Alluvione, 50 anni dopo: Firenze ancora a rischio

Firenze si appresta a commemorare l'Alluvione del 4 novembre 1966 con una serie di mostre ed eventi. La paura è passata e resta solo il ricordo?


L'alluvione del 1966 ha segnato il territorio toscano e fiorentino in particolare; in queste ore i ricordi scorrono come l'acqua sotto ai ponti, ma la paura è passata?
Ringraziare gli Angeli del fango, riappropriarsi della cronaca storica e commemorare i defunti sono tutti passaggi socialmente utili, ma quanto sappiamo del rischio attuale e per il futuro?

Aldo Piombino, collaboratore esterno del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze e blogger scientifico tra i più seguiti in Italia è un caro amico di Nove da Firenze ed a noi sottolinea subito un passaggio fondamentale delle sue riflessioni in merito al rischio idrogeologico caratterizzato dall'Arno "Dopo l’evento del '66, l’espansione urbanistica non ha tenuto conto delle “esigenze” dell’Arno. Quanto ai lavori per ovviare al problema, dopo il disastro ne erano stati ipotizzati tanti, ma gli interventi reali sono stati pochi: ad esempio di tutti gli invasi previsti dalla Commissione De Marchi ne è stato realizzato uno solo, Bilancino, che per giunta serve solo a regimare le magre e non le piene".

Mentre le opere utili? "Almeno un’opera importante è stata fatta a Firenze città: l’abbassamento delle platee del Ponte Vecchio e del ponte Santa Trinita, che ha aumentato drasticamente la portata del fiume, pur non arrivando ai livelli del 1966. Tale opera ha cambiato in parte gli scenari possibili in caso di piena, anche se la città è ancora, purtroppo, a rischio".
Un esempio pratico per spiegare meglio l'intervento? "Tutte le alluvioni di Firenze sono partite dalla strettoia tra il Ponte alle Grazie e il Ponte Vecchio con l'Arno che si riversa verso Piazza San Firenze da Piazza dei Giudici. Per ovviare al problema, negli anni '70 è stato eseguito un importante intervento sull'alveo fluviale tra il Ponte Vecchio e il Ponte a Santa Trìnita, permettendo oggi il transito in Firenze di 3100 mc/sec con 1 metro di spazio fra ponte e pelo dell’acqua e fino a 3400 mc/sec al contatto, contro i 2500 di prima. È un innegabile miglioramento, ma siamo ancora lontani dai 4100 mc/sec del 1966".



Tra i vari ponti fiorentini costruiti nell'antichità e riprogettati durante i secoli quali Ponte a San Niccolò - Ponte alle Grazie - Ponte Vecchio - Ponte a Santa Trìnita - Ponte alla Carraia - Ponte Vespucci - Ponte della Vittoria, Piombino segnala che nel 2016 "Il Ponte Vespucci, il più moderno, è ad oggi quello con prestazioni inferiori".

 Dopo 50 anni è ancora possibile l'effetto sorpresa? "Il sistema di previsioni meteorologiche è sicuramente ben più avanzato, uno dei migliori al mondo, quindi stavolta la città non sarà colta di sorpresa: oggi è possibile modellizzare con un preavviso ragionevole l'eventualità di un disastro del genere. Il conseguente allertamento attiverà lo svuotamento preventivo degli invasi di Levane e La Penna (Bilancino per le piene fa poco) e le strutture di Protezione Civile potranno attivarsi per consentire almeno di riuscire a spostare i beni mobili più preziosi, è il caso ad esempio dei manoscritti della Biblioteca Nazionale, che per motivi tecnici sono conservati nel sottosuolo e che dovranno essere spostati ai piani alti".

Da anni sentiamo parlare di messa in sicurezza dell’Arno, ma concretamente è possibile scrivere una data di fine rischio? "I primi interventi sono solo del 2014, fino ad allora nulla era stato fatto per quei 100 milioni di metri cubi di acque che la commissione De Marchi riteneva necessario stoccare. Nel Valdarno superiore sono stati costruiti a valle delle dighe di Levane e La Penna degli argini per proteggere la pianura, che veniva naturalmente inondata in occasione delle piene. È un pericolo in più per Firenze, in quanto le acque che lì tracimarono nel ‘66 oggi rimarrebbero nell’Arno. Se da un lato sono aumentate le superfici boscate nelle parti alte del bacino, l’abbandono delle campagne, specialmente in area montana, ha purtroppo coinciso con la fine della manutenzione di tante opere idrauliche. Alcuni versanti e sottobacini sono ben più a rischio di prima".

Il tratto cittadino dell'Arno è in grado di contenere fino a 3.400 mc/sec, mentre dalle dighe del Valdarno aretino in giù la portata è compresa fra 2.500 - 2.600 mc/sec, con punte minime di soli 1.600 - 1.700 mc/sec. A valle di Empoli si arriva ai 3.000, che vengono passati da Pontedera in poi grazie ai 1.000 mc/sec del canale Scolmatore, che si sommano ai 2.280 che possono passare da Pisa.
Cosa significano questi numeri? "Che Firenze, in caso di portate superiori, oltre 4000 nel '66, si può salvare solo se il fiume esonda pesantemente nel Valdarno superiore ed anche se andasse bene in centro, a valle della città in molti casi ci sarebbero allagamenti importanti almeno fino a Pontedera".

Come l'Arno si è modificato ed ha modificato Firenze in 50 anni? "L’Arno può solo cambiare la forma dell’alveo di magra e lo ha fatto con una dinamica piuttosto forte.
Innanzitutto riscontriamo una preoccupante erosione della pila sinistra del Ponte Vespucci, problema che necessita una rapida soluzione. A valle del ponte tra il 2000 ed il 2015 si è in media depositato un metro di sedimenti fino alla traversa dell’isolotto, in corrispondenza delle Cascine. In quest’area troviamo un trend opposto a quello degli anni tra il ‘66 e il ‘90, contrassegnati al contrario da una forte erosione.
La modellistica, sia bidimensionale che tridimensionale, ha evidenziato come con una portata di 3000 mc/sec intorno a Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita la corrente arriva a 8 m/sec intorno ai ponti, dove si instaura un risalto idraulico. La briglia tra Ponte alla Carraia e Ponte Vespucci, o Pescaia di Santa Rosa, sarebbe invisibile.
La cosa peggiore è che i vecchi ponti reggono ancora, ma il Ponte Vespucci andrebbe in pressione, poiché costruito negli anni ‘50 senza considerare la memoria storica con cui invece nel XVI secolo furono ricostruiti quelli a monte"
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E' possibile intervenire sull'Arno a Santa Rosa? "Si è ipotizzato di abbassare la pescaia, ma abbassandola di un metro l’Arno con portate di piena perderebbe solo 20 cm fino al ponte a Santa Trinita, e non oltre a causa della discontinuità nella corrente provocata dalle pile del ponte stesso. Sarebbe dunque un lavoro inutile".

Arriva una nuova piena, cosa accade? "Le indagini eseguite con il modello in scala 1:60 realizzato negli anni ‘70 all'Università di Bologna e le successive modellazioni hanno evidenziato che con portata di 2800 mc/s il centro della città è tranquillo: tra i ponti antichi e il fiume c’è oltre un metro e mezzo di spazio. Attenzione però, il livello del fiume sarebbe superiore al piano stradale del lungarno delle Grazie (in riva destra a monte dell’omonimo ponte) e solo la spalletta eviterebbe l’esondazione e l’acqua arriverebbe a meno di un metro e mezzo dal Ponte Vespucci.
L’Arno tracimerebbe nella zona delle Cascine a monte della traversa dell’Isolotto.
Con portata di 3000 mc/s tra l’acqua e la cima della spalletta del Lungarno delle Grazie ci sarebbero solo 50 cm i franchi dei ponti a valle si mantengono ovunque superiori al metro, (tranne che per il Vespucci) e alle Cascine ci sarebbero 80 cm di acqua.
Con 3200 mc/s inizia l’esondazione a monte di Firenze, prima che le acque giungano alla traversa di Varlungo. In centro l’acqua supera la spalletta del Lungarno delle Grazie dirigendosi verso via de’Bardi e Santa Croce.
Il ponte alle Grazie presenta una luce libera di soli 0.5 m nella campata centrale, che diventa 0,7 sotto i ponti antichi. Le spallette dei lungarni avrebbero ancora un metro a disposizione ma andrebbe in pressione nelle campate laterali il Ponte Vespucci e il Parco delle Cascine si ritrova con oltre un metro d’acqua".


I lavori effettuati negli anni ‘70 sono serviti dunque? "L'esondazione prima avveniva con 2500 mc/sec in riva destra tra il Ponte alle Grazie e gli Uffizi e ora si trova a monte di questo ponte sempre in riva destra con 3200 mc/sec, un deciso miglioramento, ma purtroppo nella parte a valle della città, dalle Cascine in poi, il rischio più o meno rimane uguale: il fiume si è approfondito ma “guadagnerebbe” quei 700 mc/sec che invece sarebbero esondati in centro".

Si è parlato anche di argini artificiali in centro, sarebbero utili? "Se da un lato porterebbe a guadagnare altra portata in centro, ne scaricherebbe ulteriormente a valle, aumentando i problemi di quella zona".

Esiste un Piano di rischio Idraulico datato 1999, che cosa prevede? "Che per evitare esondazioni dell'Arno sarebbe necessario trovare lo spazio per un volume dell’ordine di 350 - 400 milioni di metri cubi di acque, di cui circa 200 milioni di metri cubi a monte di Firenze. Ma il problema non è solo Firenze, bensì tutto il corso dell’Arno a valle della città, fino almeno a Pontedera. Il comitato tecnico scientifico internazionale di Firenze 2016 fa alcune osservazioni tanto logiche quanto piuttosto preoccupanti: la principale causa di questa situazione è evidentemente dovuta alla inadeguatezza delle difese idrauliche e la totale assenza di opere di regimazione e di laminazione delle piene: Firenze rimane ad elevato rischio di alluvione e questo rischio cresce ogni giorno".

 Viviamo una condizione di rischio accettabile? "Il livello di protezione attuale non assicura una riduzione del rischio di inondazione a livelli commisurati al valore di una città quale Firenze, permanendo una forte esposizione che risulta inaccettabile, sia per il rischio di perdite di vite umane sia per il valore dei tesori d’arte che la città ospita. Le perdite economiche sarebbero molto peggiori del 1966".

E' possibile sintetizzare i parametri del rischio idraulico? "Innanzitutto il reticolo fluviale del bacino dell’Arno non è in grado di contenere le acque piovane nel caso di un evento analogo a quello del 4 novembre 1966, le condizione più critiche sono a valle di Firenze, ove praticamente tutto il Valdarno Inferiore costituisce una grande area di espansione per le portate di piena tipo 1966, mentre a Firenze città più di così non si può fare. Vi è pertanto la necessità di ridurre l’entità delle piene a monte. Una deduzione che era già stata fatta alla fine degli anni ‘60 dalla commissione De Marchi".

Quando potremo definirlo un rischio accettabile? "Sono state finalmente avviate una serie di opere, ed altre sono in progetto. L’obiettivo è laminare le piene non solo nell'alveo principale ma in diversi affluenti, sia a monte che a valle di Firenze: casse di espansione, sistemazione idraulica di alcuni alvei ed innalzamento della diga di Levane. Opere che dovrebbero concludersi entro il 2022, ma ci sarebbe ancora un certo rischio residuale accettabile. Tra oggi e il 2022 ci sono 6 anni, un minimo solare, la ricorrenza dell’evento trentennale (precedenti sono 1966 e 1992) e.. l’apparato statale italiano".

50 anni dopo è lodevole ricordare, straordinario celebrare la ricorrenza e commemorare i defunti, ma per mettere in sicurezza i cittadini ed il patrimonio dell'umanità occorre ancora aspettare il completamento dei lavori oltre alla realizzazione di quelli in progetto.

Antonio Lenoci