Tari, perché a Firenze si paga di più?
“Lo diciamo da anni: smettiamo di mettere la testa sotto la sabbia; a Firenze e in gran parte della città Metropolitana le tariffe sui rifiuti sono di fatto fuori controllo e non si vuole affrontare il problema vero, quello dei costi di smaltimento fuori regione.”
A dirlo è il segretario generale della Cisl Firenze-Prato, Fabio Franchi, a proposito degli ultimi dati riportati oggi sulla stampa a proposito degli aumenti Tari attesi nel capoluogo toscano e nei comuni dell’area.
“Il costo per lo smaltimento dei rifiuti per Firenze – spiega la Cisl – è passato da poco più di 99 milioni nel 2020 ai quasi 136 programmati per il 2026: oltre il 36% in più. Nello stesso periodo il valore medio pro capite delle entrate Tari sui residenti a Firenze è passato da 269,6 euro del 2020 a oltre 373 euro nel 2025: quasi il 39% di aumento. Cifre ben più alte della maggior parte dei comuni del nord Italia: dai 280 euro pro capite di Bologna ai 250 di Milano, dai 210 di Trieste ai 182 di Brescia, dai 174 di Bergamo ai 147 di Udine.”
“Non si può però ridurre la responsabilità sulla singola amministrazione – prosegue il sindacato - e se le regole sono stabilite a livello nazionale, le tariffe non sono uguali in tutte le regioni e in tutti i comuni, perché ci sono regioni e comuni che da tempo hanno fatto insieme scelte sulle politiche di smaltimento dei rifiuti più efficienti e responsabili, prendendo le decisioni anche scomode di pianificare i necessari impianti di smaltimento nei propri territori: impianti tecnologicamente avanzati che, al di là delle isterie dei soliti “comitati del no”, non hanno impatto sulle zone interessate. Noi invece siamo costretti da anni a esportare i nostri rifiuti in altre regioni (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia per fare alcuni esempi), che incassano cifre molto significative da chi produce ed esporta fuori i propri scarti. Tutto questo costa e produce rincari sempre maggiori.”
“Ogni anno che passa i rincari saranno inevitabilmente molto maggiori di quei territori che hanno un sistema di smaltimento gestito internamente e tecnologicamente adeguato. E sarà sempre peggio perché nessuno coprirà questi costi al di fuori delle tasche dei cittadini e delle imprese. C’è assoluta necessità di aprire una riflessione coraggiosa che possa determinare scelte necessarie per un piano rifiuti all’altezza dei bisogni delle comunità, dei loro cittadini e delle loro imprese.”
“Ultimamente – aggiunge Franchi - sentiamo spesso parlare di transizione ecologica ambientale: ecco, se vogliamo essere a favore di un’ecologia sostenibile, bisogna smettere di pensare che il modo più semplice sia quello di buttare la propria spazzatura da un’altra parte e affrontare invece il problema alla radice, in una logica integrata e responsabile, nel quale ognuno fa la propria parte e ne gestisce gli oneri economici in modo equilibrato. Auspichiamo uno scatto di coraggio e di onestà intellettuale, a partire da chi ha la responsabilità di guidare le comunità locali.”
Sulla vicenda intervene Paolo Bambagioni (Lista Schmidt):
“Prima delle vacanze vengono decisi cioè imposti gli aumenti della Tari, che però arriveranno tra capo e collo a Natale. Gli ennesimi aumenti – ingiustificati, vista la scarsa qualità del servizio – in questi anni, che colpiscono duramente le famiglie fiorentine. Senza considerare minimamente i costi e gli aumenti già subiti (non ultimo il trasporto pubblico), la Giunta Funaro ha deciso di applicare l’aumento massimo consentito dall’ARERA: +6,71% per le utenze domestiche (trincerandosi dietro le norme nazionali).
Il costo complessivo del servizio, come si apprende, passerà da 129,6 milioni nel 2025 a 135,8 milioni nel 2026, fino a 139,5 milioni nel 2027. E i cittadini se ne accorgeranno a dicembre, quando arriverà il conguaglio”.Bambagioni è presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze oltre che consigliere comunale di Lista Schmidt. “Ma il problema non è solo l’entità dell’aumento. È la scelta distributiva – prosegue Bambagioni – che ci lascia perplessi e sconvolti, soprattutto visto che ci si riempie tanto la bocca di sociale e sostegno ai più deboli.
La quota sui metri quadrati scende del 6%, mentre quella sul numero dei componenti sale del 19,2%! Tradotto: si carica il conto su famiglie numerose e su chi convive per necessità – un caso molto diffuso stante anche l’assenza di politiche per la casa –, mentre le case grandi e poco abitate restano quasi indenni. Negozi, bar e uffici invece avranno aumenti intorno al 3,2%, comunque elevati visto il momento complesso per il commercio tradizionale e non solo, come testimonia la desertificazione del centro e di molte zone limitrofe”.“Non si può non vedere la responsabilità di Plures.
Dalla documentazione emerge che la società ha speso in consulenze, strutture centrali, operazioni finanziarie e acquisti di impianti fuori Toscana, con un indebitamento raddoppiato in un anno. Costi che l'Autorità d’ambito ha giustamente escluso dal calcolo tariffario. Eppure, anche ripulendo il conto, l’aumento resta il massimo possibile”, aggiunge. “Il punto politico è chiarissimo – attacca Bambagioni –. Un mese fa sono stati distribuiti 34,4 milioni di euro di dividendi ai soci.
Oggi, si chiede il massimo sforzo e sacrificio alle famiglie. L’ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima la remunerazione dei soci, poi la tariffa al massimo, infine i tagli ai servizi e al trasporto pubblico”.Bambagioni solleva poi il tema della qualità: “La raccolta differenziata è ancora sotto il 70% fissato dalla Regione. Gli investimenti promessi con la multiutility non si vedono. Si parlava di efficientamento e miglioramento dei servizi, ci ritroviamo invece con una gestione opaca e sbagliata su tutta la linea.
Serve un radicale cambio di passo nella gestione della multiutility, prima che costi e debiti ricadano tutti sui fiorentini”.