Siena: lo strappo di Fondazione MPS su Intesa Sanpaolo
In una stretta finestra temporale, i primari gruppi bancari e assicurativi del Paese hanno impresso una forte accelerazione a operazioni straordinarie sul capitale, riassetti di governance e manovre di consolidamento che ridefiniscono le architetture del settore creditizio e finanziario nazionale.
In un quadro contrassegnato dalla riapertura delle finestre di emissione primarie, dal riacquisto e dall'annullamento massiccio di azioni proprie e dall'ottenimento di decisivi visti autorizzativi da parte delle autorità regolatorie, colossi come Banco BPM, Generali, Intesa Sanpaolo, Unipol e Fondazione MPS si trovano simultaneamente al centro della scena finanziaria.
Queste mosse parallele rivelano una duplice dinamica: da un lato, l'adozione di una rigorosa disciplina finanziaria e di modelli societari evoluti per massimizzare la redditività degli azionisti; dall'altro, il riaffiorare di accese tensioni politico-territoriali dove le logiche d'affare nazionali si scontrano con le radici storiche delle istituzioni locali.
In un quadro contrassegnato dalla riapertura delle finestre di emissione primarie e da un'accurata gestione del bilancio, Banco BPM ha riaperto con successo il mercato primario europeo dei titoli Additional Tier 1, rimasto inattivo per tre settimane. L'istituto ha completato l'emissione di un nuovo strumento di capitale perpetuo destinato a investitori istituzionali per un ammontare di € 400 milioni, con opzione di rimborso anticipato a partire dal sesto anno.
L'operazione presenta parametri di grande rilievo tecnico: il titolo è stato emesso alla pari con una cedola fissa del 6,75% fino al 21 ottobre 2032, pagabile semestralmente. Qualora l'emittente decida di non esercitare la call, il tasso verrà rideterminato ogni 5 anni sulla base del tasso swap in euro a 5 anni maggiorato di un reset spread di 338,3 bps — il livello più contenuto mai ottenuto dal Gruppo per questa tipologia di strumenti subordinati. Sotto il profilo dell'assorbimento del rischio, il regolamento del titolo prevede un meccanismo di svalutazione temporanea del valore nominale qualora il coefficiente CET1, a livello consolidato o individuale, dovesse scendere al di sotto della soglia d'allarme del 5,125%: un parametro di protezione fondamentale che spiega l'elevato rendimento offerto al mercato e l'appetito dei grandi gestori.
Contestualmente, Banco BPM ha lanciato un'offerta di riacquisto in contanti su un precedente prestito obbligazionario perpetuo AT1 da € 300 milioni, offrendo un prezzo di acquisto pari al 101,450% del valore nominale.
Il collocamento ha registrato una massiccia partecipazione internazionale: il 73% dei titoli è stato assorbito da fund manager e il 13% da banche. La domanda estera ha dominato il book d'ordini (guidata dalla Francia con il 44% e dal Regno Unito con il 16%), mentre gli investitori italiani hanno rilevato il 14%. L'operazione testimonia la solida credibilità creditizia del Gruppo sui mercati internazionali e una gestione proattiva della struttura di capitale.
Se i mercati del debito rispondono alla logica degli spread, a Siena la finanza si scontra duramente con la politica e la rappresentanza territoriale. Il Presidente della Fondazione MPS, Riccardo Coppini, ha annunciato che proporrà alla Deputazione Amministratrice del 23 ottobre di esprimere valutazione positiva sull'fferta Pubblica di Acquisto e Scambio promossa da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena, preannunciando l'intenzione di aderirvi.
La mossa ha scatenato un vero e proprio terremoto politico locale. I vertici della Fondazione spezzano così lo storico legame con la città senza un preventivo confronto con gli enti designanti (Comune, Provincia, Regione, Università, Arcidiocesi e Camera di Commercio).
L'episodio riflette l'intricata ragnatela di M&A che sta avvolgendo il credito italiano: MPS si trova nella singolare posizione di essere al tempo stesso soggetto offerente — avendo lanciato un'Opas su Banco BPM — e bersaglio dell'offensiva strategica di Intesa Sanpaolo. In questo contesto, anche la micro-quota dello 0,2% detenuta da Fondazione MPS assume una valenza simbolica di primissimo ordine, dimostrando come le logiche finanziarie di valorizzazione dell'attivo possano innescare profonde spaccature con l'identità e gli organi rappresentativi del territorio.
La redistribuzione della liquidità in eccesso e l'annullamento di azioni proprie si confermano le leve privilegiate dai top player per ottimizzare lo stato patrimoniale e incrementare la redditività per gli azionisti.
- Generali: Il leone di Trieste ha portato a termine il programma di riacquisto di azioni proprie a servizio del piano strategico "Lifetime Partner 27". Nell'ultimo tranche di operazioni (tra il 5 e il 7 ottobre 2026), la compagnia ha rilevato 1.860.505 azioni al prezzo medio ponderato di €41,88.
Con questi acquisti, Generali è arrivata a detenere 34.270.712 azioni proprie (pari al 2,23% del capitale sociale), esaurendo integralmente il plafond autorizzato dall'Assemblea per un valore complessivo di € 500 milioni (esborso finale di €499.999.979,44 per 11.520.646 azioni acquistate complessivamente), tutte destinate all'annullamento.
- Intesa Sanpaolo: Sul fronte creditizio, Intesa Sanpaolo ha depositato l'aggiornamento dello Statuto sociale a seguito dell'annullamento, perfezionato il 9 ottobre 2026, di 350.415.525 azioni ordinarie rinvenienti dal piano di buyback conclusosi il 6 ottobre.
Da notare un dettaglio operativo d'insider: gli acquisti erano stati temporaneamente sospesi il 7 e 8 settembre 2026 per consentire l'esecuzione del programma di azionamento gratuito a favore dei dipendenti del Gruppo.
Sotto il profilo analitico, l'operazione di Intesa Sanpaolo presenta una valenza tecnica fondamentale: l'annullamento delle 350.415.525 azioni è avvenuto senza riduzione del capitale sociale, rimasto invariato a €10,53 miliardi (€10.529.394.196,28) a fronte di un numero di azioni in circolazione sceso a 17,33 miliardi (17.332.045.430). Questa manovra genera un immediato effetto accrescitivo sugli indicatori chiave di redditività, aumentando meccanicamente sia l'Utile per Azione che il Ritorno sul Capitale Proprio a diretto beneficio degli azionisti superstiti.
L'assetto del sistema creditizio e assicurativo italiano compie un passo decisivo verso l'integrazione strutturale con l'ottenimento dei nulla osta regolamentari per i grandi riassetti di gruppo. Unipol Assicurazioni S.p.A. ha comunicato di aver ricevuto la formale autorizzazione dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l'acquisizione del controllo esclusivo di fatto su BPER Banca S.p.A. Il via libera dell'Antitrust completa definitivamente l'iter autorizzativo, sancendo la nascita consolidata di un campione integrato nel modello bancassurance.
Questo passaggio si inserisce all'interno del più ampio scacchiere M&A del settore: il 12 ottobre 2026, Mediobanca (società controllata da Banca Monte dei Paschi di Siena) ha ceduto sul mercato 60.000 azioni ordinarie Banco BPM a un prezzo unitario di €14,8039. L'operazione, notificata ai sensi dell'art. 41 del Regolamento Emittenti Consob, si colloca proprio nell'ambito dell'offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria promossa da MPS su Banco BPM. Un frammento strategico che illustra l'intricata rete di partecipazioni e dismissioni che accompagna la grande partita del consolidamento bancario italiano.
Dalla riapertura istituzionale del mercato dei titoli subordinati AT1 da parte di Banco BPM agli imponenti piani di riacquisto e annullamento azioni di Generali e Intesa Sanpaolo, fino all'ok dell'Antitrust al controllo di Unipol su BPER e alle vivaci tensioni territoriali sul dossier MPS-Intesa, il mercato finanziario italiano dimostra una maturità e una dinamicità d'azione di livello europeo.