San Salvi: c'è un piano per per chiudere l'RSA Le Civette?
L’assistenza pubblica non muore quasi mai con un annuncio plateale; si spegne per gradi, tra le pieghe di delibere tecniche e silenzi istituzionali. A Firenze, nel quartiere San Salvi, sta andando in scena lo smantellamento della RSA "Le Civette". Uno dei pochissimi presidi interamente pubblici della città viene svuotato proprio mentre la domanda di cure per gli anziani non autosufficienti esplode. Una transizione silenziosa che colpisce i più vulnerabili, sottratta al dibattito democratico e mascherata da necessità tecnica.
La storia de "Le Civette" è una cronaca di ridimensionamenti chirurgici. Già nel 2011, la struttura rischiò la chiusura, evitata solo grazie alla mobilitazione di lavoratori e famiglie; tuttavia, quella vittoria lasciò sul campo un primo taglio, passando da 60 a 38 posti letto.
Nell'ottobre 2023, la strategia è cambiata: l’Azienda USL Toscana Centro ha annunciato la chiusura di un’ala della RSA e del Centro Diurno Alzheimer per "manutenzioni urgenti" volte a ripristinare le condizioni igienico-sanitarie. È la classica scappatoia amministrativa: si dichiara una "temporanea riduzione dell'attività", portando i posti a 20, per poi lasciar passare il tempo. A distanza di quasi tre anni, di quei lavori non c'è traccia, mentre lo svuotamento prosegue. È un inganno burocratico che trasforma un’emergenza manutentiva in un declassamento definitivo, aggirando il confronto con il Quartiere 2 e il Consiglio Comunale.
"Si è trattato di una 'temporanea riduzione dell'attività' che, in assenza di un cronoprogramma per il ripristino, è diventata il grimaldello per una chiusura definitiva mai dichiarata apertamente" dichiarano Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2.
Mentre l'ente pubblico dimezza la propria offerta, Firenze affronta una "tempesta perfetta". Alla fine del 2025, la città registrava 206 persone in lista d'attesa per un posto in RSA, il dato più critico della Toscana. Eppure, il 13 agosto scorso, i posti liberi nelle 35 strutture accreditate erano pari a zero. In questo scenario di carenza assoluta, la scelta di chiudere la struttura più economica per le famiglie appare non solo illogica, ma socialmente punitiva.
Rinunciare a un presidio che garantisce tariffe calmierate in un momento di crisi significa spingere le famiglie verso un esborso maggiore o, peggio, verso l'abbandono assistenziale.
L’indagine sui consiglieri di di Sinistra Progetto Comune rivela una gestione "a doppio binario". Da un lato, l’ASL ha approvato la Delibera 210 del 27 febbraio 2026, inserendo la gestione de "Le Civette" in un programma di acquisti triennale da oltre 3 milioni di euro l'anno per un affidamento fino a 8 anni.
Dall'altro lato, però, i piani reali puntano altrove. Tramite accessi agli atti, emerge che l’Azienda sta già destinando l'edificio a uffici e servizi territoriali (Centrale Operativa Territoriale con fondi PNRR, Salute Mentale, Centro Fior di Prugna) con l'obiettivo esplicito di risparmiare sulle "locazioni passive". In termini brutali: si chiude una casa per anziani per risparmiare sugli affitti degli uffici amministrativi. È moralmente e logicamente inaccettabile programmare un bando per una RSA in un edificio che si sta già ridisegnando per scopi totalmente diversi.
Dietro la contabilità dei metri quadri e dei risparmi locativi ci sono 20 anziani residenti e 28 lavoratori che vivono in sospeso. Il precedente del Centro Diurno Alzheimer è inquietante: svuotato nel 2023 e chiuso formalmente solo nel 2025, dopo aver trasferito a forza anziani e personale a Montedomini.
Oggi, i familiari, riuniti nel Comitato dei Parenti nato lo scorso 29 giugno, denunciano un muro di gomma. Alla loro richiesta di chiarezza, le istituzioni hanno risposto che saranno informati "una volta assunte le decisioni". Ma gli anziani radicati nel quartiere e i lavoratori che presidiano San Salvi dal 2011 non sono variabili d'assestamento di bilancio: "Anziani e lavoratori non sono pacchi che possono essere spostati da un posto all'altro in modo indolore!"
L’apertura di nuovi servizi per l’autismo o la salute mentale è una necessità che nessuno mette in discussione, ma non può essere il paravento dietro cui nascondere lo smantellamento dell'assistenza geriatrica pubblica. Il risparmio sugli affitti degli uffici non può pesare più della dignità di chi ha bisogno di cure.
In questa vicenda, Palazzo Vecchio non può più fingersi spettatore. Se, come ammesso dalla Giunta stessa, "ogni passaggio è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Firenze", allora l'amministrazione è complice politica di questa dismissione. È tempo che la Sindaca eserciti il proprio ruolo di autorità garante per verificare se la capienza attuale rispetti le autorizzazioni di legge e per fermare questa deriva. Firenze non può permettersi di perdere un altro pezzo di sanità pubblica nel silenzio complice delle delibere ferragostane. La politica deve servire a proteggere i cittadini, non a far quadrare i conti immobiliari sulla pelle dei più deboli.