X: Firenze sia lontana dalla piattaforma
“Liz Kendall, ministra britannica per Scienze, Innovazione e Tecnologia, ha avvertito Elon Musk che la legge del Regno Unito consente al governo di bloccare l’accesso a servizi online che non rispettano la normativa nazionale -dichiara la capogruppo di AVS – Ecolò Caterina Arciprete- La possibile chiusura di X nasce da uno scontro precedente: il governo di Londra aveva chiesto alla piattaforma di rimuovere una funzione collegata al chatbot Grok, che ha permesso agli utenti di ottenere immagini sessualizzate – anche di minori – a partire da foto caricate, “spogliando” digitalmente le persone ritratte. Per lo stesso motivo, Paesi come Indonesia e Malesia hanno già bloccato l’accesso a Grok.
Quello che può sembrare un episodio marginale è in realtà il segno di un passaggio decisivo nei rapporti tra i governi democratici e il potere enorme di oligarchi come Musk, che concentrano ricchezza e influenza senza precedenti storici. Contrastare monopoli come X, che non solo accumulano profitti e deformano il dibattito pubblico ma favoriscono anche la diffusione di contenuti illegali e violenti, è oggi un compito urgente per chi crede nella democrazia.
Già oltre un anno fa, dopo l’elezione di Trump negli Stati Uniti, il ruolo giocato da Musk nella campagna elettorale e la sua successiva nomina a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa, molte personalità, istituzioni e testate giornalistiche decisero di abbandonare X. Tra queste, il quotidiano britannico The Guardian, che scrisse: X è una piattaforma mediatica tossica e il suo proprietario è stato in grado di usare la sua influenza per plasmare il discorso politico.
In quel contesto, come gruppo consiliare, presentammo una mozione per chiedere anche al nostro Comune di smettere di usare X. La spinta decisiva fu vedere Musk, ormai ministro, salutare la folla con il saluto nazista. La nostra proposta è un gesto piccolo ma significativo, sulla scia di molte città europee, come Parigi. E, alla luce delle notizie di questi giorni, speriamo venga presto discussa in commissione, per fare la nostra parte e tenere Firenze lontana da una piattaforma, da tempo trasformata in strumento di propaganda e di distorsione del dibattito pubblico e a questo punto anche esplicitamente in contraddizione con le leggi di tutela della privacy e dei minori”.