Scuola, polemica sullo striscione in Palazzo Vecchio
“Qui nessuno è straniero. Non è semplicemente una frase scritta su uno striscione, ma un messaggio educativo, un principio di convivenza e un modo di intendere la scuola come luogo in cui ogni bambina e ogni bambino deve sentirsi accolto, riconosciuto e parte di una comunità e libero di esprimere il proprio pensiero!".
Così il capogruppo PD Luca Milani e la presidente della Commissione istruzione, formazione e lavoro Beatrice Barbieri sullo striscione apparso oggi tra il pubblico "Nessun* è stranier*" con chiaro riferimento alla proposta del governo Meloni di introdurre un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi.
Poi i consiglieri di maggioranza si sono fatti fotografare con lo striscione.
"La scuola – proseguono il capogruppo PD Luca Milani e la presidente della Commissione istruzione, formazione e lavoro Beatrice Barbieri – è il primo luogo in cui si impara che le differenze non sono un ostacolo, ma una ricchezza. Incontrare lingue, culture, storie e tradizioni diverse significa ampliare i propri orizzonti, imparare a guardare il mondo da prospettive differenti e crescere come cittadini più consapevoli. L’inclusione non toglie nulla a nessuno: al contrario, arricchisce tutti. Direi che è fondamentale invece destinare fondi adeguati ai percorsi di alfabetizzazione,
Investire nell’alfabetizzazione significa investire nelle pari opportunità, prevenire le disuguaglianze e sostenere anche il lavoro degli insegnanti, che ogni giorno si impegnano per rispondere a bisogni educativi sempre più complessi. Servono risorse per percorsi linguistici, personale qualificato e progetti continuativi.Una scuola inclusiva – concludono Barbieri e Milani – non è una scuola che abbassa le aspettative, ma una scuola che offre a ciascuno gli strumenti per raggiungerle.La diversità non deve fare paura, perché è una risorsa; l’inclusione non è un privilegio, ma una responsabilità collettiva”.
I consiglieri del gruppo Fratelli d’Italia Angela Sirello (capogruppo), Alessandro Draghi, Matteo Chelli e Giovanni Gandolfo vedono la questione da tutt'altra angolazione:
“Prima lo striscione realizzato dai bambini della scuola primaria Vittorio Veneto, su iniziativa degli adulti. Oggi lo stesso messaggio portato in Consiglio comunale per contestare il decreto del Governo Meloni.
Eravamo stati informati della protesta, organizzata attraverso messaggi circolati su una chat WhatsApp, ma abbiamo scelto di lasciar perdere, senza sollevare polemiche preventive. Oggi è stato esibito anche lo striscione in aula.
Pur di attaccare il Governo Meloni non guardano in faccia nessuno. Nemmeno i bambini.
Nessuno mette in discussione l'inclusione, il rispetto e l'accoglienza. Ma non accettiamo che questi valori vengano strumentalizzati per descrivere come discriminatorio un provvedimento che punta esattamente al contrario: favorire l'integrazione, migliorare la conoscenza della lingua italiana e garantire a tutti migliori opportunità di apprendimento.
E forse il vero problema della sinistra non è ciò che prevede il decreto. È che a pensarci siamo stati noi e non loro.
Anziché organizzare proteste, leggano il provvedimento e facciano qualcosa di concretamente utile per l'integrazione di chi non conosce la nostra lingua.
Abbiamo condannato la rimozione arbitraria dello striscione e lo ribadiamo. Ma questo non significa accettare che i bambini vengano trasformati in strumenti di battaglie politiche decise dagli adulti.
I bambini hanno diritto a una scuola che insegni loro a pensare, non a una politica che dica loro cosa pensare”, concludono gli esponenti di Fdi.