​Sotto la bandiera della pace: mappa delle iniziative filo-palestinesi

Nicola Novelli

Sullo scenario politico e sociale del territorio toscano si sta consolidando una rete d'azione multiforme e capillare che, riparandosi sotto l'ombrello concettuale della pace, della tutela dei diritti umani e della transizione ecologica, veicola un'agenda d'impronta radicalmente antisionista e di contestazione sistematica del sistema politico-economico occidentale. L'indagine sulle dinamiche regionali fa emergere un vero e proprio ecosistema della mobilitazione, strutturato su livelli apparentemente distinti, ma funzionalmente convergenti.

Il perimetro dell'attivismo si estende dalla riconversione ideologica delle vertenze ambientali locali — dove la contestazione delle infrastrutture energetiche rinnovabili viene riproiettata in chiave geostrategica — fino all'occupazione dello spazio culturale pubblico attraverso eventi patrocinati da amministrazioni comunali, sindacati e partiti della sinistra di governo. All'estremità di questo spettro, la retorica del pacifismo cede il passo all'aperta militanza ideologica della sinistra extraparlamentare, giungendo all'esplicita rivendicazione della lotta armata e alla celebrazione dell'offensiva del 7 ottobre. Un continuum politico in cui la legittimazione istituzionale offerta dalle iniziative culturali di provincia finisce per normalizzare e fare da cassa di risonanza alle narrative più estreme che attraversano la regione.

Sul terreno delle vertenze territoriali, la contestazione contro le infrastrutture a energia solare ha subito una precisa mutazione semantica e strategica. Collettivi e comitati locali hanno progressivamente saldato le tipiche istanze contadine e ambientaliste a difesa del suolo con la retorica antimperialista, ridefinendo gli impianti agrivoltaici e fotovoltaici di capitale estero non più come semplici speculazioni industriali, bensì come espressione di un "estrattivismo neo-coloniale travestito da green".

Il baricentro di questa operazione si trova in Maremma, attorno al progetto per la realizzazione dell'impianto agrivoltaico denominato "Ribolla", nel comune di Roccastrada. L'opera, destinata a sorgere all'interno del Parco Nazionale delle Colline Metallifere, prevede la posa di oltre 36 mila pannelli su una superficie superiore ai 30 ettari, con una potenza installata di oltre 19 megawatt. La titolarità dell'intervento fa capo a SPV Energy 3, una società veicolo dotata di un capitale sociale di appena 2.500 euro e con zero dipendenti, la quale riconduce direttamente al colosso internazionale Shikun & Binui, multinazionale dell'energia e delle infrastrutture accusata dagli attivisti di collaborare con le forze armate israeliane e di trarre profitto nei Territori Palestinesi Occupati.

L'inchiesta giornalistica che ha portato alla luce le ramificazioni del caso è stata avviata originariamente da L'Indipendente, che due mesi prima delle mobilitazioni d'autunno ha tracciato il profilo delle connessioni societarie del progetto. Da quella prima denuncia, la mobilitazione promossa dal collettivo locale "Diritti in Palestina" ha registrato una rapida escalation: la petizione popolare è passata dalle iniziali 5.000 firme ad oltre 15.000 adesioni, traducendosi nella convocazione di un presidio di protesta davanti alla sede della Regione Toscana per il 16 ottobre alle ore 11:00.

La pressione esercitata sui vertici regionali trova la sua formulazione teorica nel Comunicato congiunto delle realtà toscane per la Palestina. Gli attivisti denunciano la "mancanza di azioni concrete" da parte degli enti locali per interrompere la presunta impunità di Israele e sostengono che il diritto internazionale e lo stesso Statuto della Regione Toscana impongano di "NON SUPPORTARE in alcun modo questi crimini", esigendo il blocco immediato delle autorizzazioni e l'azzeramento di ogni relazione economica o istituzionale.

La mappa dei cantieri e dei progetti finiti nel mirino della rete regionale comprende diverse province toscane:

A supporto della piattaforma di boicottaggio economico e del blocco dei progetti energetici si è formata un'alleanza strutturata che unisce comitati di scopo, collettivi studenteschi, sigle della sinistra locale e reti di solidarietà. Di seguito si riporta l'elenco integrale delle organizzazioni che hanno sottoscritto il comunicato congiunto regionale, organizzato in base all'ambito territoriale dichiarato:

Nome della Sigla / ComitatoRispettiva Sede o Ambito Territoriale
Firenze per la PalestinaFirenze
Coordinamento Valdera per la PalestinaValdera
Coordinamento per la pace di GrossetoGrosseto
Collettivo Diritti in Palestina - RibollaRibolla
CSA Intifada - EmpoliEmpoli
Global Sumud Flotilla ToscanaToscana
Pisa per la PalestinaPisa
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università - ToscanaToscana
Pitigliano per la PalestinaPitigliano
Flotilla di terra LivornoLivorno
BDS Firenze e dintorniFirenze e dintorni
Digiuno Gaza - ToscanaToscana
Coordinamento Versilia per la PalestinaVersilia
Ass.

Livorno Palestina

Livorno
Coordinamento Empoli per la PalestinaEmpoli
Comitato Palestina - SienaSiena
Sanitari per Gaza - ToscanaToscana
Freedom Flotilla ViareggioViareggio
La Scuola per la Palestina - ToscanaToscana
Laboratorio per la Pace - OrbetelloOrbetello
La Sinistra di CollesalvettiCollesalvetti
Forum per la Pace VersiliaVersilia

Se il fronte Maremmano rappresenta il braccio operativo della contestazione territoriale, i saloni istituzionali del Chianti e dell'Empolese costituiscono il terreno della penetrazione culturale. Attraverso il patrocinio formale di comuni, la collaborazione di partiti di maggioranza e il supporto di sigle storiche dell'associazionismo, la causa anti-israeliana viene veicolata al pubblico sotto la veste dell'approfondimento geopolitico e della promozione della pace.

Barberino Tavarnelle

A Barberino Tavarnelle, la Giunta comunale ha strutturato insieme alla "Rete per la Pace e per i Diritti umani" un articolato palinsesto di appuntamenti ospitati presso la biblioteca comunale "Ernesto Balducci" di Tavarnelle Val di Pesa e il Cinema Olimpia.

L'evento di maggior rilievo politico è stato programmato per sabato 17 ottobre alle ore 17:30 presso la biblioteca "Balducci". Il dibattito, incentrato sull'analisi delle dinamiche geopolitiche, sulla censura e sulla presunta manipolazione dell'informazione mainstream volta al controllo del consenso, vede la partecipazione del sindaco David Baroncelli, dell'assessora Anna Grassi e la moderazione della giornalista Cinzia Dugo. I relatori principali invitati al tavolo sono:

Il programma si articola su diverse altre date:

Castelfiorentino

A Castelfiorentino la sinergia tra le istituzioni locali e il fronte politico si è concretizzata nell'asse operativo formato dal Partito Democratico (guidato dal segretario cittadino Gabriele Romei), ANPI, Auser, Spi-CGIL e dall'associazione Hurrìa.

Il perno della mobilitazione è stata la proiezione del documentario "Naza", opera firmata dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor — già vincitori del Premio Oscar per No Other Land e del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. Il lavoro cinematografico trae il suo nome dal gergo militare: "Naza" è infatti la sigla acronimica utilizzata dalle forze armate israeliane per indicare le "vittime civili 'previste' di un bombardamento". Il film raccoglie le testimonianze dirette di 24 ufficiali e militanti dell'intelligence di Tel Aviv, sostenendo la tesi della pianificazione sistematica dei danni collaterali sulle popolazioni civili a Gaza.

L'iniziativa ha registrato un notevole afflusso di pubblico: la prima proiezione di martedì 13 ottobre al Cinema Mario Monicelli ha fatto registrare il tutto esaurito con circa 70 spettatori, mentre l'aperitivo di sottoscrizione al Lami Social Club ha visto l'adesione di oltre 50 persone. Il successo di pubblico ha spinto gli organizzatori ad aggiungere una replica straordinaria per la serata di mercoledì 14 ottobre. Il dibattito politico che ha accompagnato le proiezioni ha visto la partecipazione del giornalista Saverio Tommasi e del deputato Arturo Scotto. L'operazione ha consentito di raccogliere una somma di 500 euro, devoluta alla Mezzaluna Rossa Palestinese.

Mentre le sigle istituzionali operano sul piano della diplomazia culturale, le frangie radicali della sinistra extraparlamentare abbandonano ogni cauto ecumenismo pacifista per posizionarsi sul terreno dell'aperta militanza antirivoluzionaria. Il caso paradigmatico è rappresentato dal Partito Marxista-Leninista Italiano, formazione politica attiva da "quasi 50 anni" a Firenze, finita all'indice dei colossi tecnologici statunitensi.

La vicenda ha raggiunto il culmine con la decisione presa dalla multinazionale Meta di sospendere sine die la pagina Facebook nazionale del partito. L'atto di censura definitiva è arrivato al termine di un'escalation di sanzioni digitali iniziata verso la "fine del 2025", periodo in cui la piattaforma aveva cominciato a rimuovere sistematicamente post e manifesti diffusi dal PMLI a sostegno dell'azione palestinese. Le motivazioni ufficiali notificate da Meta all'organizzazione politica contestano addebiti diretti di sicurezza: "esaltazione di atti terroristici", "sostenere la violenza contro un determinato gruppo di persone", "sostenere persone e organizzazioni pericolose".

La risposta della direzione del PMLI ha rimarcato l'impostazione ideologica del partito, rigettando le accuse e sferrando un attacco frontale contro la governance dei social media e le istituzioni nazionali. Nella nota ufficiale diffusa dall'organo di partito, la sospensione viene liquidata come un insieme di "atti fascisti e prosionisti" e un "atto antidemocratico". Il PMLI accusa Meta di svolgere il ruolo di "megafono multimediale" dell'imperialismo americano e del "regime nazisionista e genocida israeliano", arrivando a definire il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni come un "Mussolini in gonnella".

Rivendicando con orgoglio la partecipazione alle piazze del 10 ottobre e l'adozione dello slogan per la "Palestina libera dal fiume al mare", la sigla marxista-leninista ha rivendicato la legittimità della resistenza armata condotta da Hamas, rigettando l'etichetta di terrorismo e chiamando a raccolta le forze antimperialiste della regione.

L'inchiesta sul campo evidenzia come la mobilitazione filo-palestinese in Toscana non sia un fenomeno pulviscolare, ma una struttura complessa capaci di muoversi simultaneamente su tre livelli strategici:

  1. Eco-Attivismo e Resistenza Territoriale: La rielaborazione ideologica delle vertenze ambientali contro le energie rinnovabili, dove i progetti agrivoltaici (da Roccastrada a Massarosa) legati a gruppi israeliani come Shikun & Binui vengono bloccati ed etichettati quali forme di "estrattivismo neo-coloniale".
  2. Legittimazione Culturale e Soft Power Istituzionale: Il ruolo di copertura svolto da amministrazioni locali (Barberino Tavarnelle, Castelfiorentino), partiti di governo locale (PD, La Sinistra di Collesalvetti) e organizzazioni sindacali (Spi-CGIL), che sdoganano le narrazioni antisioniste attraverso proiezioni cinematografiche patrocinate, dibattiti e raccolte fondi.
  3. Radicalismo Extraparlamentare: La presenza di forze d'avanguardia ideologica (come il PMLI) che travalicano il discorso pacifista per sostenere apertamente le azioni di Hamas e la data del 7 ottobre, entrando in collisione diretta con la legalità digitale dei colossi multinazionali e le posizioni della diplomazia internazionale.