere sotto una soglia fittizia stabilita a tavolino. Garantiscono così i nostri decisori pubblici la serenità e la tranquillità dei loro cittadini/elettori? Berrebbero loro dell'acqua con solo "qualche" fibra di amianto?" la Campagna “No Amianto Publiacqua” si interroga e invita a riflettere, sul livello di conoscenza scientifica che sta alla base delle decisioni prese dai nominati dal presidente Enrico Rossi. E chiede: "Perché si continua a ignorare il DM del 14 maggio del 1996 che impone una rapida sostituzione delle condotte in amianto e il controllo della presenza di fibre nell’acqua potabile interessata da tubazioni in amianto?".

Non è piaciuta poi la risposta di Alessandro Mazzei, direttore dell'Autorità idrica Toscana, che "Durante la conferenza stampa sull'amianto tenutasi in Regione, sollecitato dalla domanda di un giornalista ha confermato che se l'eliminazione dei tubi sarà fatta a pagare saranno i cittadini con l'aumento della tariffa in bolletta. E ciò è francamente intollerabile, visto che Publiacqua ha già la bolletta più cara d'Italia e che solo quest'anno ha spartito tra i soci ben 47 milioni di euro di utile".

Dopo poche ore però arriva la nota dello stesso Mazzei: "L'Autorità Idrica Toscana informa che non ci saranno aumenti in bolletta per affrontare lavori di sostituzione delle reti in cemento-amianto [...]. Ogni intervento futuro in questo ambito rientrerà nel piano degli investimenti già previsti e concordati con i gestori del servizio idrico integrato [...]"

A chiedere chiarimenti sono stati diversi esponenti politici fiorentini da Sinistra ecologia e Libertà con Tommaso Grassi e Giacomo Trombi ai 5 Stelle di Miriam Amato e Silvia Noferi. "Allarmisti" sono stati definiti.

Il "ragionevole dubbio" è un diritto del cittadino, un principio fondamentale nella giustizia come nella partecipazione democratica alla gestione della res publica.
Dimenticarsene è un attimo, ricordarlo è compito di tutti.

Antonio Lenoci