Ricercatori PNRR in scadenza

Redazione Nove da Firenze

Che senso ha investire ingenti risorse pubbliche per plasmare l'élite scientifica e tecnologica del Paese se ne è già programmata l'espulsione a data fissa? È questo il cortocircuito al centro della ricerca pubblica italiana: un paradosso sistemico che sta per raggiungere il suo drammatico punto di svolta.

Il 1° febbraio 2027 rappresenta una deadline. In tutta Italia, centinaia di ricercatrici e ricercatori reclutati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche a partire dal 2023 attraverso i fondi PNRR vedranno scadere i propri contratti. Nel solo polo scientifico di Sesto Fiorentino sono circa 50 i professionisti ad alto tasso di specializzazione a rischio immediato. A testimoniare la gravità di un'emergenza che travalica le sole rivendicazioni lavorative, all'assemblea del personale si sono uniti persino alcuni direttori degli Istituti del CNR: un segnale chiaro di allarme istituzionale che dimostra come la continuità stessa delle attività scientifiche sia sull'orlo del collasso.

La domanda, dunque, diventa inevitabile: qual è la visione strategica di un Paese che tratta il proprio capitale umano avanzato come un bene di consumo usa e getta?

Le scadenze del 1° febbraio non colpiscono figure marginali, ma risorse umane impiegate nei pilastri della sovranità tecnologica ed economica nazionale. I ricercatori a rischio lavorano infatti su settori strategici di frontiera: intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni (HPC), ottica avanzata e tecnologie di precisione applicate all'agricoltura.

Trattarsi di competenze cruciali per la transizione digitale e per l'adattamento climatico rende la situazione ancora più critica. Il rischio concreto non è soltanto l'uscita forzata dal sistema pubblico o il demansionamento di figure con anni di specializzazione, ma un vero e proprio impoverimento dell'ecosistema d'innovazione italiano, destinato a cedere terreno nella competizione scientifica internazionale.

Attraverso lo strumento straordinario del PNRR, le istituzioni hanno impiegato risorse cospicue per selezionare, inserire nei laboratori e valorizzare professionalità di altissimo livello. Tuttavia, il sistema si appresta ora a formattare questo patrimonio cognitivo, disperdendolo nel nulla.

Questa palese contraddizione economica e gestionale ha sollevato la dura reazione delle parti sociali e delle forze politiche. Di fronte a questo corto circuito, la segreteria fiorentina di Sinistra Italiana - AVS ha annunciato l'intenzione di portare lo scontro direttamente in Parlamento a Roma, trasformando una crisi locale in una vera e propria vertenza politica nazionale.

"È assurdo investire risorse del PNRR per formare professionalità di altissimo livello e poi disperderle. La ricerca pubblica deve tornare ad essere considerata un investimento sul futuro, non una spesa di bilancio da tagliare" dichiara Jacopo Madau, Segretario della Federazione di Firenze di Sinistra Italiana.

A minacciare la continuità scientifica si erge un vincolo burocratico: la rigidità che impone il limite massimo di 36 mesi alla durata complessiva dei contratti a tempo determinato. A questa strozzatura si aggiunge la scelta gestionale di destinare solo una quota ridotta delle risorse per il personale al reclutamento a termine all'interno dei nuovi progetti.

Grandi infrastrutture scientifiche e Centri Nazionali di ricerca finanziati con decine di milioni di euro rischiano l'inoperatività o il blocco dei laboratori semplicemente perché il personale chiave giunge al tetto contrattuale prima che si possano attivare i canali di stabilizzazione o le necessarie proroghe finanziarie.

Uscire da questo stallo richiede un cambio di paradigma normativo e finanziario. Per evitare che un'intera generazione di scienziati venga espulsa dai laboratori pubblici, il sindacato Flc Cgil e le forze politiche territoriali sollecitano risposte immediate da parte del Governo e dei vertici del CNR.

Le soluzioni percorribili sono chiare: l'applicazione della Legge Madia per avviare un piano strutturato di stabilizzazione riservato a chi ha già maturato i requisiti di servizio, affiancata dall'impegno diretto del Governo e del CNR nel reperire coperture finanziarie dedicate. L'obiettivo deve essere garantire la continuità operativa dei centri e mettere in sicurezza le competenze formate.

"Non è accettabile disperdere questo patrimonio di competenze: servono risorse e un piano di stabilizzazioni che dia continuità al lavoro e alla ricerca pubblica." si afferma da Flc Cgil.

La vertenza dei ricercatori PNRR del CNR non è soltanto una battaglia sindacale per la tutela della dignità del lavoro: è un banco di prova fondamentale per il posizionamento geopolitico e scientifico dell'Italia. Lasciare che contratti ad alto valore strategico scadano nel silenzio burocratico significa depotenziare direttamente le infrastrutture su cui si basa il futuro tecnologico del Paese.