​Ribaltone al Franchi: le parole di Grosso nel dopo-partita

Redazione Nove da Firenze

Il gol lampo di Mateo Pellegrino al 2' della ripresa ha agito come un narcotico letale per la Fiorentina di Fabio Grosso. La rete del vantaggio ha avuto il demerito di fungere da maschera, nascondendo sotto il tappeto le evidenti deficienze strutturali di una fase difensiva apparsa troppo presto appagata. Pellegrino, presentatosi in sala stampa come l'unico vero trascinatore, ha evidenziato involontariamente il paradosso di questa squadra: una leadership individuale che non riesce a farsi sistema. La sua rete è stata l'unica fiammata di un 4-3-3 che, una volta raggiunto il vantaggio, ha smesso di produrre densità in zona palla, finendo per consegnare il baricentro del match nelle mani del Torino.

La rete del pareggio siglata da Rolando Mandragora al 29' della ripresa rappresenta l'apice di un dominio territoriale costruito con pazienza dal Torino di Ignazio Abate. Nonostante una discrepanza cronometrica che vedrebbe il centrocampista sostituito pochi minuti prima della marcatura, la verità del campo sancisce che l'inerzia del match è mutata proprio grazie alla pressione asfissiante del reparto mediano granata. Mentre la Fiorentina di Grosso perdeva distanze e riferimenti, il 3-5-1-1 di Abate ha iniziato a macinare gioco, sfruttando le transizioni positive fornite da Gineitis e Fitz-Jim, con il supporto di un Simeone entrato per garantire muscoli e struttura nel momento del massimo sforzo.

Il gol di Mandragora al 29' st è stato il punto di rottura tattico: una rasoiata che ha punito l'incapacità viola di scivolare lateralmente, mandando in frantumi il castello difensivo di Grosso proprio quando la stanchezza iniziava a dilatare le linee tra i reparti.

Se il pareggio ha scosso le fondamenta del Franchi, la rete di Che Adams al 37' del secondo tempo ha completato un ribaltone. In soli otto minuti, il Torino ha ribaltato il destino della gara, approfittando di un autentico blackout posizionale della retroguardia viola. Adams è stato chirurgico nel punire una Fiorentina sbilanciata in avanti e priva di filtri mediani, capitalizzando al massimo il cinismo di una squadra che ha saputo attendere che le velleità offensive di Grosso lasciassero praterie per le ripartenze. La qualità del singolo (Adams) esaltata dalla tenuta mentale del collettivo.

La partita di oggi pomeriggio è stata vinta sulle panchine. Ignazio Abate ha dato una lezione di gestione dei momenti e della profondità della rosa, leggendo il match con una lucidità superiore rispetto al collega.

Il fischio finale al Franchi sancisce una gerarchia che sembra rimescolarsi. Il Torino di Abate esce dalla sfida con la consapevolezza di chi sa soffrire e colpire, dimostrando una compattezza da "grande". La Fiorentina di Grosso, al contrario, si ritrova a gestire le macerie di una rimonta subita in meno di dieci minuti, vittima di un integralismo tattico che, senza la protezione del centrocampo, espone i difensori a duelli individuali insostenibili. Il ribaltone subito segna la fine prematura della "luna di miele" tra Grosso e la piazza.