​Quando la democrazia non produce benessere

Redazione Nove da Firenze

di Salvatore Calleri

Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto

Un concetto che arriva dalla lettura di un bellissimo libro che scovai nella libreria del mio Maestro di vita Antonino Caponnetto: "Gli anni dell'incubo 1930-1940" di W. L. Shirer. Ma oggi questo libro cosa ci azzecca con i tempi che viviamo, con le manifestazioni in Francia, Spagna ed in Italia?

Oggi abbiamo il problema che nell'immaginario collettivo dei giovani, ma soprattutto dei giovanissimi, il futuro riservi solo malessere e povertà. Da un punto di vista politico in effetti ci troviamo di fronte a grosse difficoltà. Non è un caso che in molte città l'overtourism abbia generato un costo per vivere spropositato. A Firenze e Milano siamo ad oltre 6-700 euro di affitto per un posto letto.Il divario ultra ricchi - poveri è aumentato a dismisura e chi era mediamente ricco un tempo, si trova quasi povero oggi. In Italia poi gli stipendi sono bassi e lontani dal livello necessario per una vita dignitosa.

La sensazione diffusa è quindi quella che la democrazia stia cessando di produrre benessere.Tale sensazione è tra l'altro presente sia nella parte di popolazione che ha vissuto il periodo della caduta del muro, che in quella dei giovanissimi che non vedono alcun futuro di benessere per loro e non sanno cosa aspettarsi.

Di fronte ad una democrazia in crisi assistiamo ad una Unione Europea pachidermica nelle decisioni ed alquanto divisa, in quanto, non mi stancherò mai di ripeterlo, nasce come struttura pressoché confederale. Una UE ingabbiata nel suo dogma liberista del rapporto debito pil del 3%. Una UE che ha oramai degli avversari geopolitici nel nascente G3 Usa-Cina-Russia.

Eppure nonostante questo in Europa si vuol venire a vivere perché è il miglior posto al mondo e per questo dobbiamo difendere l'Europa della Democrazia nata dalle macerie della seconda guerra mondiale. Per questo dobbiamo svegliare la UE dal torpore e trasformarla in quello che doveva essere dalla sua nascita: gli Stati Uniti d'Europa. Per questo dobbiamo abbandonare la gabbia liberista ed alla fine liberticida. Ebbene sì oggi il liberismo dogmatico appare come negazionista delle libertà umane.

A chi protesta dobbiamo rispondere socialmente, ma senza tollerare in alcun modo le violenze di piazza. Chi è violento in piazza è l'utile idiota del totalitarismo che si affaccia dietro l'angolo e che vuol abbattere il nostro stile di vita democratico.

Chi è violento in piazza e si mobilita tramite i social, ascolti i consigli di un nerd, attivi i neuroni e si domandi se le visualizzazioni ed i like dei disordini non fanno altro che far arricchire di più il modello economico che contestano.

Dobbiamo però farci carico della violenza dei manifestanti "bambini". Non possiamo abbandonarli. Siamo ancora una democrazia. Con loro dobbiamo essere rigorosamente degli educatori dotati di umanità.