​Stadio Franchi: 60 anni, come non dimostrarli

Redazione Nove da Firenze

Quella che doveva essere una routinaria seduta tecnica dedicata alla "salvaguardia degli equilibri di bilancio" — un adempimento contabile che solitamente scivola via tra tecnicismi e sbadigli — si è trasformata in un autentico terremoto politico. Il clima in Commissione si è surriscaldato non appena la Sindaca Sara Funaro è arrivata a sorpresa in aula, mentre l'assessore Bettarini stava già illustrando la delibera n. 40 del 2026. Non si è trattato di una visita di cortesia: tra le pieghe dei documenti allegati è emerso un piano per il futuro dello Stadio Artemio Franchi che ha colto di sorpresa il Consiglio. L'urgenza, sussurrata tra i corridoi, ha un nome preciso: la candidatura di Firenze per gli Europei 2032. È questo il "foglia di fico" strategico che la giunta sta utilizzando per giustificare un’accelerazione amministrativa priva di dibattito preventivo, sollevando una domanda brutale: cosa sta succedendo davvero al Campo di Marte?

Il dato politico più pesante emerso dall'analisi dei documenti riguarda la durata della futura gestione: una proposta di concessione di ben 720 mesi. Parliamo di 60 anni, un arco temporale che ipoteca il futuro di un intero quadrante urbano per almeno due generazioni. Questa modifica al Documento Unico di Programmazione è stata inserita quasi "a sorpresa" tra gli atti di bilancio.

Da un punto di vista urbanistico, non siamo più di fronte al "vecchio" Franchi dalle rendite modeste. Come sottolineato dal consigliere Francesco Casini, un impianto moderno implica una trasformazione radicale dell'economia di quartiere: skybox, aree commerciali attive sette giorni su sette e il passaggio da una gestione limitata al "match-day" a una redditività spalmata sull'intera settimana. È un'operazione che riscrive il volto del Campo di Marte, eppure viene presentata come un mero aggiornamento tabellare.

“Lo stadio Franchi è diventato un pozzo senza fondo dove euro e sorprese non finiscono mai. Alla luce di quanto deciso dalla giunta tanto valeva dare la possibilità alla famiglia Commisso di costruire uno stadio nuovo come avevano proposto” afferma Alberto Locchi (Forza Italia).

Nascosta nei programmi triennali dei servizi, è apparsa una cifra monstre: 1.504.131.904,53 €. L'assessora allo Sport, Letizia Perini, ha tentato di disinnescare la polemica citando la base tecnica: si tratta del valore stimato del fatturato complessivo del concessionario, calcolato ai sensi dell'articolo 179, comma 4, del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti). Tuttavia, la precisione normativa non cancella la portata politica del dato: stiamo parlando di una gestione stimata in circa 25 milioni di euro l'anno.

Una cifra che rende l'operazione potenzialmente insostenibile anche per un club privato di alto livello. I tre pilastri dell'operazione emersi dalle carte:

Mentre si discute del futuro, il presente del cantiere è avvolto nella nebbia. Il consigliere Massimo Sabatini ha denunciato un inquietante silenzio documentale riguardo a quattro "riserve" (richieste di compensazione economica) avanzate dall'appaltatore il 5 marzo 2025. A distanza di oltre 15 mesi, il Comune sostiene che l'istruttoria sia ancora in corso, ma il Collegio Consultivo Tecnico — organo che dovrebbe risolvere rapidamente tali criticità — non ha ancora prodotto determinazioni accessibili. Con sei varianti in corso d'opera già documentate, il rischio è che dietro i ritardi si nascondano costi aggiuntivi che mineranno ulteriormente il controllo democratico sull'opera.

Il cuore del dilemma, sollevato trasversalmente da M5S, Fratelli d'Italia e Sinistra Progetto Comune, risiede nel fallimento logico del Partenariato Pubblico-Privato proposto. L'investimento pubblico è ormai lievitato: si parla di cifre comprese tra i 250 e i 300 milioni di euro (fondi PNRR e PNC). A fronte di questa pioggia di denaro pubblico, il Comune chiede al privato appena 55 milioni per completare i lavori — meno di un quarto del costo totale. Come evidenziato da Cecilia Del Re, questa sproporzione sfida la definizione stessa di "investimento significativo" del privato necessaria per legge in tali project financing.

“Il rischio evidente è che il pubblico paghi due volte: prima i soldi per partire, poi non ci saranno e si fanno concessioni al privato che salva il salvabile.” dichiara Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune).

Ci troviamo di fronte al paradosso di uno stadio "pubblico" che costa alla collettività cifre astronomiche, per poi essere ceduto in gestione per 60 anni a un privato che ne incasserà i frutti migliori. È l'amara realtà di uno stadio "rattoppato" che nasce già vecchio rispetto alla proposta originaria della Fiorentina di costruire un impianto interamente a proprie spese.

Firenze si trova oggi in un momento di profonda incertezza strategica, sospesa tra "adempimenti tecnici" obbligatori e scelte politiche dai riflessi secolari. La narrazione della giunta cerca di derubricare tutto a passaggi burocratici, ma i numeri raccontano un'altra storia: quella di una città che sta impegnando risorse e spazi per i prossimi sessant'anni senza un reale confronto aperto.